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SICUREZZA AGROALIMENTARE
L’ERA DELL’AGROECOLOGIA
01/07/2018


foto focus  n 105La maggior parte della produzione alimentare si basa su sistemi agricoli ad alta intensità di risorse, con un costo elevato per l’ambiente; e di conseguenza il suolo, le foreste, l’acqua, la qualità dell’aria e la biodiversità continuano a degradarsi. L’attenzione sull’aumento della produzione ad ogni costo non è stata sufficiente a sradicare la fame e stiamo assistendo a un’epidemia globale di obesità”.

Con queste parole José Graziano da Silva, direttore generale della Fao, ha commentato la crisi dell’agricoltura mondiale, nel suo intervento di apertura del secondo Simposio Internazionale di Agroecologia, che si è tenuto presso la sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura.

L’agricoltura industriale è divenuta una delle principali fonti di emissione di anidride carbonica. Di qui la necessità di modificare il sistema colturale. La strada indicata dalla Fao si chiama agroecologia. “Dobbiamo proporre sistemi alimentari sostenibili che offrano cibo sano e nutriente, e servizi eco-sistemici resistenti al cambiamento climatico”.

Si tratta di un nuovo approccio sistemico all’agricoltura, che associa fattore ambientale, colturale e sociale. Un’idea non antitecnologica ma che tende al superamento delle monocolture e al ritorno alla policoltura, pratica più sostenibile come dimostrato dalla millenaria esperienza della rotazione delle colture che ripropone tecniche ormai abbandonate, ma ben conosciute per esempio nell’agricoltura tradizionale italiana, ripresa oggi dai molti coltivatori “bio”, ma dimenticate nelle aree ormai dedite alla monocoltura che impiega massicce quantità di prodotti chimici.

Il modello della rivoluzione verde – ha detto da Silva – iniziata dopo la seconda guerra mondiale, è esaurito”. I dati sono eloquenti. Solo l’anno scorso 815 milioni di persone nel mondo hanno sofferto la fame, in molti casi fino alla morte.

L'uso diffuso di fertilizzanti chimici e pesticidi ha contribuito al deterioramento della terra, alla contaminazione dell'acqua e alla perdita di biodiversità”.

È tempo di innovare di nuovo”, assicura da Silva. Come? Recuperando antica saggezza.

I vantaggi dell’agroecologia sono stati già sperimentati in diverse zone, ma questo non è un approccio produttivo valido solo per i Paesi a basso reddito. I vantaggi sono ancora più evidenti a seguito del cambiamento climatico in corso. I terreni coltivati con l’agricoltura tradizionale infatti, rispetto a quelli trattati con i metodi intensivi, sarebbero in grado di trattenere mediamente il 55% in più di acqua. Una straordinaria proprietà che dipende dalla ricchezza di humus, che riuscirebbe ad assorbire acqua fino a 20 volte il suo peso. C’è inoltre l’aspetto dell’attenzione alla tutela ambientale. Nei campi dove si effettua la policoltura c’è maggiore biodiversità e spesso alberi, siepi e prati abbelliscono il paesaggio.