Menu
Mostra menu
SCIENZE
TUTTA COLPA DELL’INQUINAMENTO
16/06/2020

di Annalisa Maiorano


Secondo uno studio della Società italiana di medicina ambientale, esisterebbe una stretta relazione tra le alte concentrazioni di inquinanti nell’aria e la velocità di propagazione del virus Covid-19


didascalia
Smog Pianura padana


La relazione tra virus e inquinamento atmosferico è al vaglio. in questi giorni di emergenza sanitaria, della comunità scientifica.




Se dovessimo avere oggi una conversazione con Madre Natura sul comportamento tenuto dall’uomo sul Pianeta Terra, cosa credete che risponderebbe? Non sarebbe affatto contenta del nostro operato. Non siamo stati, fino ad ora, un beneficio per il Sistema, tutt’altro, abbiamo avvelenato ogni cosa e soprattutto i quattro elementi naturali: Terra, Acqua, Fuoco e Aria. E proprio l’aria, inquinata a causa dello smog prodotto dalle nostre auto, dalle industrie e dagli incendi ecc., sembrerebbe aver contribuito alla propagazione veloce del coronavirus. In particolare, le polveri sottili avrebbero favorito la diffusione e la virulenza da contagio da Covid-19, una correlazione diretta sulla quale sono in atto diversi studi, tra questi, quello della Società italiana di medicina ambientale (Sima), che ha effettuato un’analisi sul contagio con la collaborazione delle Università di Bari e Bologna.

 

POLVERI SOTTILI COME VETTORI

Il particolato atmosferico è un efficace carrier, ovvero un vettore di trasporto e diffusione per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus, ma è anche substrato che permette ai virus di rimanere nell’aria in buone condizioni vitali per un certo periodo di tempo. I virus si attaccherebbero così, con un processo di coagulazione, al particolato atmosferico costituito da particelle solide e/o liquide che sarebbero in grado di rimanere nell’atmosfera anche settimane e, in tal modo, potrebbero essere trasportati anche per lunghe distanze.

 

LO STUDIO

Un essere umano che gioca a scacchi con il coronavirus


Un essere umano che gioca a scacchi con il Coronavirus. Il bozzetto evoca la famosa scena del film “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman, dove un cavaliere gioca a scacchi con la morte. Il disegno è opera del Luogotenente Domenico Cecon.


 








I ricercatori hanno esaminato i dati pubblicati sui siti delle Agenzie regionali per la protezione ambientale relativi alle centraline di rilevamento attive sul territorio nazionale, registrando il numero di episodi di superamento dei limiti di smog previsti dalla legge nelle province italiane. Parallelamente, hanno analizzato i casi di contagio da Covid-19 riportati sul sito della Protezione Civile, evidenziando una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10 registrati nel periodo 10-29 febbraio e il numero di casi infetti aggiornati al 3 marzo (considerando un ritardo temporale intermedio relativo al periodo 10-29 febbraio di 14 giorni approssimativamente pari al tempo di incubazione del virus fino alla identificazione dell'infezione contratta). In Pianura Padana si sarebbero osservate  le curve di espansione dell’infezione che hanno mostrato accelerazioni anomale, in evidente coincidenza, a distanza di 2 settimane, con le più elevate concentrazioni di particolato atmosferico, che hanno esercitato un’azione di boost, cioè di impulso alla diffusione virulenta dell’epidemia. "Le polveri avrebbero veicolato il virus - afferma Gianluigi de Gennaro, dell'Università di Bari - creando autostrade per i contagi". Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) ha sottolineato come l’impatto dell’uomo sull’ambiente stia producendo pesanti ricadute sanitarie a tutti i livelli. La dura prova che stiamo affrontando a livello globale deve essere di monito per una futura rinascita in chiave realmente sostenibile, per il bene dell’Umanità e del Pianeta. In attesa del consolidarsi di evidenze a favore dell’ipotesi presentata, in ogni caso la concentrazione di polveri sottili potrebbe essere considerata un possibile indicatore o marker indiretto della virulenza dell’epidemia da Covid-19.

 

LE ALTRE INFEZIONI

Non è la prima volta che viene analizzato il rapporto tra concentrazioni di particolato atmosferico e diffusione dei virus. Nel 2010, ad esempio, si era osservato che l’influenza aviaria poteva essere stata veicolata per lunghe distanze attraverso tempeste asiatiche di polveri che trasportavano il virus. I ricercatori dimostrarono che c’era una correlazione di tipo esponenziale tra le quantità di casi di infezione e le concentrazioni di polveri sottili. Nel 2016 fu notata anche una relazione tra la diffusione del virus respiratorio sinciziale umano nei bambini e le concentrazioni di particolato. Questo virus causava le polmoniti nei bambini e veniva veicolato attraverso il particolato in profondità nelle vie respiratorie. Questi virus, letali per l’uomo, fanno molta paura, ma quello che più terrorizza è la loro velocità di propagazione, visto che al momento tutto il mondo sta affrontando questo nemico invisibile. Ciò che sta accadendo è purtroppo la conseguenza delle nostre azioni nei confronti della natura e dell’ambiente, quello che possiamo augurarci per il futuro è un netto cambio di rotta, che se non avverrà porterà solo a nuove devastazioni climatiche e virali.