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SCIENZE
NEANDERTAL SARAI TU
18/12/2018
di Stefano Cazora

Nuovi studi fanno luce su questo evoluto ominide vissuto fra 300mila e 38mila anni fa e scomparso per ragioni ancora poco chiare. I suoi geni continuano a vivere nel DNA dell’Homo sapiens

FOTO APERTURA - DIDA“Sei un Neandertal” fino a qualche tempo fa non era un complimento. Oggi la percezione di questa specie umana è molto cambiata. Studi, ricerche e molta spettacolarizzazione riaccendono l’attenzione sugli estinti progenitori. Una vicenda ancora avvolta dal mistero quella dell’ominide strettamente affine all'Homo sapiens, che visse nel periodo paleolitico medio. Fu un "Homo" molto evoluto, in possesso di tecnologie litiche elevate e dal comportamento sociale piuttosto avanzato, al pari dei sapiens di diversi periodi paleolitici. Convissuto nell'ultimo periodo della sua esistenza con lo stesso Homo sapiens, l'Homo neanderthalensis scomparve in un tempo relativamente breve per cause ancora poco chiare e oggetto di studio.

Dopo un periodo di parziale silenzio sembra tornato un certo interesse, anche mediatico, per l’uomo di Neandertal e in genere per tutti i nostri progenitori. A cosa è dovuta questa nuova moda?

FOTO B - DIDA - Foto di Luigi Di BattistaPenso che i Neandertaliani ci affascinano come ci affascinano i popoli scomparsi (Maya, Assiri-Babilonesi, etc.) o altre forme di vita estinte, per esempio i dinosauri. Noi siamo Homo sapiens, curiosi e attratti dalle questioni non risolte e dai misteri. - Spiega la nota paleoantropologa Silvana Condemi - Nel caso più preciso del Neandertal, forse l’interesse deriva anche dal fatto che la sua scomparsa avviene nel momento in cui noi Homo sapiens arriviamo sul loro territorio, vale a dire in Europa circa 43.000 anni fa. Vogliamo quindi capire se siamo responsabili della loro fine.

Tutte le ipotesi sono state analizzate, è per me chiaro che quella del cambiamento di clima al momento della loro scomparsa provoca in noi angosce attuali.

Chi era l’uomo di Neandertal, come viveva, qual era la sua capacità intellettiva?

I neandertaliani sono una popolazione fossile, tipica europea, che visse sul nostro continente tra 300.000 e 38.000 anni fa. Durante il lungo periodo della loro esistenza, l’Europa ha conosciuto cicli climatici diversi: periodi glaciali, molto freddi e simili a quelli che si osservano oggi in Alaska, e periodi interglaciali, nei quali il clima era più temperato, simile a quello odierno.

FOTO C - DIDADal punto di vista fisico, il corpo piuttosto tarchiato del neandertaliano ha conservato alcuni caratteri fisici che raccontano questo adattamento durante i periodi freddi. Infatti, come le popolazioni che vivono nel freddo, è piccolo e tozzo, ha ossa molto robuste e muscoli parecchio sviluppati. Spettacolari sono il volto e la testa: mentre nel Sapiens il cranio è sviluppato in altezza, quello del Neandertal lo è in lunghezza e assomiglia a una palla da rugby. Un cranio a fronte bassa e sfuggente, sulla parte posteriore, nella regione della nuca, una protuberanza ossea cha fa pensare a uno “chignon”, e nella parte anteriore, un viso sviluppato come un “muso”. Gli occhi sormontati da un fortissimo toro frontale. Per molto tempo si è pensato che i neandertaliani non avessero capacità simboliche e artistiche, ma recentemente le datazioni di siti spagnoli in grotte hanno mostrato che alcune pitture rupestri risalgono alla loro epoca. Se dipingevano le pareti delle grotte è possibile che lo facessero anche su altri supporti, come pelli e/o cortecce d’alberi di cui purtroppo non abbiamo più testimonianza.

Sono esistiti diversi tipi di Neandertal. Può spiegarci?

Si tratta di una popolazione umana estinta che, come tutte le altre, porta in sé una certa variabilità che si può intravedere nelle proporzioni fisiche e nelle diverse sfumature del colore dei capelli e degli occhi, come ha dimostrato la paleogenetica.

Come e perché si sono estinti?

FOTO D - DIDA
Spesso dietro i furti di rifiuti proliferano vere e proprie organizzazioni criminali. I Carabinieri sono attivamente impegnati nel contrasto di questi traffici illeciti.

Scomparvero come accade in questo momento allo scoiattolo rosso europeo, sostituito dallo scoiattolo grigio che è stato importato dall’America. I Neandertaliani e i Sapiens avevano modi di vita molto simili e si sono dunque trovati in competizione nella stessa nicchia ecologica.

È vero che i geni del Neandertal continuano a vivere nel DNA dell’Homo sapiens e quali caratteristiche ci ha trasmesso?

Sì, ancora oggi, noi europei abbiamo dall’1 al 3% di varianti genetiche neandertaliane, le popolazioni dell’Asia fino al 4%, mentre quelle umane attuali dell’Africa ne sono completamente prive.

Questo mostra più cose:

  1. la conferma che l’Africa non ha mai avuto dei Neandertaliani;
  2. che l’ibridazione tra Sapiens e Neandertal é avvenuta quando il Sapiens ha lasciato la sua culla africana ed è partito alla conquista del Vecchio mondo, incontrando sul cammino altri umani con cui si è incrociato;
  3. la piccola percentuale genetica in comune con Neandertal può spiegarsi con il fatto che sono passati almeno 40.000 anni e sono successe tante cose, in particolare molte altre migrazioni soprattutto nel Neolitico, ed alcune caratteristiche genetiche neandertaliane sono state perse o espulse per quella che viene chiamata selezione negativa;

FOTO EIn ogni modo, i genetisti considerano che gli scambi genetici non sono stati così massicci ma sufficienti a permettere ai Sapiens di usufruire di geni neandertaliani benefici per la loro stessa sopravvivenza, in particolare per resistere ad alcune malattie con cui essi non erano mai entrati in contatto.

Anche la ricerca scientifica ha fatto molti passi avanti, sconvolgendo vecchie teorie. Ma insomma l’uomo discende dalla scimmia o no? Come sono andate realmente le cose alla luce delle ultime ricerche?

No, l’uomo non discende dalla scimmia!

L’uomo appartiene come tutte le scimmie a una grande famiglia zoologica: i Primati. Questi si distinguono per tutta una serie di caratteri fisici tra cui una mano con il pollice opponibile e uno sguardo frontale (non sul lato). L’uomo di oggi, Homo sapiens, è il frutto di un lungo processo evolutivo in cui la cultura (linguaggio, tecnica e strumenti, socialità, etc.) ha avuto un grande ruolo.

FOTO F DIDAIL GIALLO DELL’UOMO DEL CIRCEO

Una grotta seminascosta dalla folta macchia mediterranea e le scogliere aguzze del Promontorio del Circeo nel cuore del Parco Nazionale è la scena di un crimine, di un delitto irrisolto, un giallo di 51mila anni fa. La storia dell’Uomo del Circeo è stata riportata all’attenzione dell’opinione pubblica qualche anno fa dallo scrittore Antonio Pennacchi che nel suo libro Le iene del Circeo ricostruisce in modo romanzato la vicenda del teschio di un neandertaliano ritrovato nel 1939.

Lo studioso che per primo se ne occupò, Alberto Carlo Blanc, racconta che il teschio era posto al centro di un cerchio di pietre, aveva un grosso foro nella parte inferiore e un secondo foro più piccolo sotto l’orbita destra. Ma quale fu la fine di quello sfortunato ominide?

Per 50 anni la teoria dominante indicata dallo scopritore fu quella dell’uccisione rituale da parte di altri uomini che poi avrebbero allargato il foro che collega la testa al collo per mangiare il cervello, secondo un antichissimo rituale cannibalico. Nel 1989, cinquant’anni esatti dopo la sua scoperta, il cranio del Circeo conobbe un nuovo interesse. Quell’anno fu infatti organizzato un convegno internazionale dal titolo “The Fossil Man of Monte Circeo: Fifty Years of Studies on the Neandertals in Latium”. Giunsero a San Felice studiosi da tutto il mondo. Alcuni scienziati statunitensi fra cui Tim D. White e Nicholas Toth svolsero nuove analisi con moderni strumenti e arrivarono alla conclusione che l’uomo fosse stato ucciso molto più semplicemente da un branco di iene. Inoltre, alcune ossa di animali preistorici ritrovate nella Grotta Guattari mostravano a loro volta segni delle fauci delle iene. Tesi oggi confermata dalla maggior parte degli studiosi, ma che lasciava perplessi soprattutto i vecchi paleontologi italiani.

FOTO GA queste ipotesi se ne potrebbero aggiungere altre ancora e il ritrovato interesse per i Neandertaliani potrebbe attivare anche per l’Uomo del Circeo nuovi studi. Anche se la teoria dell’omicidio rituale in voga negli anni trenta è molto dibattuta, la morte potrebbe essere comunque dovuta ad un intervento umano. L’uomo potrebbe essere stato ucciso e abbandonato e il suo cranio trasportato successivamente nella grotta dalle iene. Il mistero rimane mentre gli studiosi riprendono le ricerche esaminando con nuove tecniche di analisi alcuni dei resti antropologici sia di Grotta Guattari dove lo studio è condotto dall'Università Sapienza e dal laboratorio di antropologia del museo Pigorini, sia di Grotta Breil dove sta operando l’Università Sapienza e l’Istituto Italiano di Paleontologia Umana.

La riapertura inoltre, seppur per limitati periodi dell’anno e a numero chiuso, della Grotta Guattari potrebbe rappresentare una formidabile calamita, insieme agli altri siti preistorici e antichi del Circeo, intorno alla quale far ruotare una nuova proposta turistica.


SCOPERTO CASUALMENTE

L’uomo del Circeo era senza denti e piuttosto anziano, circa 50-55 anni, ricopriva un ruolo importante nel suo clan, forse addirittura il capo e potrebbe essere morto per cause violente. Il suo cranio è stato scoperto casualmente nel 1939 all’interno della Grotta Guattari a San Felice Circeo (LT), in località La Cona

VISITA LA GROTTA
https://www.tripdifferent.com/virtualtour/it/s_felice_circeo/grotta_guattari/