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SCIENZE
L’ATLANTE DEI BATTERI DEL SUOLO
19/12/2018

Se ne conoscono 25mila, 511 dominerebbero la superficie terrestre

FOTO A - APERTURA

Il suolo ospita un numero straordinario di forme di vita fra le quali i batteri, “inquilini” importanti. Le specie di microbi che vivono nella terra sono tantissime, alcune le conosciamo e altre sono ancora in attesa di ricevere un nome. Ma, se mettessimo a confronto due suoli differenti, quanti di questi microrganismi avrebbero in comune? Circa 500.

A riportarlo il primo atlante mondiale dei batteri che vivono nel suolo, secondo uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori dell'Università del Colorado a Boulder negli Stati Uniti, e dell'Università Rey Juan Carlos a Móstoles, in Spagna, frutto dell'analisi di campioni raccolti in oltre duecento località di diciotto Paesi sparsi in sei continenti.

Il numero di specie batteriche che vivono nella terra è sterminato, tuttavia solo 511 tipi, il 2% di tutti quelli rilevati nella ricerca, rappresentano la metà delle specie presenti in qualsiasi suolo del nostro pianeta. Alcuni di questi microbi sembrano essere particolarmente dominanti e comuni nei nostri terreni, primi fra tutti i protobatteri (a cui appartiene per esempio Escherichia coli) e gli attinobatteri.

La ricerca, pubblicata anche su un’autorevole rivista scientifica, apre a nuovi studi sull'importanza dei microrganismi per la salute e la fertilità del terreno.

 

FOTO BLA BIOMASSA

I batteri del suolo costituiscono, infatti, la maggioranza della biomassa presente sulla Terra e hanno un ruolo chiave nella nostra vita. Controllano i processi fondamentali per lo sviluppo di ecosistemi, a partire dalla fertilità del suolo, essenziale per la produzione alimentare. Ma non solo. Influenzano anche lo stoccaggio del carbonio, con un impatto diretto sui cambiamenti climatici.

Manuel Delgado-Baquerizo e colleghi hanno analizzato suoli provenienti da 237 località di tutti i continenti - dalle aree desertiche alle foreste tropicali fino alle regioni polari - riscontrando che solo 511 tipi di batteri su 25.224 erano costantemente identificabili in quasi la metà delle comunità batteriche del suolo campionate. In altre parole, nonostante la grande diversità di queste comunità, sono relativamente pochi i taxa abbondanti e quelli che si trovano in un'ampia gamma di suoli. Esaminando quindi una decina di fattori ambientali relativi alle tipologie di suolo, hanno scoperto che i tipi di batteri possono in linea di massima essere raggruppati in base a cinque "preferenze" chiave: pH elevato, pH basso, terreni secchi, bassa produttività delle piante e ambienti boschivi secchi.

"È incredibile quanto ancora non conosciamo dei batteri predominanti nel suolo: molti non hanno neppure un nome", afferma Noah Fierer, tra i coordinatori dello studio. "Con la nostra ricerca abbiamo iniziato ad aprire questa scatola nera", aggiunge il collega Manuel Delgado-Baquerizo. "Ora che abbiamo la lista, possiamo concentrare i nostri sforzi per catalogare questi gruppi più importanti e studiare dove si trovano e che cosa fanno". “I nostri risultati indicano che possiamo prevedere i gruppi di batteri dominanti nel suolo sfruttando informazioni ambientali di facile acquisizione. Un progresso fondamentale per preparare mappe di distribuzione di questi organismi a livello globale, utili a sviluppare strategie per la conservazione dello stato di salute dei suoli e aumentare la produttività alimentare” ha dichiarato Fernando T. Maestre, coautore dello studio.

 

FOTO CALTRI STUDI

Spesso trascurati perché invisibili, i batteri del suolo invece giocano un ruolo ecologico cruciale. Lo dimostra anche la ricerca condotta alle isole norvegesi Svalbard da un gruppo internazionale coordinato dall'Italia, con l'Università di Milano. Lo studio ha valutato come il processo di formazione del suolo influisce sull'evoluzione dei batteri che vivono tra le radici delle piante pioniere, fondamentali per i sistemi desertici: come laboratorio a cielo aperto, i sedimenti depositati nel tempo dal ghiacciaio Midtre Lovénbreen. I risultati, pubblicati su ISME Journal, dimostrano che durante lo sviluppo dell'ecosistema la composizione della comunità batterica del suolo cambia, aumentando di complessità e diversità in relazione al mutare delle caratteristiche chimico-fisiche, che vanno da un substrato minerale ai primi stadi di sviluppo ad un suolo maturo e fertile agli ultimi stadi.

Un'informazione preziosa per interpretare, al contrario, ciò che accade nel degrado degli ecosistemi, in modo da elaborare strategie per mitigarlo.