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NATURA E BIODIVERSITA'
UCCELLI IN CITTÀ
30/06/2020

di Marco Dinetti (Responsabile Ecologia urbana Lipu)


La gestione e manutenzione del verde urbano deve tenere in considerazione il Capitale naturale costituito anche dall’avifauna

 


FOTO A - Cannaiola - Roberto Sauli



Le indagini sull’avifauna urbana hanno permesso di comprendere le strategie di adattamento degli uccelli a un ambiente in continua trasformazione. Nella foto un esemplare di cannaiola.













Gli alberi e il verde in città assicurano diversi benefici, denominati servizi ecosistemici: contrasto all’inquinamento e ai cambiamenti climatici, schermatura dai rumori e protezione idrogeologica. Il verde urbano è fondamentale anche per le funzioni sociali e ricreative, che migliorano la salute e il benessere dei cittadini. Alberi e siepi presso gli edifici aumentano il valore immobiliare, permettendo il risparmio energetico per il riscaldamento in inverno e la refrigerazione in estate. Per questo, un singolo albero può valere da qualche migliaio fino a centinaia di migliaia di euro, per quelli monumentali il cui elenco ufficiale è istituito presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Gli alberi maturi sono importanti perché rimuovono gli inquinanti atmosferici circa 70 volte più efficacemente di quelli giovani, poiché l’accumulo di carbonio aumenta con la dimensione dell’albero. Inoltre, gli alberi grandi caratterizzano il paesaggio e ospitano una biodiversità peculiare di specie floristiche e faunistiche che si rifugiano e nidificano nelle loro cavità.

Nella gestione del verde urbano, è utile applicare il concetto di Capitale naturale e il riconoscimento dei pagamenti per i servizi ecosistemici (PES) verso chi si impegna a tutelare e incrementare la presenza di verde, sia pubblico sia privato.

 

 

FOTO B - Fringuello - Foto Michele Mendi


I fringuelli sono soliti nidificare su alberi e arbusti.












COSA SAPPIAMO

Le indagini sull’avifauna urbana si sono sviluppate a partire dagli anni Ottanta delsecolo scorso in Europa e in Italia, e lo strumento più dettagliato è l’atlante ornitologico, che mappa tutte le specie, anche dal punto di vista quantitativo (numero di individui e coppie nidificanti). Ad oggi esistono 122 atlanti ornitologici relativi a 89 città di 15 Paesi europei. L’Italia è leader internazionale, con 61 indagini per 41 aree urbane (inclusi 31 capoluoghi di provincia), e 35 volumi monografici pubblicati.

 

FOTO C - Merlo Marco Dinetti LA NIDIFICAZIONE

Negli atlanti ornitologici, in base agli standard internazionali, la cosiddetta evidenza della nidificazione viene classificata come “eventuale” (o possibile) quando una specie viene rilevata, a vista o al canto, nell’habitat tipico di nidificazione e nella stagione adatta, “probabile” se vengono osservati anche comportamenti legati alla riproduzione (corteggiamento, ricerca di un sito per il nido), e “certa” (o confermata) con il ritrovamento del nido o di giovani recentemente involati.

Gli uccelli costruiscono i nidi in diversi habitat e siti, inclusi manufatti (sottotetti, ponti, lampioni) e luoghi insoliti, come nel caso del merlo nel vaso su un terrazzo al settimo piano di un palazzo a Firenze. Molte specie preferiscono utilizzare la vegetazione: cespugli, boschetti e gruppi di alberi, filari e piante isolate. Tuffetto, gallinella d’acqua, cannaiola, cannareccione e usignolo di fiume nidificano nei canneti e nella vegetazione palustre. Scricciolo, pettirosso, occhiocotto e codibugnolo nelle siepi e tra i rampicanti. Merlo, capinera, fiorrancino, fringuello, verzellino, verdone e cardellino su arbusti e alberi. Tra le specie che utilizzano le cavità arboree vi sono allocco, assiolo, upupa e torcicollo. Nidi anche in fori di piccole dimensioni (2,8-4 cm di diametro) per codirosso, cinciarella, cinciallegra e rampichino, mentre picchio verde e picchio rosso maggiore sono in grado di scavare autonomamente i buchi nei tronchi.

Il periodo tipico della nidificazione va da inizio marzo a tutto luglio, ma nelle città - a causa del riscaldamento, dell’illuminazione artificiale e dei cambiamenti climatici- la stagione riproduttiva inizia prima e finisce dopo.

Per costruire un nido, una coppia di uccelli impiega da qualche giorno a un paio di settimane, e gran parte delle specie ne allestisce uno nuovo per ogni deposizione (inclusi i casi di distruzione accidentale). Questo comportamento serve sia a limitare la presenza dei parassiti, sia a ridurre la possibilità di predazione, i cui effetti - da parte dei predatori tipici (rapaci) e generalisti (gabbiano reale, corvidi quali gazza e cornacchia grigia) - non sempre hanno un impatto determinante sulla dinamica delle popolazioni predate. Ciò sebbene una parte dell’opinione pubblica sia portata erroneamente a ritenere che, se passeri e cardellini sono diminuiti, la colpa sia dell’aumento di gabbiani e corvidi.


FOTO D - Picchio verde - L.Sebastiani-www.birds.i






Un picchio verde intento a scavare con il proprio becco un buco nel tronco per costruire il nido.

 

 














LA NORMATIVA

La fauna selvatica in Italia è normata dalla legge n. 157 dell'11 febbraio 1992 recante le “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo ve natorio”. Tale legge recepisce sia la Direttiva europea “Uccelli” 2009/147/CE sia la Convenzione di Berna del 19 settembre 1979, resa esecutiva con legge n. 503 del 5 agosto 1981. La legge 157/92 all’art. 1 recita che “La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell'interesse della comunità nazionale ed internazionale”, mentre l’art. 3 specifica che “È vietata in tutto il territorio nazionale ogni forma di uccellagione e di cattura di uccelli e di mammiferi selvatici, nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati”.

In merito alla tutela dei nidi, la Lipu ha acquisito il parere Ispra con Prot. 28907 del 3 maggio 2019, di cui si riporta il passaggio principale: “L’abbattimento e la potatura di alberi o siepi, ed ancor più gli sfalci lungo i corsi d’acqua effettuati durante la stagione primaverile con trinciatura a raso della vegetazione di fiumi, torrenti e canali, comportano inevitabilmente la distruzione dei nidi e/o l’uccisione di soggetti giovani non ancora volanti, adulti in cova, oltre ad altre forme di danno a carico delle restanti componenti della biodiversità animale e vegetale. I nidi degli uccelli sono collocati all’interno della vegetazione in maniera tale da risultare di regola del tutto invisibili e spesso non rilevabili anche da parte dei tecnici più esperti nel settore ornitologico”.

 

 

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