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NATURA E BIODIVERSITA'
L’INVASIONE DEGLI ORSETTI LAVATORI
04/12/2020

di Nadia Cappai [Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna – Servizio pianificazione e gestione delle risorse]

 

foto di Alessio Bariviera


Dall’aspetto simpatico, purtroppo rappresentano un pericolo reale per i nostri ecosistemi. Nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, dove la specie è riuscita ad adattarsi molto bene, i Carabinieri forestali monitorano la situazione e collaborano al piano di eradicazione approvato dall’ISPRA


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Alcuni cuccioli di procione (Procyon lotor) su un albero al confine del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.





Aliene sono definite quelle specie animali o vegetali che sono state traslocate dall'uomo dal loro habitat naturale a un altro ambiente ecologicamente differente e spesso molto distante. La maggior parte di queste specie non è adatta a sopravvivere nel nuovo habitat e spesso è destinata a morire. Alcune però hanno elevate capacità adattative, sopravvivono in natura e possono causare significativi danni ecologici ed economici. Queste sono conosciute come Specie Aliene Invasive (IAS). Il problema principale dell’invasione di una specie aliena è l’impatto sulla biodiversità che può portare all’estinzione totale delle varietà indigene, a causa della competizione per le risorse alimentari o per gli habitat, per la possibilità d’incroci e quindi inquinamento genetico o anche per la diffusione di patologie. Spesso le IAS costituiscono anche un pericolo per la salute pubblica poiché portatrici d’importanti malattie trasmissibili all’uomo.

Nel novembre 2014 l’Unione Europea ha emanato il Regolamento CE 1143/2014 che prevede specifiche misure indirizzate a prevenire e gestire l’introduzione e diffusione delle specie esotiche invasive. In Italia il Regolamento è stato recepito con decreto legislativo 230/2017.

Tra le IAS inserite nell’elenco del Regolamento, è presente anche il procione (Procyonlotor). Si tratta di un mammifero di dimensioni medio-piccole (variabili da 2 a 10 Kg), onnivoro, che vive in nuclei familiari, attivo soprattutto di notte. È una specie con notevoli capacità adattative e può rappresentare una seria minaccia per la conservazione della biodiversità. Non sono infatti da sottovalutare gli impatti diretti nei confronti delle specie selvatiche autoctone, per predazione diretta a carico d’invertebrati, anfibi, pesci, piccoli mammiferi e uccelli (uova e pulli), competizione territoriale e per le risorse con mammiferi d’interesse conservazionistico, quali gatto selvatico, mustelidi e rapaci notturni.

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Un esoscheletro di gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) poco dopo essere stato predato e consumato da un procione.







Benché l’areale originario del procione sia il Nord America, in Europa è stato introdotto nella prima metà del Novecento in Germania, da dove si è diffuso nel nord della Francia negli anni Sessanta del secolo scorso e rapidamente, anche grazie a nuove introduzioni, in Olanda, Austria, Svizzera, Lussemburgo, ex-Jugoslavia, Repubblica Ceca, Gran Bretagna, Slovacchia, Ungheria, Belgio, Polonia, Danimarca, Lituania, Norvegia e Svezia. In Italia la presenza dell’orsetto lavatore è stata accertata per la prima volta in maniera stabile in Lombardia nel 2003.

 

LA SEGNALAZIONE

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L'avviso di monitoraggio faunistico nell’ambito del progetto di eradicazione della specie procione (Procyon lotor).
dascalia







Dal 2013 questa specie è stata segnalata anche nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. I dati dei primi rilievi, acquisiti dal Reparto Carabinieri del Parco in occasione di ritrovamenti di soggetti deceduti, oppure grazie a segnalazioni e monitoraggio tramite fototrappole, mostrarono la presenza di alcuni nuclei localizzati nei territori del comune di Poppi. Nel corso degli anni il dato è stato confermato anche in aree lontane dal luogo di presumibile origine della popolazione, dove comunque è stato registrato il maggior numero d’individui e la presenza di nuclei riproduttivi. Dall'analisi degli ultimi dati il procione risulta presente nei comuni di Pratovecchio-Stia, Poppi, Bibbiena e Chiusi della Verna, in provincia di Arezzo. L'areale di espansione è localizzato nelle aree medio-basse della vallata ed arriva in prossimità dei confini del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, coincidenti con le zone di collina e bassa collina dove l’acqua e le fonti trofiche (alimentari) risultano più abbondanti. Essendo le aree di presenza sempre associate alla disponibilità di acqua (ruscelli, torrenti, ecc.), le linee del reticolo idrografico principale e secondario risultano al momento le più probabili vie di espansione.

 

IL PIANO DI ERADICAZIONE

L’Ente Parco, per salvaguardare la biodiversità e ottemperare agli obblighi di legge, siFOTO D è dotato di un piano, approvato da ISPRA, finalizzato all’eradicazione della specie procione dai propri territori. Tutte le azioni si svolgono con la preziosa collaborazione dei Reparti Carabinieri Parco delle Foreste Casentinesi e Biodiversità di Pratovecchio.




Posizionamento di una fototrappola per il monitoraggio della specie procione a cura del Comando Stazione Carabinieri La Verna – Vallesanta.

L’attività si articola in sei fasi principali:

Monitoraggio: al fine di verificare quali siano i territori realmente frequentati dai procioni e affinare le conoscenze riguardanti l’areale di espansione, vengono installate fototrappole in prossimità dei corsi d’acqua, loro habitat preferiti, con distribuzione uniforme nei territori dell’area protetta.

Cattura: i dati ottenuti dal fototrappolaggio permettono di individuare i siti più idonei per le operazioni di cattura che si effettuano con l’utilizzo di trappole a vivo (live trap), dotate di esca alimentare, posizionate a terra e monitorate da un sistema di videosorveglianza da remoto.

Sorveglianza sanitaria. Le specie aliene invasive possono essere portatrici di malattie infettive e diffusive trasmissibili direttamente all’uomo (zoonosi) o alle specie autoctone con cui entrano in competizione. Tra le principali zoonosi trasmissibili dal procione ricordiamo la rabbia, la leptospirosi, la salmonella e l'infezione parassitaria da Baylisascaris procyonis. I soggetti catturati sono sottoposti a prelievi ematici ed esame delle feci. Data l’importanza del controllo sanitario, il piano di eradicazione prevede una collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico del Lazio e della Toscana, in particolare con la Sezione di Arezzo.

Indagini genetiche. Il Laboratorio di Genetica Forense (Istituto Zooprofilattico Lazio e Toscana, Sezione di Rieti) ha messo a punto protocolli molecolari ad hoc per l'analisi genetica di Procyon lotor, al fine di rendere possibile la determinazione della loro provenienza, eventuale parentela e quindi individuare l’origine della loro diffusione.

Trasferimento. I procioni catturati, previa sterilizzazione e inserimento di microchip identificativo, sono trasferiti presso dei centri autorizzati alla detenzione dove vivono insieme ad altri conspecifici nel rispetto del benessere animale. La sterilizzazione viene attualmente effettuata in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Perugia. Attualmente i soggetti catturati sono accolti presso il Centro faunistico di Formichella, Orvieto, gestito dal Reparto Carabinieri per la biodiversità di Assisi.

Informazione. Importante per la riuscita del progetto è la sensibilizzazione del pubblico sulle problematiche conseguenti alla presenza e diffusione delle specie alloctone. Il grande pubblico ha spesso una scarsa consapevolezza della problematica e talvolta arriva addirittura a ostacolare le azioni di gestione di alcune specie aliene invasive. La divulgazione è realizzata attraverso informativa pubblicata sul sito web del Parco, interventi e programmi didattici ed incontri tematici.

Attualmente le attività relative al piano di eradicazione del procione nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, grazie alla collaborazione di tutti gli enti e istituzioni coinvolti, hanno portato alla cattura e trasferimento di otto individui. Dai dati dei monitoraggi è emersa non solo una rapida espansione della specie, ma anche un preoccupante impatto su quelle autoctone a rischio di conservazione, come il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) ed altre specie ittiche oggetto di importanti progetti di conservazione, come la trota mediterranea. Il lavoro dell’Ente, del Reparto Carabinieri Parco e del Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Pratovecchio è finalizzato all’eradicazione della specie dagli ecosistemi del Parco e non solo, vista la prospettiva di collaborazione con i soggetti deputati alla gestione delle specie aliene invasive nei territori esterni al Parco ma connessi all’area protetta.

L’obiettivo prioritario è quello di mitigare gli impatti in corso e salvaguardare la biodiversità e il patrimonio naturale del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.