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NATURA E BIODIVERSITA'
I TERMOMETRI DELLA NATURA
11/04/2020
di Sergio Filipponi

Api e farfalle in pericolo. Sono indicatori dello stato di salute dell’ambiente e dei cambiamenti climatici

FOTO A (4)L’uso dei pesticidi, iniziato nella metà del XX secolo e diventato eccessivo nei decenni seguenti, ha interessato negativamente la natura in tutte le sue espressioni. La proibizione dell’uso del DDT e di altre sostanze dannose alla salute ha arrecato beneficio alla prolificità di numerose specie animali e vegetali che stavano per estinguersi, ma rimane sempre il nodo dell’agricoltura che, costretta alla massima resa delle colture per unità di superficie, non può svilupparsi senza l’uso di concimi chimici, anticrittogamici e diserbanti.
Il taglio di centinaia di migliaia di chilometri di siepi che limitavano le piccole proprietà terriere e ospitavano milioni di uccelli che si cibavano prevalentemente di insetti, l’abbandono della rotazione delle coltivazioni che rigenerava i terreni e l’uso di antiparassitari, hanno devastato l’ecologia animale e vegetale dell’intero Pianeta.
Tanto per fare un esempio eclatante sull’importanza dell’equilibrio ambientale, nel 1958 il presidente cinese Mao Tse-tung, ritenendo che i passeri mangiassero le semenze durante la semina e riducessero conseguentemente la quantità dei raccolti, mobilitò la popolazione per ucciderli e fu una strage; si ottenne invece l’effetto contrario perché locuste, cavallette e centinaia di altri insetti, di cui quei volatili si nutrivano, si moltiplicarono in modo esponenziale, mangiarono gran parte dei raccolti e provocarono carestie: il governo fu allora costretto a sollecitare la riproduzione dei passeracei nelle campagne non essendo più considerati dannosi.

FOTO C (2)LE API
Come ha osservato Philip Lymbery, direttore generale della maggiore organizzazione non governativa inglese Compassion in World Farming, incluso dalla rivista britannica The Grocer nell’elenco delle persone più importanti a livello internazionale nel settore dell’industria alimentare, l’agricoltura intensiva concorre anche alla spaventosa epidemia mondiale di api.
La morìa delle api, che producono miele benefico per la salute dell’uomo e provvedono insieme al vento all’impollinazione di fiori di campo e piante di ogni specie, è causata dall’uso di pesticidi chimici solidi e solubili che, assorbiti dalle piante, le rendono venefiche per gli insetti.
L’ONU ha stimato che circa il 60% dei raccolti dipende dall’impollinazione fatta dalle api che sono assai importanti per la produzione di frutta e verdura e quindi per l’alimentazione umana: molte delle loro numerose specie sono scomparse negli Stati Uniti e l’Associazione Apicoltori Britannici ha dichiarato che entro 10 anni nella loro isola non vi saranno più api autoctone. Le api selvatiche, private del loro habitat e vicine all’estinzione, vengono sostituite da quelle prodotte negli allevamenti intensivi dove si attua anche l’inseminazione artificiale delle regine. Come segnala Lymbery, negli USA, dove gli apicoltori guadagnano molto più degli agricoltori, all’inizio della primavera tremila camion attraversano gli States per trasportare 40 miliardi di api nei frutteti che necessitano di impollinazione: un carico di api perduto anni fa a causa di un incidente stradale, ha provocato un danno di 250mila dollari: ed è stato calcolato che il servizio di impollinazione a livello nazionale costa complessivamente 250 milioni di dollari l’anno, 200 dollari per ogni alveare.
Anche i cinesi hanno la stessa penuria di api a causa dell’inquinamento, ma risolvono il problema in altro modo: migliaia di agricoltori vanno nei frutteti, salgono sugli alberi e con piume di pollo cospargono a mano i fiori di polline attinto da bottiglie di plastica. E così anche le api sono diventate vittime dell’agricoltura intensiva che ha distrutto le siepi che ospitavano le arnie e devastato con le macchine agricole di semina e raccolta le cavità del terreno dove costruivano alveari ipogei: la produzione di frutta è destinata a diminuire perché gran parte dei piccoli agricoltori dell’Occidente e di quelli dei Paesi in via di sviluppo non possono permettersi gli alti costi del noleggio di api.

FOTO E (1)LE FARFALLE
Altri insetti meravigliosi sono le farfalle, alle quali non è stato sufficiente aver ispirato pittori e poeti e destato meraviglia nei bambini per non subire la cattura di collezionisti, che in passato le uccidevano con una goccia di oppio sul capo e le fissavano con gli spilli sui quadri.
Oggi vengono catturate per essere etichettate e rimesse in libertà al fine di studiare quelle locali e le migratorie che percorrono anche lunghe distanze; gli statunitensi sono molto attratti da queste meraviglie multicolori della natura e seguono in particolar modo la farfalla Monarca, la sola ad attuare migrazioni imponenti per il numero di farfalle e per le enormi distanze percorse, dal Canada al Messico e viceversa, ne constatano gli itinerari, le stragi causate da tempeste e incendi, dalle vetture in corsa nelle autostrade e dal consistente traffico aereo.
La migrazione da nord-est a sud-ovest avviene sempre nello stesso giorno, l’equinozio d’autunno all’andata e quello di primavera al ritorno e riguarda milioni di esemplari. In autunno termina nei boschi del Michoacán, ad ovest di Città del Messico, dove svernano: esse compiono una sola volta il viaggio di andata e ritorno e poi muoiono. Non sbagliano la direzione perché hanno nel loro corpo un misterioso sistema di navigazione, si concentrano tutte insieme in un tratto di foresta che misura attualmente quattro ettari, quando negli anni Novanta era di 20 ettari. Il fatto evidenzia che la loro popolazione è in forte diminuzione a causa del disboscamento illegale e perché depongono le uova solo su una pianta infestante, l’euforbia, che ha fiori belli e a grappolo, ma che i contadini locali essiccano con veleni chimici perché disturba le loro coltivazioni di mais.
Secondo un rapporto del 2013 dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, negli ultimi anni il numero delle farfalle è diminuito in Europa del 50%: in Inghilterra nel 1979 si è estinta la licena azzurra, successivamente reintrodotta a fatica nelle zone meno inquinate della Gran Bretagna.

FOTO BNel complesso le farfalle sono in diminuzione in tutto il mondo a causa dell’animale più feroce ed avido: l’Uomo. Esse, come le api, il gambero di fiume, le rane ed alcuni passeracei sono campionatrici della salute dell’ambiente.
La consapevolezza che l’agricoltura e l’allevamento intensivi sono insostenibili sta spingendo gli uomini a tornare ad un maggiore rispetto della natura animale e vegetale con la quale convivere, cercando di soddisfare contemporaneamente le esigenze alimentari di una popolazione mondiale purtroppo in espansione.
Se vuole salvare il Pianeta dall’annientamento, l’Umanità deve riacquisire la saggezza degli avi che vedevano nella Terra un’entità perfetta e totalizzante, nella natura un’enciclopedia infinita ed armoniosa nella quale uomini, animali e vegetali sono accomunati con pari dignità dall’uguaglianza ontologica.