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NATURA E BIODIVERSITA'
CONNETTIAMOCI CON LA NATURA
15/06/2020

di Loriana Armellini

 


L’educazione ambientale, inizialmente volta a far conoscere, tutelare e conservare, è passata nel tempo ad occuparsi dell’interazione tra società, natura e cultura

 


FOTO A
“Tutte le cose vicine o lontane

segretamente sono legate le une alle

altre, e non si può toccare un fiore

senza disturbare una stella”

(Francis Thompson)

 

Il senso della connessione tra gli elementi naturali è racchiuso in questa citazione del poeta inglese della seconda metà dell’Ottocento. Comprendere l’esistenza e la necessità di relazioni, con e nell’ambiente, deve essere il punto di partenza per attivare una reale presa di posizione dell’essere umano rispetto all’emergenza ambientale che si sta dipanando davanti ai nostri occhi.

L’ambiente non è qualcosa fuori dal sé, permea la nostra vita, ne è un substrato indefettibile. Non è qualcosa di distaccato, distinto e distante, una mera meta di evasione, luogo esotico di soggiorno occasionale. Questo senso di appartenenza deve far necessariamente cambiare atteggiamento: se l’ambiente è casa nostra, è doveroso attivare immediati sistemi di protezione.

La parola ambiente è un contenitore di molteplici elementi, ma quando gioco con i bambini nelle scuole per cercare di definirla, mi accorgo che loro non si mettono mai dentro quella scatola. Ecco, dobbiamo entrarci con tutto noi stessi là dentro e, dall’interno, educarci ed educare.

 

EDUCAZIONE ALLA VITA

FOTO BL’educazione trova nella sua etimologia l’espressione “trarre fuori”: è un concetto che sottolinea come la conoscenza non provenga da un percorso unilaterale da docente a discente, ma che consiste nella meravigliosa capacità di valorizzare i talenti che ognuno di noi già possiede.

Nelle Linee guida del Ministero dell’istruzione (2014) per l’educazione ambientale è stata coniata la definizione dei nativi ambientali, riferendosi all’auspicata possibilità che le nuove generazioni, nella quotidianità dei comportamenti, trovino come prospettiva naturale il rispetto dell’ambiente in cui vivono, e lo facciano con naturalezza, quasi istintivamente come succede quando un giovane, in quanto nativo digitale, si avvicina alle tecnologie.

Se l’educazione ambientale inizialmente è volta a far conoscere, tutelare e conservare l’ambiente naturale, l’evidenza della “questione ambientale” ha nel tempo suggerito di modificare questa impostazione, passando ad occuparsi dell’interazione tra società, natura e cultura. Non si può più solo trasmettere nozioni e diffondere buone pratiche ma, anche e soprattutto, proporre un approccio critico alle informazioni, suscitare emozioni, creare azioni, modificare i comportamenti.

Come ribadito dal Ministero dell’Ambiente infatti, l’educazione ambientale è uno strumento fondamentale per sensibilizzare i cittadini e le comunità a una maggiore responsabilità e attenzione alle questioni ambientali e al buon governo del territorio. La crescente attenzione all’interconnessione tra le dinamiche ambientali, sociali ed economiche ha portato all’elaborazione del concetto, più ampio, di educazione allo sviluppo sostenibile. Quest’ultima non riguarda solo l’ambiente, ma coinvolge gli aspetti economici e sociali. È uno strumento che ha come obiettivo il cambiamento dei comportamenti e dei modelli attraverso scelte consapevoli orientate allo sviluppo sostenibile.

Nell’Unione Europea l’educazione ambientale è divenuta parte integrante delle attività curricolari scolastiche. E in Italia?

Nel 2018 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare firmano un protocollo d’intesa per “promuovere e diffondere negli studenti, nell’ambito dell’educazione alla convivenza civile, una consapevole cultura e conoscenza delle tematiche ambientali e dello sviluppo sostenibile, per l’acquisizione di comportamenti responsabili e finalizzati alla tutela del patrimonio ambientale e culturale del Paese”.

Nel 2019 esce la legge 92 che introduce, nel primo e secondo ciclo di istruzione, l’obbligatorietà, a partire dall’anno scolastico 2020/21, dell’insegnamento dell’educazione civica che, tra gli obiettivi di apprendimento, contemplerà, tra le altre tematiche, anche l’educazione ambientale, lo sviluppo ecosostenibile e la tutela del patrimonio ambientale.

L’educazione ambientale sarà affrontata nelle diverse discipline in modo trasversale.FOTO C

Ma data l’urgenza del tema, c’è bisogno di una comunicazione efficace a tutti i livelli, di una divulgazione partecipativa che sia in grado, in un’epoca in cui mancano le relazioni tra le persone, isole mute, di riscoprire l’empatia come spinta emotiva a comprendere gli altri e in senso più ampio creare relazioni di immedesimazione con tutti gli esseri viventi.

La comunicazione, soprattutto se rivolta alla gioventù, deve parlare la sua stessa lingua, senza banalizzare i contenuti. Bisogna connettersi con i giovani che sono di per sé iperconnessi, e con la natura, attraverso il contatto: diffondiamo il touch-nature.