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NATURA E BIODIVERSITA'
AVIFAUNA URBANA
05/05/2020
di Marco Dinetti  [Responsabile Ecologia urbana Lipu]

Secondo numerose ricerche, la presenza di uccelli, piccole specie di fauna selvatica e vegetazione migliora la salubrità delle aree urbane

 


Codirosso -  Foto S. Fabris
Gli studi di ornitologia urbana, diffusi negli ultimi decenni, oltre a delineare la composizione delle specie e la dinamica delle popolazioni nel corso degli anni (trend), hanno permesso di comprendere fenomeni interessanti quali l’inurbamento, le strategie di adattamento ad un ambiente “nuovo” e in costante trasformazione (a causa dello sviluppo urbanistico e del consumo di suolo) e l’omogeneizzazione delle comunità ornitiche che si realizza soprattutto nei contesti maggiormente antropizzati (centri cittadini).

I numeri di specie di uccelli che vivono nelle aree urbane sono sorprendenti, se si pensa che a Torino nidificano 90 specie, a Venezia 105 (laguna compresa), a Firenze 86, a Roma 75 e a Napoli 64.

Tutte queste informazioni concorrono alla realizzazione di un atlante, e all’individuazione dei relativi areali di nidificazione (o distribuzione) delle specie.

Un importante riconoscimento della funzione di indicatore ambientale degli uccelli è stato portato dall’Istituto superiore di protezione ambientale - Ispra del Ministero dell’Ambiente, nell’ambito del RAU - Rapporto qualità dell’ambiente urbano, giunto nel 2019 alla XV edizione.

foto b 

 


















COSA DICE LA LEGGE

La norma principale per la tutela della fauna selvatica in Italia è la legge 11 febbraio 1992, n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”.

L’art. 21 sui divieti sancisce che è vietato a chiunque:

a) l'esercizio venatorio nei giardini, nei parchi pubblici e privati, nei parchi storici e archeologici e nei terreni adibiti ad attività sportive;

e) l'esercizio venatorio nelle aie e nelle corti o altre pertinenze di fabbricati rurali; nelle zone comprese nel raggio di cento metri da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro e a distanza inferiore a cinquanta metri da vie di comunicazione ferroviaria e da strade carrozzabili, eccettuate le strade poderali ed interpoderali;

o) prendere e detenere uova, nidi e piccoli nati di mammiferi e uccelli appartenenti alla fauna selvatica, salvo che nei casi previsti all'articolo 4, comma 1, o nelle zone di ripopolamento e cattura, nei centri di riproduzione di fauna selvatica e nelle oasi di protezione per sottrarli a sicura distruzione o morte, purché, in tale ultimo caso, se ne dia pronto avviso nelle ventiquattro ore successive alla competente amministrazione provinciale, distruggere o danneggiare deliberatamente nidi e uova, nonché disturbare deliberatamente le specie protette di uccelli, fatte salve le attività previste dalla presente legge.

Nell’ambito della normativa regionale compaiono misure ulteriori, e qui portiamo l’esempio della legge regionale Toscana 19 marzo 2015 n. 30 recante le “Norme per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturalistico-ambientale regionale. Modifiche alla l.r. 24/1994, alla l.r. 65/1997, alla l.r. 24/2000 ed alla l.r. 10/2010” dove compare l’art. 79 “Forme di tutela della fauna”:

1. Sono considerate rigorosamente protette ai sensi del presente capo, le specie animali ricomprese negli allegati B e D del D.P.R. 357/1997 e nell’allegato II della Convenzione di Berna.

2. Per le specie di cui al comma 1, sono vietati:

a) la cattura e l’uccisione;

b) il deterioramento e la distruzione dei siti di riproduzione o di riposo;

c) la molestia, specie nel periodo della riproduzione e dell’ibernazione o del letargo;

d) la raccolta e la distruzione delle uova e dei nidi;

e) la detenzione e commercio di esemplari, vivi o morti, anche imbalsamati, nonché di loro parti o prodotti identificabili.

Quindi, in questo caso le misure di tutela si estendono, oltre che al nido in quanto tale (punto d) anche agli habitat che -anche potenzialmente- possono ospitare le nidificazioni (punto b).

 

Upupa   ---  Foto L. Sebastiani www.birds.it

 















LE CITTA' PIU' RICCHE DI BIODIVERSITA' SONO PIU' VIVIBILI ANCHE PER LE PERSONE

Oltre che per tutelare un patrimonio con valore intrinseco, la valorizzazione e la protezione della biodiversità assicura ambienti più sani e vivibili per i cittadini. In proposito vi sono numerose ricerche che dimostrano come la presenza di uccelli, altre piccole specie di fauna selvatica, oltre che di piante e vegetazione -anche spontanea- siano caratteristiche che migliorano la salubrità delle aree urbane. Quindi la percezione della gente, e dei bambini in particolare, è positiva e si avvantaggia della presenza di natura in città.

Per queste ragioni esistono programmi sulla biodiversità urbana inseriti nella Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) in ambito ONU, ma anche da parte di altre importanti istituzioni internazionali, quali l’Unione Europea, l’OMS e la FAO.