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FOCUS
TRAFFICO KILLER
10/02/2020


FOTO SCELTADal lunedì al venerdì, gli italiani dedicano in media 10 ore e 40 minuti a testa agli spostamenti, un'ora in più a settimana rispetto alla media europea, considerando tutti i mezzi di trasporto. Lo rivela uno studio congiunto prodotto da Ipsos e Boston consulting group per la prima edizione dell'Osservatorio europeo della Mobilità: ben 23 giorni interi tra asfalto e rotaie, tra pensiline affollate e fermate deserte. In Europa, solo ai greci va peggio. Non c’è quindi da stupirsi se poi siamo stanchi e nervosi, ma la permanenza nel traffico non mette a dura prova solo i nervi. Lo smog è una delle peggiori insidie dei nostri tempi. E quello a cui siamo esposti sulle strade è molto più pericoloso. Un team di ricercatori americani ha determinato che quando ci troviamo imbottigliati nel traffico delle ore di punta siamo colpiti dal doppio delle sostanze chimiche inquinanti rispetto a quanto si credesse in passato. I dati rilevati non sulla sede stradale, ma a bordo dei veicoli, sono così alti che scatenerebbero il cosiddetto stress ossidativo, probabile causa di diverse gravi patologie tra le quali cancro, eventi cardiovascolari, malattie neurodegenerative e respiratorie. Il calore prodotto dal sole, scaldando rapidamente il manto stradale, solleverebbe le sostanze emesse dai tubi di scappamento per proiettarle negli abitacoli delle macchine. Rimanere in auto con i finestrini aperti e la ventola dell’aria accesa, in corrispondenza di un semaforo, in cui si crea un minimo di coda e di traffico, espone il guidatore e i passeggeri all’assorbimento di particelle nocive fino a 29 volte la quantità in condizioni di flusso libero. Anche l’inquinamento acustico minaccia il nostro benessere e la salute e, pure in questo caso, il traffico su strada ne è la causa principale. L’esposizione ai rumori può causare disturbi del sonno, un aumento della pressione arteriosa e malattie cardiovascolari. Dati da non sottovalutare, tanto più che nel 2020 l’80% dei cittadini europei vivrà in aree urbane, in molti casi in prossimità di infrastrutture e snodi di trasporto trafficati, come aeroporti e autostrade. Nonostante una consistente riduzione delle emissioni nell’ultimo decennio, in Europa più di 400mila morti premature all’anno sono ascrivibili all’inquinamento atmosferico. È perciò necessario un maggiore impegno per continuare a ridurre i livelli di inquinamento e rispettare gli obiettivi fissati dall’Unione per il 2030 e oltre. L’Italia intanto rimane il Paese europeo con il numero più alto di automobili: 644 ogni 1.000 abitanti nel 2018. Non aumentano invece con la velocità attesa le auto elettriche, che sono appena 10.000 contro le 68.000 della Germania. D’altra parte investiamo sempre meno: siamo al ventiduesimo posto (su 28) nell’Unione Europea per spesa ambientale in ricerca e sviluppo.