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FOCUS
NASCERE E RINASCERE
09/02/2021


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Il pensiero del Novecento è stato dominato da un ritorno imponente della tanatologia filosofica, della morte come condizione ontologica fondamentale. Eppure la nascita è, tra tutte, la più straordinaria delle esperienze umane. Non solo quella biologica, ma anche quella spirituale, culturale, sociale e politica: la rinascita, il ricominciamento, la palingenesi. La nascita è sempre un evento relazionale, si diventa figli ma anche genitori, si cambia continuamente prospettiva e responsabilità. Si passa dal non essere all’essere in una sorta di rigenerazione. Per i cristiani addirittura l’esistere è un continuo rinascere, il passaggio da una condizione a un’altra, dalla vita terrena a quella spirituale senza soluzione di continuità. Nascere o meglio rinascere è un’azione che non riguarda un tempo passato e finito, ma che investe la nostra intera esistenza. Ogni tappa della vita è occasione di rinascita, diversamente il rischio sarebbe rimanere cristallizzati e vecchi anche da giovani. La nascita, per dirla con la filosofa spagnola Maria Zambrano non è solo alle nostre spalle, è una sfida davanti a noi che fluidifica l’esistenza, la rende mobile, non ci permette mai di considerarci arrivati, di ritenerci compiuti. Perché “senza rinascita niente è del tutto vivo”.

Nell’era della pandemia abbiamo riscoperto la nostra fragilità come pure la necessità di cambiare il rapporto con la natura e con l’ambiente. Abbiano intuito l’importanza di una ripartenza, della resilienza trasformativa, basata sul superamento della tentazione del ritorno al prima, abbiamo compreso anche i limiti di una crescita esclusivamente quantitativa.

Anche in natura il concetto di morte, di termine come fine, è più sfumato rispetto alla cupa prospettiva derivante dalla visione  lineare della vita che è propria soprattutto dell'Occidente moderno, una linea con un inizio e una fine ben precisi. Diversamente in Oriente, e pressoché in tutte le culture antiche, in armonia con i cicli della natura, la vita è sempre stata percepita in una dimensione circolare, che vede la fine di un evento come la necessaria e indispensabile premessa per l'inizio di uno nuovo. Le stagioni, oltre all'alternarsi del giorno e della notte, sono la prova più evidente di questo ciclo ricorsivo del tempo. In quest'ottica ogni morte, ogni cambiamento sono eventi positivi perché consentono di rinascere in una condizione nuova, percorrendo un altro giro dell’eterna spirale dell'esistere. Anche durante il rigido inverno la vita continua e già prepara l’esplosione di colori primaverile. “Sotto la neve c’è il pane” recita un proverbio popolare ad indicare che anche la coltre bianca custodisce intatti i semi della bella stagione, la fertilità del suolo e la ricchezza delle sorgenti. Non dobbiamo rassegnarci. Siamo eredi dell’uomo del Rinascimento che sa rinascere anche sulle proprie rovine. Prendiamo esempio dal bucaneve che fiorisce in inverno quando tutto sembra morto e la terra è ancora ricoperta di ghiaccio e neve.