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ECONOMIA
LA SVOLTA VERDE DELLE BANCHE
15/06/2020

di Pierpaolo Signorelli


Nella nuova strategia monetaria europea l’acquisto di titoli e obbligazioni da parte della Banca Centrale Europea sarà influenzato dall’impatto delle aziende sull’ambiente


 Banca centrale europeaNon si tratta di una dichiarazione di mera forma o circostanza, ma di un preciso impegno, un indirizzo nuovo e strutturale che potrebbe cambiare in modo sostanziale il modo di gestire le riserve e di fare politica monetaria. Del resto, dal 2002, anno di introduzione dell’euro, l’economia europea è stata interessata da profondi cambiamenti strutturali, quali il calo della crescita potenziale e della produttività, l’invecchiamento demografico, l’eredità della crisi finanziaria (2008 – 2018), tutti fattori che hanno ridotto il margine di intervento attraverso gli strumenti convenzionali, della Banca Centrale Europea e delle altre banche centrali, di fronte ad andamenti congiunturali avversi.

Una simile svolta, in realtà, non è un fenomeno isolato, ma fa parte di una più ampia tendenza in atto a livello internazionale che coinvolge le autorità monetarie centrali di diversi Paesi: da tempo infatti è in corso una riflessione sulla necessità di includere la dimensione ambientale tra le determinazioni di scelta operative degli Istituti Centrali.

 

I TRE PORTAFOGLI

Questi, come noto, organizzano il proprio portafoglio investimenti in diversi comparti aFOTO B seconda della destinazione d’uso che si deve perseguire. Il primo e maggiore portafoglio comprende le riserve ufficiali della BCE che, insieme a quelle delle banche centrali nazionali (BCN) dell’area euro, compongono le riserve ufficiali dell’Eurosistema. Viene utilizzato prevalentemente per compravendita di titoli pubblici ed operazioni dirette di politica monetaria, compresi gli interventi sul mercato dei cambi.

Il secondo portafoglio è quello dei Fondi Propri, costituito dalla quota di capitale versata e investita e dal fondo di riserva generale della BCE, che fornisce alla stessa un margine di riserva per far fronte a eventuali perdite.

Il terzo portafoglio, di gran lunga il più esiguo, è quello del fondo pensione della BCE, in cui sono investite le risorse del suo piano pensionistico. Le attività del fondo sono di proprietà diretta della BCE.

FOTO CI tre portafogli differiscono notevolmente non solo per le loro dimensioni, ma anche per composizione, finalità, obiettivi e gestione: possiamo affermare che la finalità degli impieghi determina il grado di flessibilità delle risorse. Tuttavia, per tutti e tre la BCE si ispira ad alcuni princìpi e regole generali di gestione, in primis il market neutrality, per il quale l’Istituto Centrale indirizza le sue attività di compravendita in ragione della grandezza, dello spessore e liquidità degli specifici comparti di mercato al fine di non alterarne le forze, distorcendo i prezzi dei titoli che non sarebbero più adeguati indicatori della scarsità o abbondanza degli stessi. Inoltre ogni operazione deve sempre essere compatibile e funzionale all’obiettivo principe della stabilità dei prezzi, come stabilito nei Trattati istitutivi dell’euro e nello Statuto della BCE. L’Istituto Centrale è permanentemente volto a governare il tasso d’inflazione tenendolo, indicativamente, intorno al 2%. Insieme alla stabilità dei prezzi è altresì previsto che la BCE contribuisca al sostegno della crescita economica, definita come “crescita sostenibile e rispettosa dell’ambiente” dai Trattati UE.

Questo passaggio conferma che l’iniziale intento “green” del presidente della BCE, trovando pieno fondamento giuridico e politico, possa divenire un indirizzo permanente e integrale di politica monetaria nel decennio che si è appena aperto. E questa nuova impostazione apre ad uno scenario, nuovo e variegato, dai risvolti integralmente positivi. Infatti la BCE potrà modificare il proprio paniere di titoli corporate acquisiti attraverso la ormai standardizzata pratica del Quantitative Easing (QE), sottopesando quelli emessi da imprese che operano in settori ad alta intensità di carbonio e preferendo altri emittenti che si caratterizzano per un minore consumo di carbonio (emissioni di CO2 per unità di fatturato). Detto altrimenti, sempre perseguendo gli obiettivi di politica monetaria cui è preposta, la BCE compra titoli e obbligazioni, immettendo moneta nel circuito economico, ovvero li vende per poter diminuire la moneta in circolazione.

 

PREMIARE LE AZIENDE GREEN

L’elemento nuovo è che le sue scelte di acquisto saranno adesso dettate, come visto,FOTO D dall’impatto positivo o negativo che le aziende realizzano sull’ambiente. Pertanto un’azienda che è riuscita a diminuire il suo livello di inquinamento ovvero che è riuscita a riconvertirsi passando da un business altamente inquinante ad uno con impatto zero, pur rimanendo nel medesimo settore, avrà la massima propensione di acquisto da parte dell’Istituto Centrale. Un simile atteggiamento di investimento comporta almeno tre effetti, ripartiti tanto a livello micro (singola azienda) che macro (settore e mercato): incremento del valore delle azioni e della liquidità per le aziende green e contestuale deprezzamento economico per quelle che non fanno innovazione o che perseguono business inquinanti. Secondo, si favoriscono i settori industriali pro-green, promuovendo il massimo livello di innovazione tecnologica. Infine, tende a modificarsi la redditività in favore delle attività non inquinanti, facendo così traslare l’intera economia europea verso l’obiettivo della “non carbonizzazione”, come peraltro già previsto dalla Commissione per il 2050, ma con auspici per il 2040.

A comprova della bontà dell’intera impostazione è la considerazione che l’intero sforzo della transizione verso la zero carbon economy richiede ingentissime risorse finanziarie, tanto più grandi quanto maggiori sono le dispersioni di indirizzo. Pertanto, il nuovo corso della BCE si dimostra come l’irrinunciabile supporto finanziario per innescare e lanciare il processo, segnando la sintesi più efficace per dare, al contempo, concretezza e irreversibilità al percorso di riconversione green dell’economia europea, la prima al mondo a cimentarsi con una simile avveniristica impresa.