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DIRITTO
TUTELA DEI CONSUMATORI E GARANZIA DELLA CONCORRENZA
01/07/2018

di Francesco Bruno [Professore di diritto alimentare Università del Molise e Campus Biomedico e partner Studio Legale Pavia e Ansaldo]


Il diritto alimentare, originale invenzione europea, diventa modello di un nuovo “global food law” ancora di difficile affermazione

FOTO APERTURA - DIDA LUNGAIl diritto alimentare nasce, a livello europeo, con logica emergenziale a causa delle spinte dell’opinione pubblica dopo le crisi della BSE, del pollo alla diossina e del pesce al mercurio.




Ogni “difetto” del cibo ingerito, anche il più insignificante, può causare un danno alla salute, considerata da tutte le Costituzioni dei Paesi occidentali e dai Trattati internazionali come un diritto inviolabile

La distribuzione delle uova contaminate dall’insetticida fipronil nella scorsa estate, come pure i vari scandali legati, ad esempio, alla cosiddetta Terra dei Fuochi, ci ricordano la fragilità di alcuni settori strategici per la nostra economia, lo stretto legame tra attività produttiva e sicurezza pubblica e la singolarità del comparto di distribuzione dei prodotti alimentari. Il cibo ingerito diviene parte del nostro corpo e ogni suo “difetto”, anche il più insignificante, può causare un danno alla salute, considerata da tutte le Costituzioni dei Paesi occidentali e dai Trattati internazionali come un diritto inviolabile.

FOTO BLE REGOLE

Il quadro normativo di riferimento è il regolamento comunitario n. 178/2002 indirizzato alla costruzione di un autonomo sistema di gestione, controllo ed intervento sanzionatorio. Innanzitutto, il meccanismo di allarme rapido (Rapid Alert System for Food and Feed - RASFF) riferito alle emergenze alimentari. Prima della sua introduzione, noi non avremmo avuto contezza della provenienza, destinazione e probabile diffusione di una emergenza alimentare, in quanto - ai sensi dei Trattati europei - nel nostro continente le merci circolano liberamente tra Stati membri, senza ulteriori controlli di sorta. Il diritto alimentare si contraddistingue per una applicazione (al limite del metagiuridico) del principio di precauzione. Un’autorizzazione sanitaria preventiva al commercio di alimenti (oltre a quelle specifiche per i prodotti nuovi e con utilizzo di tecnologie alimentari innovative), che li presuppone totalmente privi di rischi per la salute, un complesso sistema di Agenzie a livello “centrale” europeo e nazionale, un’attenzione regolatoria ai profili di sostenibilità ambientale dell’attività produttiva, nonché per una suddivisione tra scelta politica di gestione del rischio, in capo ad una istituzione politico-amministrativa (la Commissione europea) e di valutazione dello stesso, in capo ad una autorità scientifico-amministrativa (l’Agenzia Alimentare Europea con sede in Italia, a Parma). Siffatta struttura appare in grado di tutelare i consumatori dalla commercializzazione di alimenti insalubri, le istituzioni sembrerebbero dialogare velocemente e i dati tecnici e logistici sono disponibili in tempo reale agli investigatori e agli organi di controllo dei vari Paesi.

FOTO C 1 - Controlli CC stalla - DIDA
                                    Controlli dei Carabinieri in un allevamento



Due considerazioni sono ineludibili. In primo luogo, manca ancora un tassello per rendere il sistema alimentare realmente efficiente: farlo diventare una “global food law”, cercando di indirizzare - a livello mondiale - tutti i soggetti protagonisti della filiera alimentare verso una sostenibilità nutrizionale ed ambientale, che passa attraverso un sostegno ai territori in quanto presidi di biodiversità, qualità del cibo e dei prodotti tradizionali. Tale passaggio, auspicabilmente, in futuro potrebbe realizzarsi attraverso il dialogo, lo scambio di idee tra studiosi e operatori, nonché attività di ricerca condivisa
orientata all’individuazione di comuni identità e valori.

IL MADE IN ITALY

Come è noto, è necessario difendere i nostri segni distintivi, onde evitare di nuocere fortemente ad una visione del settore alimentare che vede la qualità legata al territorio, alla tradizione e alle materie prime coltivate (o allevate) in climi ed habitat che fanno del comparto agroalimentare una nostra eccellenza assoluta. Le regole ancora non sono chiare ed efficaci e non aiutano le imprese alimentari italiane ad emergere sui mercati stranieri, e i consumatori spesso non sono in grado di effettuare scelte consapevoli su quanto stanno acquistando e poi mangiando. In parte, tale difficoltà è causata dal già richiamato contesto globale degli scambi e dal principio di territorialità, per cui non è possibile sindacare scelte anticoncorrenziali effettuate da Stati extraeuropei avverso le nostre denominazioni di origine. Qui solo la politica e la diplomazia possono cercare di limitare il cosiddetto italian sounding (ossia la vendita ingannevole di prodotti che sembrano italiani, ma che italiani non sono). In altra parte, la confusione deriva dall’ambiguità delle regole europee sulle etichette (il reg. n. 1169/2011), che ancora non consentono una piena trasparenza delle informazioni che devono essere trasferite al consumatore finale. Si tratta di passaggi di politica del diritto che quanto prima andrebbero affrontati e risolti, nella logica di tutelare le imprese oneste ed i consumatori.

I NUMERI

Quasi 20 milioni i chili di prodotti agroalimentari irregolari che sono stati sequestrati dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute e dal Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare nel periodo compreso tra gennaio 2017 e i primi mesi di quest’anno, per un valore complessivo di circa 600 milioni di euro. Circa 38.700 controlli e 1.726 le persone denunciate.

l diritto alimentare nel contesto globale: USA e UE a confronto

Francesco Bruno

Cedam Editore, 2017 - Euro 32,00

Viene affrontata nel volume la storia dell'evoluzione del diritto alimentare statunitense, prendendo le mosse dalla legislazione iniziale e mettendo in evidenza il progressivo accostarsi del diritto del cibo a quello agrario. Strettamente legati nell'oggetto e nei presupposti, oggi in misura crescente condividono istituti e strumenti di intervento, in ragione della decisiva circostanza che l'alimentazione umana è tuttora fondata quasi totalmente sui prodotti del settore primario, e nel contempo ponendo in rilievo «il contributo degli attuali scholars di food law statunitensi alla ricostruzione del diritto alimentare (europeo e nazionale)» quale possibile elemento per la rilettura del processo di integrazione europea.

 


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