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DIRITTO
LADRI DI RIFIUTI
21/12/2018
di Valentina Vattani

In molti casi si tratta di un vero e proprio sistema imprenditoriale. I materiali più gettonati sono rame, rottami ferrosi, apparecchi elettrici ed elettronici, batterie esauste

FOTO APERTURAMentre l’Unione Europea punta ad incrementare il riciclo dei rifiuti con la recente approvazione del “Pacchetto di misure per l’economia circolare”, in Italia purtroppo si assiste all’espandersi di un parallelo mercato illecito dei rifiuti destinati al recupero.

A più di vent’anni dall’introduzione della prima disciplina organica relativa alla “gestione dei rifiuti”, che ha consentito la nascita e l’evoluzione del settore del riciclo/recupero, intorno ai rifiuti si è formato un importante e redditizio giro economico, che ha attratto tuttavia gli appetiti anche di realtà criminali.

Le indagini condotte in questi anni nei confronti di soggetti che pongono in essere un’attività di gestione illegale di rifiuti provenienti sia dalla raccolta sul territorio, sia dalle isole ecologiche nonché dal rovistaggio dei cassonetti stradali, hanno evidenziato come in molti casi si tratti di un vero e proprio sistema imprenditoriale per fare soldi, che opera completamente in nero con evasione fiscale e tributaria, e che dirotta a proprio vantaggio una parte importante del flusso di rifiuti urbani e speciali.

FOTO B - DIDASCALIAVa inoltre considerato che le attività illecite connesse alla raccolta ed al recupero dei rifiuti, di fatto, vanno ad insidiare e comprimere i margini di operatività delle attività oneste, che invece rappresentano anche un’opportunità di sana occupazione.

In questo quadro si inserisce il sempre più crescente fenomeno del furto dei rifiuti presso i centri di raccolta comunali. I più gettonati sono i materiali che hanno un alto prezzo sul mercato, e dunque: rame, rottami ferrosi, apparecchi elettrici ed elettronici, batterie esauste.

 

LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI

Dietro questi furti - che possono sembrare illegalità minori - spesso proliferano delle vere e proprie organizzazioni criminali, come evidenziano le cronache giudiziarie degli ultimi anni. L’operazione Efesto, ad esempio, condotta dai Carabinieri Forestali di Reggio Emilia su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, ha permesso di scoprire un’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti muovendo le indagini proprio dal controllo di alcune isole ecologiche, dove soggetti non autorizzati prelevavano rottami ferrosi e non ferrosi per poi rivenderli ad un centro di recupero di rifiuti. Il giro di affari illeciti è stato stimato in due milioni di euro annui. Il fenomeno dei furti di rifiuti è ormai da qualche anno presente ed in continua crescita su tutto il territorio nazionale, e costituisce un anello di un più generale sistema illegale di gestione dei rifiuti che si è andato nel tempo sviluppando, con gravi ripercussioni anche sull’ambiente.

Si pensi - ad esempio - al furto delle batterie esauste, che sono classificate rifiuti pericolosi per l’alta percentuale di acido solforico e piombo in esse contenuta e che richiedono, perciò, particolari cautele per evitare perdite di liquidi pericolosi ed esalazioni nocive.

In particolare, il piombo ha un suo valore commerciale che si aggira intorno ai 75 centesimi al chilo, ma sul mercato nero può essere venduto anche a 35 centesimi al chilo: dunque un buon affare sia per chi può vendere a prezzo ribassato, non dovendo sostenere alcun costo, sia per gli acquirenti disonesti. Tuttavia per recuperare questo piombo le batterie devono essere smontate, e così l’acido solforico spesso viene smaltito illegalmente riversandolo sui terreni, con una possibile grave contaminazione. Infatti questo composto chimico è in grado di acidificare grandi bacini o fonti idriche sotterranee o superficiali, danneggiando irreparabilmente flora e fauna e nuocendo gravemente alle risorse idriche.

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I RIFIUTI DA APPARECCHIATURE ELETTRICHE ED ELETTRONICHE

Ma a sfuggire al sistema ufficiale di trattamento molto spesso sono anche i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Il ciclo commerciale di questi prodotti è ben regolamentato e prevede che il produttore o l’importatore di beni elettronici e tecnologici versi un contributo in base ai quantitativi venduti. Tale contributo, pagato dal cliente al momento dell’acquisto, è destinato a finanziare il sistema di raccolta delle apparecchiature dismesse dai consumatori, per avviarle a corretto recupero/riciclo.

Tuttavia l’efficienza di questo sistema è insidiata dal concorrente mercato illegale portato avanti spesso grazie anche alla connivenza di commercianti, ditte di installazione e manutenzione, trasportatori abusivi e gestori di impianti, che concorrono a vario titolo tra loro a sottrarre i rifiuti dal corretto percorso gestionale. Ed anche in questo caso il danno non è solo economico, ma anche ambientale. Si pensi infatti a chi, abusivamente, smonta gli elettrodomestici (frigoriferi, lavastoviglie, lavatrici etc.) per ricavare le parti immediatamente monetizzabili come rame e ferro. Così facendo, ad esempio, per prelevare le serpentine in rame dei frigoriferi vengono contemporaneamente liberati nell’aria i pericolosi gas refrigeranti o peggio si dà fuoco alle guaine, mentre le carcasse non remunerative vengono poi abbandonate, andando ad alimentare la proliferazione di numerose discariche abusive sparse sul territorio.

FOTO DUn discorso a parte spesso viene fatto nei confronti dei “rovistatori” dei cassonetti stradali di rifiuti. Quotidianamente nelle nostre città si vedono uomini, donne e bambini di diverse nazionalità che, con carrelli e lunghe aste uncinate raccolgono dai cassonetti tutto ciò che può essere venduto sul mercato del recupero. In questo caso ci si chiede se possa essere considerato furto rubare qualche cosa che altri hanno voluto “buttare”. Al di là degli aspetti più strettamente giuridici, il fenomeno andrebbe comunque visto nella sua globalità. Infatti va tenuto presente che spesso anche dietro tali soggetti vi è la criminalità che ha delegato questo lavoro di rovistaggio dei cassonetti e di smaltimento illegale dei rifiuti. Ed allora forse ci si dovrebbe domandare se non sia meglio contrastare tutte le pratiche illecite che alimentano la filiera dell’abuso, compreso il furto dai cassonetti. Un più ampio sistema legale di gestione dei rifiuti, oltre a generare pulizia ambientale e reddito per l’economia, può contribuire anche all’incremento dell’offerta di posti di lavoro regolari a beneficio anche di soggetti più svantaggiati. Piuttosto che chiudere gli occhi e lasciare queste persone vivere costantemente in bilico tra tolleranza ed illegalità.

 

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