Menu
Mostra menu
DIRITTO
LA TUTELA DELL’ARIA
17/12/2018
di Valentina Vattani

L’aria pulita è essenziale per la vita, ma sta diventando un bene sempre più prezioso a causa dei livelli di inquinamento che ne compromettono la salubrità

FOTO APERTURA - DIDA LUNGA




















L’inquinamento atmosferico è la prima causa ambientale dei decessi prematuri nei Paesi dell’Unione Europea







Nella Comunicazione della Commissione Europea COM (2013) 918 final (un programma “Aria pulita” per l’Europa) si legge che l’inquinamento atmosferico rimane la prima causa ambientale di decessi prematuri nei Paesi dell’Unione Europea. Inoltre, tale inquinamento può portare all’insorgere di gravi patologie, tra cui quelle respiratorie, e l’aggravarsi di problemi cardiovascolari. 
Nel corso degli anni l’Unione Europea ha lavorato per migliorare la qualità dell’aria, adottando una serie di disposizioni legislative finalizzate a monitorare e ridurre le emissioni nocive a lungo termine, che concorrono a danneggiare anche l’ambiente naturale. 
Uno dei principali provvedimenti normativi è rappresentato dalla Direttiva 2008/50/Ce relativa alla “qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa”, che ha istituito un quadro normativo unitario in materia di valutazione e gestione della qualità dell’aria. 
In generale, l’azione comunitaria si è mossa percorrendo due direzioni principali: 
• da una parte sono stati individuati dei limiti di concentrazione per i diversi inquinanti ritenuti più pericolosi per la salute umana e la protezione degli ecosistemi;
• mentre per un altro verso sono stati stabiliti dei metodi e sistemi di valutazione della qualità dell’aria comuni per tutti gli Stati membri.

 

LA SITUAZIONE IN ITALIA
Dalla “Relazione sullo stato dell’ambiente 2016” emerge come i dati di monitoraggio raccolti abbiano evidenziato il superamento dei limiti fissati dalle direttive europee in molte zone del nostro territorio (soprattutto le grandi aree urbane e l’area del Bacino Padano). 
La maggiore fonte di emissione è rappresentata dal trasporto stradale. Per quanto concerne invece le emissioni di particolato,FOTO B
 queste originano principalmente dalla combustione delle biomasse negli impianti di riscaldamento domestico. Peraltro va tenuto presente che anche la diffusa pratica di bruciare ramaglie e scarti vegetali contribuisce all’inquinamento dell’aria perché produce, tra l’altro, benzopirene, altamente nocivo per la salute umana. 
A livello nazionale, la Direttiva 2008/50/Ce è stata recepita dal Decreto legislativo 13 38 #Natura agosto 2010, n. 155 che fissa i valori limite e le soglie di allarme per le concentrazioni nell’aria degli inquinanti ritenuti più pericolosi (biossido di zolfo, biossido di azoto, benzene, monossido di carbonio, piombo e PM10) ed i valori obiettivo per le concentrazioni nell’aria di arsenico, cadmio, nichel e benzo(a)pirene, idrocarburi policiclici aromatici. 
Il decreto conferisce alle Regioni competenza primaria sulla materia, lasciando ad esse il compito di svolgere le attività di valutazione e di pianificazione, che sono finalizzate a conoscere la situazione del contesto nazionale e ad identificare le misure più efficaci per il rispetto dei valori di qualità dell’aria. 
Sono individuati quattro interventi fondamentali: 
• la suddivisione del territorio in zone e agglomerati (c.d. classificazione territoriale) ai fini della valutazione della qualità dell’aria ambiente, che prevede anche l’inventario regionale delle sorgenti di emissione;
• la rilevazione ed il monitoraggio del livello di inquinamento atmosferico, basato principalmente su un sistema di centraline di rilevamento;
• l’adozione, in caso di superamento dei valori limite, di misure di intervento sulle sorgenti di emissione;
• l’elaborazione, di concerto con gli enti locali interessati, dei “Piani di qualità dell’aria”. 
In particolare, tramite i Piani regionali vengono stabilite le strategie che le Regioni adottano per tutelare la qualità dell’aria e perseguire la riduzione delle emissioni attraverso prescrizioni, divieti o limitazioni. A loro volta i Comuni, sulla base delle indicazioni che provengono dalle Regioni, elaborano il Piano di azione comunale in cui vengono delineati gli interventi da effettuare. 

LA STRATEGIA NAZIONALE PER RIDURRE L’INQUINAMENTO DELL’ARIA 
FOTO DData la necessità di risolvere il problema dei superamenti delle concentrazioni limite degli inquinanti nell’aria - soprattutto nelle aree urbane - il 30 dicembre 2015 è stato firmato un Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Ambiente, la Conferenza delle Regioni e Province autonome e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) per definire misure omogenee su scala di bacino, con lo scopo di migliorare e tutelare la qualità dell’aria. 
Tra le misure di urgenza temporanee in caso di superamento per più giorni consecutivi dei valori limite delle concentrazioni di PM10:
• la riduzione di 2 gradi delle temperature massime di riscaldamento negli edifici pubblici e privati;
• la limitazione dell’utilizzo della biomassa per uso civile laddove siano presenti sistemi alternativi di riscaldamento. Altri interventi più strutturali sono:
• la riduzione delle emissioni degli impianti di riscaldamento delle grandi utenze, tramite l’agevolazione del passaggio a combustibili meno inquinanti;
• il passaggio a modalità di trasporto pubblico a basse emissioni, attuato con il progressivo rinnovo del parco mezzi, ed il miglioramento delle infrastrutture del trasporto pubblico locale;
• la promozione di buone pratiche agricole finalizzate alla limitazione delle emissioni di ammoniaca derivanti dalla somministrazione di fertilizzanti azotati;
• l’aumento del verde pubblico all’interno delle aree urbane.
BENEFICI ECONOMICI
La Commissione Europea ha sottolineato come una politica forte in materia di aria determini anche considerevoli benefici economici diretti. Si è calcolato, infatti, che la riduzione delle spese sanitarie dovuta alla minore incidenza delle malattie legate all’inquinamento e gli sviluppi nel settore delle tecnologie pulite andranno a compensare integralmente i costi di conformità.