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DIRITTO
FOOD HEALTH, FOOD SAFETY E SVILUPPO SOSTENIBILE TRA STATI UNITI E UNIONE EUROPEA
25/05/2018

di Francesco Bruno

Professore di diritto alimentare Università del Molise e Campus Biomedico e partner Studio Legale Pavia e Ansaldo

 


Un confronto tra le normative nel settore della tutela agroalimentare


FOTO AÈ opinione comune che in Europa e negli Stati Uniti vi siano due diversi sistemi agroalimentari in totale contrapposizione, fondati su differenti modelli di alimentazione, nutrizione e sostegno alla attività primaria e all’ambiente. In particolare, il “messaggio” che passa attraverso i mass media è che le opinioni pubbliche (eureopea ed americana), che ovviamente hanno un ruolo determinante nell’influenzare politiche e scelte legislative in un settore “sensibile” come quello alimentare, abbiano indirizzi diversi. Particolarmente attenta ai profili salutistici e ambientali, nonché prudente di fronte all’evoluzione tecnologica applicata agli alimenti, quella europea, più aperta allo sviluppo della scienza per ragioni nutrizionali e meno “spaventata” dalle conseguenze sull’ambiente e sulla salute derivanti dalla commercializzazione di prodotti diversi da quelli convenzionali, quella nordamericana.

Ciò, in realtà, non è corretto. Il diritto europeo (e di conseguenza, quello italiano) si contraddistingue per un’applicazione (al limite del metagiuridico) del principio di precauzione. Una autorizzazione sanitaria preventiva al commercio di alimenti (oltre a quelle specifiche per i prodotti nuovi e con utilizzo di tecnologie  alimentari innovative) che li presuppone (totalmente) privi di rischi per la salute, un complesso sistema di Agenzie a livello “centrale” europeo e nazionale, una attenzione regolatoria ai profili di sostenibilità ambientale dell’attività produttiva, nonché una suddivisione tra scelta politica di gestione del rischio, in capo ad una istituzione politico-amministrativa e di valutazione dello stesso, in capo ad una autorità scientifico-amministrativa.

FOTO BDue sistemi a confronto

Con l’adozione del Food Safety Modernization Act (FSMA) nel 2011, gli USA hanno sostanzialmente ricalcato il sistema alimentare europeo di food safety (ma - ovviamente - con le dovute distinzioni) per come si è evoluto con il regolamento UE 178/2002, che coniuga principio di precazione ed esigenze di libera circolazione dei prodotti. Perciò, anche nel diritto nordamericano -seppur con tutte le sue peculiarità in quanto fondato sulla common law e su una tipica architettura costituzionale ed istituzionale- assumono centralità la filiera alimentare, l’etichetta e i messaggi sulle proprietà del prodotto alimentare e le definizioni di alimento e consumatore, nonché le istituzioni del sistema, ossia la Food and Drug Administration (FDA) e lo USDA (lo US Department of Agriculture, il dicastero agricolo).

Il confronto tra i due sistemi non porta ad una divaricazione delle regole, bensì ad un loro sempre maggiore (consapevole) avvicinamento progressivo nel tempo. Nell’ordinamento statunitense la protezione del consumatore di alimenti non è semplicemente demandata alle sanzioni penali, bensì a poteri inibitori di “sequestro” o “confisca”: le mandatory recall. Esse sono finalizzate, in linea con gli stringenti poteri, anche regolatori, della FDA, ad attuare il principio di precauzione. La comunicazione assume un ruolo centrale nel rapporto tra impresa alimentare e cittadino e il legislatore USA, esattamente e specularmente a quello UE, è particolarmente puntiglioso e severo nel dettare la disciplina obbligatoria delle informazioni che il consumatore deve ricevere in modo da consentirgli di effettuare scelte consapevoli. In entrambi gli ordinamenti, al contempo, il cittadino è responsabilizzato a ricevere tali notizie e diviene soggetto attivo (e non solo passivo, destinatario di protezione) della filiera.

FOTO CCiò appare particolarmente evidente nella disciplina degli alimenti ad “elevato livello” tecnologico (prodotti funzionali, integratori alimentari, novel foods e OGM) e i profili di food health collegati a noti casi giurisprudenziali su obesità e junk food, nonché quelli sulla scarsa trasparenza nel messaggio (pubblicitario e non) sulle “qualità” dell’alimento. In riferimento alle applicazioni tecnologiche alimentari avanzate, la food law statunitense ed europea dispongono una serie di procedure cogenti per l’utilizzo di nomi che possano essere decettivi nei confronti del cittadino che, a vario modo, cerca di preservare (e migliorare) la salute attraverso il consumo di alimenti. Altresì sugli OGM, seppur essi negli Stati Uniti non sono considerati prodotti contenenti sostanze artificiali e quindi da autorizzare preventivamente e specificatamente dalla FDA (come invece accade in Europa con la European Food Safety Authority-EFSA), sembrerebbe esservi una particolare attenzione da parte dell’Agenzia affinché i consumatori siano edotti della salubrità degli alimenti che li contengono (o da cui provengono) e non abbiano dubbi in merito ad eventuali controindicazioni per la loro salute (o dei loro discendenti) collegate al loro consumo.

Consumo di alimenti e salute

FOTO ETuttavia, è soprattutto lo studio dei cosiddetti food fights che conferma la stretta analogia tra i due sistemi alimentari, fondati entrambi sul ruolo centrale della filiera, in quanto essi si stanno dirigendo verso un passaggio cruciale. La questione della salute collegata al consumo di alimenti insalubri (unsafe) non è più correlata esclusivamente alla libertà del privato, il quale -seppur consapevole delle conseguenze dannose provocate da una alimentazione non curata- per ragioni diverse (economiche, ecc.) continua a non modificare il proprio regime alimentare. Essa sta divenendo un problema collettivo, che necessita di uno strumentario giuridico differente, che fuoriesca da quello tipico “privatistico” e divenga trasversale (o misto tra pubblico e privato). Il percorso che stanno intraprendendo i legislatori (statunitense ed europeo) si indirizza verso il trasferimento dalla collettività alle imprese dei costi subìti dal singolo cittadino per la mancanza di food health, come avvenuto con i danni da tabacco e la tutela ambientale.

In riferimento a quest’ultimo aspetto si trova la conferma definitiva di un percorso unitario di UE e USA verso una “global food law”: oramai in entrambi gli ordinamenti è lo sviluppo sostenibile il principio che si persegue nelle politiche di sostegno al settore primario (costituente tuttora il pilastro fondamentale del sistema alimentare).

Il percorso unitario, tuttavia, non è ancora compiuto, a causa della diversa visione del rapporto tra territorio ed alimento, unico punto in cui i legislatori (e le opinioni pubbliche) americano ed europeo sono ancora distanti: in Europa (seppur con diverse variabili tra Stati membri) il primo viene considerato come una “espressione immateriale” da valorizzare ai fini commerciali del prodotto, in quanto di per sè valore, tradizione e qualità dell’alimento. Esso, al contrario, nell’ordinamento statunitense è meramente destinatario di politiche di sostegno ed assistenza: sono le comunità rurali (e non solo, anche gli indigenti in genere, seppur residenti in aree metropolitane, attraverso i cosiddetti food stamps) i soggetti meritevoli di aiuto. Il territorio assume rilievo ai fini della preservazione ambientale o perchè assicura il più possibile al consumatore, in quanto collegato in quella che noi chiameremmo filiera corta, un cibo sano (healthy) ed ecocompatibile. Tale differenza auspicabilmente in futuro potrebbe essere anch’essa eliminata, attraverso il dialogo, lo scambio di idee tra studiosi e attività di ricerca condivisa orientata all’individuazione di comuni identità e valori.