Menu
Mostra menu
DIRITTO
COSTITUZIONE E AMBIENTE
14/12/2018
di Francesco Bruno [Professore di diritto alimentare Università del Molise]

A settanta anni dalla promulgazione della Costituzione, il lungo cammino interpretativo verso l’affermazione di un diritto fondamentale della personalità

FOTO A Piana castelluccio - di Nicola Grande

FOTO  Piana castelluccio - di Nicola Grande
Pian Grande di Castelluccio, al confine tra Umbria e Marche, all'interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, racchiude l'essenza del paesaggio italiano, dove natura e uomo convivono da secoli. Foto Nicola Grande


La nostra Carta Costituzionale - seppur entrata in vigore in un periodo storico in cui certamente erano sconosciuti, o quantomeno non rilevanti ai fini collettivi, l’inquinamento del suolo e sottosuolo, i cambiamenti climatici, la limitazione della quantità e qualità delle risorse idriche – è connotata da una naturale “forza ambientale centrifuga”. A conferma della lungimiranza dei Costituenti, a 70 anni dalla sua promulgazione, dottrina e giurisprudenza hanno ricostruito negli anni il diritto alla tutela e alla preservazione dell’ambiente quale diritto fondamentale della persona. È stato un cammino interpretativo non scevro da ostacoli, ma che oggi può considerarsi concluso.
In primo luogo, si è riconosciuta - da parte della giurisprudenza prevalente - autonoma rilevanza al “bene ambiente”, ricondotto in via interpretativa agli artt. 2, 9 e 32 della Costituzione, che prevedono, rispettivamente, il riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo, la tutela del paesaggio e della salute. Il Giudice delle leggi, in particolare, ha parlato di ambiente quale bene immateriale unitario, sebbene con varie componenti. Ciascuna di esse può anche costituire, isolatamente e separatamente, oggetto di cura e tutela, ma tutte, nell’insieme riconducibili ad unità, nel senso che l’ambiente è un bene unico, in sé distinto dai beni che ne fanno parte e questi non sono altro che le entità materiali di cui la realtà è composta. FOTO BLa dottrina ha in tal modo riconosciuto il diritto all’ambiente come diritto assoluto e perfetto, ovvero come diritto fondamentale della personalità, direttamente azionabile dal singolo.
Tuttavia, soprattutto l’art. 32 appare introdurre più un diritto (individuale) all’integrità psicofisica che un diritto (collettivo) alla tutela della persona nell’ambiente (all’ambiente salubre). Ed infatti, in altre decisioni, la Corte Costituzionale ha precisato che l’ambiente costituisce “un valore costituzionale dal contenuto integrale”, ossia una pluralità di valori collegati ad una serie di situazioni soggettive diversamente strutturate e diversamente tutelabili; in altre parole, non esisterebbe un diritto all’ambiente. Ciò comporta un’assenza del concetto unitario di ambiente e l’introduzione di diverse regole a “finalità ecologiche” nei vari settori del diritto finalizzate a tutelare varie autonome entità, quali il paesaggio, il patrimonio idrico, la biodiversità, la salute dei cittadini, ecc..

FOTO C - AltoAdige - Foto Copertina Lago Wackerer – Helmuth Rier
FOTO  - AltoAdige - Foto Copertina Lago Wackerer – Helmuth Rier

Il Wackerer Lacke, ai piedi delle Odle di Eores, Bolzano - Alto Adige. Foto Helmuth Rier
AGRICOLTURA E AMBIENTE 
Allora, verso l’inizio del nuovo millennio, in tale logica è apparso fondamentale il collegamento tra agricoltura ed ambiente, nel senso che l’attività produttiva agricola assume i connotati di un’“attività ambientale” che tutela la salute dei consumatori attraverso prodotti alimentari sani e protegge il paesaggio, la biodiversità ed il territorio. Così, non si può non considerare l’art. 44 della Costituzione, in una sua lettura evolutiva. Esso dispone che “al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera”. La nozione di suolo prevista nell’art. 44 Cost., anche alla luce della nuova politica comunitaria di sviluppo del territorio rurale e dell’ambiente, sembrerebbe avere un significato più ampio di quello proprio del termine terra. E non si può non convenire con quella parte della dottrina che ha precisato che l’indicazione delle finalità del “razionale sfruttamento del suolo” si offre a considerazioni certo più ampie di quelle proprie di una riflessione ispirata a mere esigenze di politica agraria, sicché si potrebbe intendere il successivo riferimento all’imposizione di “obblighi e vincoli alla proprietà terriera” come finalizzata a garantire lo sviluppo sostenibile delle risorse naturali e del territorio. 

FOTO DL’EQUILIBRIO DELLE LIBERTÁ 
Ciò che è insito nella nostra Carta Costituzionale (e la rende così “preziosa” sotto il profilo esegetico) è il rapporto tra uomo e natura, che si presenta come un difficile equilibrio tra le due tipologie di “libertà” (nell’accezione di I. BERLIN, Due concetti di Libertà, Milano, 2000): la libertà “di” (esercitare attività imprenditoriali); la libertà “da” (l’inquinamento provocato da queste). L’una limita l’altra, ma creano un sistema in assoluto equilibrio. In un periodo in cui la competizione geoeconomica e degli assetti istituzionali assume connotati determinanti, la specifica criticità italiana è forse da addebitare alla predominante impostazione formalistica dei principali centri di produzione di norme; alla cultura pubblicistica ivi dominante, salvo alcune aperture al cosiddetto diritto negoziale.
FOTO E - Foto di Daria Victorini - Bosco di faggio nel Parco Regionale dei laghi di Suviana e Brasimone
FOTO  - Foto di Daria Victorini - Bosco di faggio nel Parco Regionale dei laghi di Suviana e Brasimone
Un bosco di faggio nel Parco Regionale dei laghi di Suviana e Brasimone sull’Appennino bolognese. Foto Daria Victorini



Quindi, appare oggi evidente come i Costituenti avessero già chiara la necessità di ridisegnare l’intervento pubblico (nel settore delle risorse naturali), attraverso una nuova combinazione dei rapporti pubblico-privati, tesi a governare in una struttura mista sia il territorio, che la capacità di impiego delle diverse risorse dello stesso. Centrale è l’applicazione della sussidiarietà in senso orizzontale, che non mortifica l’iniziativa economica; anzi, la indirizza verso gli obiettivi della nostra Carta Costituzionale (come indicati dall’art. 41, comma 2) e verso le “libertà sostenibili”, fondamento del Trattato sull’Unione Europea (artt. da 2 a 6).


COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Art.9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.