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COSTUME E SOCIETA'
TARTARUGHE IN VIAGGIO
15/06/2020

di Gabriele Salari


La cantante Giorgia doppiatrice d’eccezione nel cortometraggio d’animazione realizzato da Greenpeace per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della protezione degli habitat marini


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La cantante Giorgia durante la registrazione del cortometraggio.












Giorgia è emozionata. Per una cantante come lei, con oltre 25 anni di carriera all’attivo, non lo si direbbe. C'è sempre una prima volta per tutti però, e Giorgia presta straordinariamente la sua voce per un corto d'animazione, “Tartarughe in viaggio”, realizzato per Greenpeace dal pluripremiato studio Aardman, creatore tra gli altri di “Galline in fuga”. Con la partecipazione straordinaria dei premi Oscar Olivia Colman e Dame Helen Mirren, per la versione internazionale, il corto ha per l'edizione italiana le voci di Giorgia e Adriano Giannini.

La storia è quella di una famiglia di tartarughe che tenta di tornare a casa, in un oceano che è sempre più minacciato da cambiamenti climatici, inquinamento da plastica, trivellazioni petrolifere e pesca eccessiva. “È un viaggio di ritorno verso casa che presenta diversi problemi” racconta Giorgia, voce di mamma tartaruga e “Ambasciatrice degli Oceani” per Greenpeace. “Ci sono le trivellazioni petrolifere, il mare è molto inquinato, c’è plastica ovunque. È un modo molto poetico e gentile di richiamare l’attenzione umana sui problemi che la natura ci mette davanti e che sono il frutto del nostro lavoro scellerato”.

“La collaborazione a questo cortometraggio mi ha fatto guadagnare dei punti con mio figlio, che è molto orgoglioso di me. La casa è quanto di più prezioso abbiamo, uno spazio sicuro per noi e la nostra famiglia. Eppure la stiamo togliendo a tartarughe, balene, pinguini e tanti altri animali. Penso che non si possa cambiare il passato, i danni che abbiamo recato agli oceani, ma che si possa chiedere un futuro migliore per noi e per chi verrà dopo di noi”.

“Sono felice di dar voce a una tartaruga. Se non agiamo ora, rischiamo di causare danni irreversibili ai nostri oceani e di perdere alcune specie per sempre. Spero che questo corto faccia prendere coscienza a sempre più persone dei danni che stiamo causando al mare”. Negli ultimi 500 anni, infatti, le popolazioni di tartarughe marine si sono fortemente ridotte, principalmente a causa della predazione. Oggi le principali minacce alla loro sopravvivenza sono la pesca industriale, l’urbanizzazione costiera, l’inquinamento e i cambiamenti climatici. Le tartarughe marine migrano per migliaia di chilometri attraverso i mari per spostarsi tra le spiagge dove nidificano, le aree dove si accoppiano e quelle più ricche di cibo per alimentarsi.

 

LE MINACCE GLOBALI

Uno studio realizzato per tracciare le migrazioni della specie liuto, la più grande al mondo, offre risultati allarmanti. Lo studio Turtles Under Threat, pubblicato da Greenpeace, mostra come a causa dei cambiamenti climatici le tartarughe debbano viaggiare quasi il doppio per raggiungere le aree dove si alimentano, consumando una gran quantità di energia. Questo potrebbe avere impatti gravissimi sulla loro già ridotta capacità di deporre uova. Il numero di uova deposte sulle spiagge della Guyana francese rispetto agli anni Novanta è diminuito di circa 100 volte, con meno di 200 nidi per stagione, rispetto ai 50mila di allora. “Sei delle sette specie di tartarughe marine sono minacciate di estinzione e senza un’azione urgente la situazione non potrà che peggiorare. Non c’è più tempo da perdere: i governi di tutto il mondo devono firmare un Accordo Globale che garantisca la reale protezione degli oceani. La comunità scientifica chiede di tutelare almeno il 30% della superficie marina entro il 2030 con una rete di Santuari per permettere alla vita marina di sopravvivere in un mondo sempre più minacciato dalle attività umane, cambiamenti climatici in primis” dichiara Giorgia Monti, Campagna mare di Greenpeace Italia.

 

LE NOSTRE TARTARUGHE

E le tartarughe di casa nostra come se la passano? Le minacce vanno dalla plastica, sempre più abbondante in mare, che questi animali mangiano scambiandola per meduse, all'inquinamento, alla pesca.

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Nel nostro Paese operano numerosi centri di recupero delle tartarughe, dall’Emilia Romagna alla Sicilia passando per la Puglia, la Sardegna e la Calabria.











Ogni anno nel Mediterraneo la pesca professionale causa la cattura “accidentale” di oltre 130mila esemplari di Caretta caretta, specie prioritaria inserita nella Direttiva Habitat e classificata come “vulnerabile” dalla Lista Rossa della IUCN. Circa 50mila tartarughe vengono catturate nei mari italiani, abboccando agli ami o rimanendo impigliate nelle reti, e circa 10mila non sopravvivono alla cattura.

Una buona notizia arriva dall’Area Marina Protetta di Porto Cesareo (LE), sulla costa ionica, che ha istituito un fondo di soccorso per pescatori che salvano le tartarughe.

Il progetto europeo TartaLife sta sperimentando in alcune marinerie italiane che usano lo strascico un dispositivo meccanico denominato TED (Turtle Excluder Device, letteralmente “Meccanismo di esclusione della tartaruga”) e promuovendo l’uso degli ami circolari al posto di quelli cosiddetti a “J” tradizionali.