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COSTUME E SOCIETA'
QUANDO IL MARKET È MINI
19/12/2018
di Luisa Persia

Spuntano come funghi, vendono di tutto e sono sempre aperti

FOTO APERTURA - DIDALa scorsa estate a Roma, in zona San Lorenzo, quartiere universitario molto frequentato per la presenza di ristoranti, pub e locali notturni, due minimarket sono stati chiusi in esecuzione di ordinanze del Prefetto, a seguito delle segnalazioni dei Carabinieri della locale Stazione che hanno accertato ripetute violazioni amministrative.

E ancora, sono stati sequestrati 200 chili di carne, suina e pollame, conservati ad una temperatura non adeguata in un minimarket di Padova.

E poi, nel Centro Storico della Capitale, Patrimonio Unesco dal 1980, al posto di un’antica bottega di giocattoli aperta nel 1962 a Piazza Navona, c’è adesso un altro minimarket con paccottiglia venduta come Made in Italy, magliette azzurre e limoncello di cui il commesso bengalese e il cassiere cinese fanno vanto.

Si tratta di esercizi di vicinato per la cui apertura è richiesta una semplice segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) al Comune. Questi negozi non sono autorizzati alla somministrazione, ma solo alla vendita di confezioni di alimenti, bevande o altri generi di consumo.

In realtà i minimarket vendono principalmente alcolici. A volte oltre l’orario consentito. Anche a minorenni. Anche a persone già in evidente stato di ubriachezza.

FOTO BIn poche parole, questi negozietti fanno una vera e propria concorrenza a bar, pub e locali notturni. Non essendo autorizzati alla somministrazione, non possono aprire le bottiglie né versarne il contenuto nei bicchieri. Non possono in nessun caso vendere alcolici dalla mezzanotte alle 6, la violazione comporta sanzioni amministrative (da 5mila a 20mila euro, 6.667 euro in misura ridotta). Le violazioni amministrative riguardano anche la tracciabilità dei prodotti, l’omessa indicazione dei prezzi e la mancata esposizione della SCIA.

Se un esercizio commerciale viene sanzionato amministrativamente più volte, il Prefetto può disporne la chiusura per 15 giorni (30 in caso di recidiva).

Alle persone in stato di ebbrezza e ai minori non possono essere venduti alcolici. Si tratta di reati. Le notizie degli ultimi mesi raccontano di minorenni che hanno avuto seri problemi legati all’assunzione di alcool che avevano acquistato proprio nei minimarket. I ragazzi si rivolgono a loro, visto che i gestori chiudono un occhio o tutti e due sull’età degli avventori. Inoltre, non abbassando le serrande neanche a tarda sera, nei loro paraggi avvengono spesso risse e schiamazzi notturni.

 

FOTO CUN FENOMENO IN CRESCITA

Spuntano come funghi nelle nostre città ormai. Generalmente gestiti da cittadini stranieri (soprattutto bangladesi), hanno conosciuto un rapido incremento negli ultimi anni. È un fenomeno che si inscrive nella più generale crescita delle imprese straniere, che secondo i dati Unioncamere a giugno 2017 avevano superato quota 580mila, pari a circa il 10% delle imprese attive sul territorio nazionale.

“Quello dei minimarket è anche un fenomeno che, da un lato, si inserisce nel processo di trasformazione delle abitudini di spesa della popolazione residente nelle grandi città e nei centri delle aree metropolitane, che ha portato a una riscoperta dei negozi di prossimità. Molti clienti sono consumatori con una modesta disponibilità monetaria, come i pensionati o, all’opposto, i giovani che frequentano le zone della movida. -dichiara Dante Sabatino dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del CNR - E dall’altro, rappresenta un esempio classico di maturità della presenza bangladese in Italia e il punto di arrivo del progetto migratorio. Come pure dimostrato dalle attività autonome intraprese da molte delle collettività straniere presenti nelle diverse regioni d’Italia (si pensi alle imprese manifatturiere cinesi in Toscana, ai ristoranti cinesi nelle maggiori città italiane, in particolare a Milano, alle imprese di costruzione rumene presenti un po’ ovunque o alle attività commerciali marocchine a Torino e a Milano)”.

Inoltre, il minimarket è l’attività che consente di avere un reddito stabile e che permette al titolare di potersi ricongiungere alla famiglia o di metterne su una. Nel 2014-15 la comunità bangladese a livello nazionale ha inviato in patria oltre 453 milioni di euro.

Questo tipo di commercio è cresciuto anche grazie alla disponibilità dei lavoratori stranieri ad effettuare turni di lavoro molto lunghi e anche spesso ad accontentarsi di guadagni abbastanza modesti. Al tempo stesso, rappresenta anche una forma di concorrenza per la grande distribuzione che ha risposto con l’apertura h24 di molti supermercati.