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COSTUME E SOCIETA'
LA DIFESA DEGLI ANIMALI NELLA STORIA
18/12/2018

di Annalisa Maiorano


In Italia l’attivismo zoofilo si è spesso intrecciato con la politica, crescendo per consistenza, visibilità e legittimazione nei momenti di accelerazione e modernizzazione socio-culturale


APERTURA - DIDA LUNGACompagni di vita e di gioco, capaci di donare allegria, gioia e felicità. Gli animali domestici, oggi, sono parte integrante delle nostre famiglie. Gli italiani li amano e spendono per loro cifre folli: oltre un miliardo di euro l’anno. Siamo un Paese di pet lovers.

Gandhi affermava che la grandezza e il progresso morale di una nazione si misurano dal modo in cui tratta gli animali e, in questo, l’Italia attualmente rappresenta una realtà abbastanza attenta ai loro diritti, ma ancora molto si può e si deve fare.

Sono numerose le associazioni, di volontariato e non, per la protezione degli animali e il loro impegno quotidiano è quello di portare avanti campagne di sensibilizzazione contro l’abbandono e il maltrattamento, supportate dalle istituzioni come ad esempio dall’attività svolta dalla Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati a danno degli Animali (SOARDA), dei Carabinieri.

La professoressa Giulia Guazzaloca, docente di storia contemporanea presso l’Università di Bologna è l’autrice di un saggio molto interessante dal titolo “Primo: non maltrattare” edito da Laterza. Uno studio analitico sull’evoluzione dell’attivismo zoofilo che fotografa attraverso la relazione tra umani e animali lo “stare insieme di una comunità”.

FOTO BIl titolo rimanda in qualche modo ai dieci comandamenti: “Primo: non maltrattare”.

Il titolo, che effettivamente richiama i dieci comandamenti, ha un duplice significato: storico e di orientamento morale. Da un lato, infatti, la tutela animale si è manifestata in origine, nel corso dell’Ottocento, come invito a non esercitare maltrattamenti e crudeltà “inutili”; è nata, in sostanza, dalla volontà di impedire semplicemente comportamenti violenti nei loro confronti. Dall’altro lato, sul piano etico, il “non maltrattare” rappresenta il primo passo di un percorso, lungo e complesso, che i teorici dell’animalismo e dell’antispecismo ritengono dovrebbe portare alla “liberazione” degli Quando si inizia a parlare in Italia di protezionismo animale?

La prima società zoofila italiana nacque a Torino nel 1871, ma le istanze del protezionismo animale avevano cominciato a farsi strada già nell’Italia preunitaria. Quella di Torino, che rimase una delle più importanti e attive nel panorama nazionale, venne fondata grazie all’interessamento della contessa inglese Anna Winter, attivista dell’associazione britannica contro le crudeltà sugli animali, e di Giuseppe Garibaldi.

FOTO C - DIDAEsiste una correlazione tra movimenti politici e tutela degli animali?

Nate in molti Paesi europei e negli Stati Uniti già all’alba dell’età contemporanea, tra Sette e Ottocento, le istanze della tutela animale si sono sviluppate storicamente all’interno delle più vaste trasformazioni politiche, sociali, economiche e culturali che il mondo occidentale ha conosciuto negli ultimi due secoli. In questo senso, quindi, ci fu una correlazione con la cultura liberale e con gli ideali di progresso e civiltà che fecero da sottofondo alla storia del XIX secolo; in particolare con i valori che caratterizzarono l’Inghilterra vittoriana.

Nel suo divenire storico, poi, anche in Italia il movimento per la difesa degli animali si è spesso intrecciato con la “grande politica” crescendo per consistenza, visibilità e legittimazione nei momenti di accelerazione riformatrice e modernizzazione socio-culturale: la seconda metà dell’Ottocento e gli anni che precedettero la Prima Guerra mondiale, gli anni Settanta del XX secolo e, dal punto di vista sia legislativo sia organizzativo, gli anni Novanta-Duemila.

FOTO D - DIDADa Garibaldi a Mussolini fino alle odierne battaglie vegane, il filo conduttore è lo stesso, ma è cambiato l’approccio, la sensibilità e il modo di relazionarsi con il mondo animale.

In origine l’asse portante dei movimenti dell’animal advocacy era costituito dai valori che il mondo liberal-borghese considerava alla base del processo di “civilizzazione”: responsabilità individuale e collettiva, decoro e moralizzazione pubblica, rispettabilità e autodisciplina, benevolenza verso i più deboli, tutela della proprietà privata. Erano valori prettamente “umani” dai quali era di fatto esclusa l’eventualità di estendere alle altre specie una qualche forma di protezione etica, così come era estranea all’universo delle associazioni zoofile la prospettiva di difendere gli animali “in quanto tali”, cioè individui senzienti capaci di provare dolore e piacere.

La svolta, segnata idealmente dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’animale sottoscritta dall’Unesco nel 1978, avvenne negli anni Settanta del Novecento e fu caratterizzata da un netto cambio di passo nella dottrina, nell’organizzazione e nella propaganda degli attivisti. Dal punto di vista teorico, gli assunti delle nuove filosofie animaliste imponevano di mettersi “dalla parte degli animali”, di fare della loro difesa una battaglia morale e politica. Secondo gli iniziatori del pensiero animalista, Peter Singer e Tom Regan, la difesa degli animali deve essere condotta non sulla base di sentimenti, come la pietà e la tenerezza, ma in virtù di criteri razionali di giustizia.

Dal Dopoguerra ad oggi come si è evoluta la legislazione in difesa degli animali?

In Italia la nuova normativa sulla tutela animale è fiorita a partire dagli anni Novanta, talora anche per recepire direttive comunitarie. Si tratta di leggi che cercano di regolamentare tutte le numerose attività umane che prevedono l’impiego di animali: dalla ricerca scientifica agli allevamenti, dalla caccia a tutte le altre forme di divertimento che li coinvolgono (circhi, zoo, palii e feste folkloristiche), dalla prevenzione del randagismo alla protezione della fauna esotica. Sebbene le organizzazioni animaliste le considerino in molti casi ancora insufficienti, esse costituiscono un corpus tutto sommato unitario e qualitativamente abbastanza innovativo rispetto al passato.

 

La crescente attenzione per il mondo animale, in tutte le sue forme, non rischia di modificare rapporti ancestrali?

Credo che tutta la nostra storia, non solo quella più recente degli ultimi secoli, sia andata nella direzione di superare rapporti ancestrali, usi e costumi atavici. Nella grande maggioranza dei casi si è trattato di conquiste positive, di passi avanti nel processo di “civilizzazione”. La crescente sensibilità verso la sofferenza animale e lo sviluppo dei movimenti animalisti vanno nella medesima direzione: quella di rendere le nostre società più inclusive, aperte, accoglienti, potenzialmente “giuste”. Non a caso i filosofi animalisti si richiamano spesso all’immagine del “cerchio in espansione” per sottolineare l’apparente linearità, progressivamente inclusiva, della visione dei diritti della persona. Ritengo quindi che includere gli animali nella sfera della considerazione morale e cercare di riformare il nostro modo di interagire con essi faccia parte di un processo di trasformazione culturale e sociale più ampio, e complessivamente positivo. Poi, certo, si possono giudicare eccessivi, inutili, perfino dannosi per gli animali alcuni attuali atteggiamenti verso i pets di casa, coccolati e viziati come figli, nutriti e vestiti come veri esseri umani. Si tratta di una delle tante contraddizioni che sovraintendono al nostro rapporto con gli animali.

 

Guazzaloca_coverPRIMO: NON MALTRATTARE

Storia della protezione degli animali in Italia

Giulia Guazzaloca

Editori Laterza

232 pp., 20,00 Euro

Gran parte degli italiani possiede un animale. Ormai, per molti di noi, sarebbe difficile immaginare la vita senza i nostri piccoli amici. Rispettati, coccolati e umanizzati. Ma quando si è cominciato a pensare a come trattiamo gli animali? Chi sono stati gli uomini e le donne che in Italia si sono occupati della loro tutela? Ecco, il libro illustra proprio come nasce nel nostro Paese il protezionismo animale. A Torino nel lontano 1871, quando venne fondata la prima società protettrice degli animali grazie all'interessamento di Giuseppe Garibaldi. Sul modello di quella torinese, associazioni zoofile nacquero in tutte le principali città. Mussolini, poi, si impossessò di questa causa per metterla al servizio degli obiettivi più generali del regime e celebrare la “modernità” fascista. Nella storia del protezionismo animale la vera svolta si ebbe tra gli anni Settanta e Ottanta. Fu allora che si coniò il termine ”animalismo”, nacquero moltissime nuove leghe animaliste e antivivisezioniste, cambiarono radicalmente le modalità di propaganda e sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Da allora il mondo dell'animalismo italiano si è sviluppato in una straordinaria varietà di associazioni, interessi e legami con altri movimenti politici e sociali.