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BOSCHI
REPORT FORESTE
18/07/2019

di Alessandra Stefani
[Direttore generale delle Foreste, Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo]

e Raoul Romano
[Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia, Osservatorio Foreste]


Il primo quadro dei dati disponibili su foreste e alberi in Italia delinea un trend positivo. Oltre duecento gli esperti al lavoro

FOTO APERTURA - dida lunga

In un contesto sempre più globalizzato, tecnologico e informatizzato, la nostra prosperità economica e il nostro benessere dipendono anche dalla disponibilità di dati omogenei e affidabili per poter definire politiche e costruire strategie efficaci a soddisfare non solo le necessità della società di oggi, ma anche per creare nuove opportunità per le generazioni future. Le conoscenze e le informazioni sullo stato e la salute del patrimonio forestale italiano e dei settori produttivi che da esso dipendono e si sviluppano sono di particolare e strategica importanza per il nostro Paese. In Italia, fino ad oggi, è mancata una sistematica raccolta dei dati e delle informazioni disponibili sulle foreste e sul settore forestale, necessari a rafforzare la conoscenza e supportare i processi decisionali politici e sociali a livello nazionale, regionale e locale.

Grazie al Decreto legislativo n. 34 del 2018 (Testo unico in materia di foreste e filiere forestali), si è potuto oggi colmare questa lacuna con la realizzazione del primo rapporto pubblico sullo stato del patrimonio forestale nazionale, del settore e delle sue filiere produttive (RaF Italia 2017- 2018).

FOTO B - dida lungaIl Rapporto sullo stato delle foreste e del settore forestale in Italia delinea quindi un primo quadro dei dati disponibili sui molteplici aspetti che riguardano le foreste e gli alberi in Italia, e dei soggetti che ne sono in possesso. Ciò è stato possibile non solo grazie ad una sempre maggiore sinergia tra esperti della materia, centri di ricerca nazionali e internazionali, oltre alla pubblica amministrazione, ma anche alla volontà di dotarsi di una base di conoscenza comune che vada oltre le caratteristiche ecologiche dei boschi fornendo un quadro del contesto economico e sociale ad essi connesso.

Conoscere cosa esiste, come viene gestito, cosa produce e fornisce, quali rischi corre, significa assumersi la responsabilità sociale e politica del suo stato e della sua tutela. Significa portare all’attenzione della politica e della società il ruolo dei boschi per le generazioni presenti e future.

La realizzazione del RaF Italia è frutto di un intenso lavoro collettivo che ha visto il coinvolgimento complessivo di oltre 200 esperti di varie discipline, di differenti Enti e Istituti di ricerca, Università, Amministrazioni pubbliche e associazioni. Le informazioni raccolte, analizzate ed elaborate in questo primo Rapporto, anche grazie al contributo fornito dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e dal Comando delle Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri (CUFA), riprendono molti dei dati oggi disponibili ma sparsi e in alcuni casi già resi pubblici in differenti lavori e pubblicazioni da istituzioni, enti, fondazioni o associazioni.

FOTO CDAGLI INVENTARI FORESTALI AL RAFITALIA

Partendo dagli unici dati, importanti ma parziali, di cui lo Stato italiano si è faticosamente dotato, dagli anni Cinquanta del secolo scorso ad oggi (Inventario Forestale Nazionale - IFN 1985, Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi di Carbonio - INFC 2005 e 2015, quest’ultimo in fase di completamento) si è realizzato un lavoro di raccolta e sistematizzazione delle informazioni disponibili in materia, a cui sono stati aggiunti molti altri dati “originali”, come ad esempio i risultati di un questionario inerente 20 indicatori e argomenti commentati dalle Regioni e Province Autonome.

Il lavoro, realizzato nell’ambito delle attività di supporto metodologico ed operativo previste dalla Scheda Foreste n. 22.1 del programma Rete Rurale Nazionale 2014- 2020, e degli impegni sottoscritti con il Protocollo di intesa MIPAAF-ISTAT-AGEACREA-ISMEA-Regioni e Province Autonome (DIQPAI, Prot. n. 4630 del 12/10/2017), è stato organizzato e coordinato da un Gruppo Operativo, composto da personale della Direzione generale delle Foreste del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria - Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia (responsabile del programma Rete Rurale Nazionale 2014-2020), e della Compagnia delle Foreste s.r.l., società esterna cui con bando pubblico è stato affidato un incarico di supporto tecnico.

Al fine di una più semplice organizzazione si sono suddivise le informazioni disponibili che riguardano direttamente o indirettamente le foreste e il settore forestale nazionale in 8 aree tematiche: patrimonio forestale; gestione e tutela delle foreste; alberi fuori foresta, monumentali e in ambiente urbano; politiche forestali; prodotti legnosi; prodotti non legnosi del bosco; servizi di regolazione e culturali del bosco; imprese e lavoro in bosco, analizzate attraverso oltre 90 indicatori numerici.

FOTO DIl rapporto, oltre a fotografare una realtà ambientale, territoriale ed economica poco conosciuta dalla società e troppo spesso trascurata dalle altre politiche di settore, riporta anche “notizie” provenienti dal settore forestale e numerosi approfondimenti su temi specifici con una raccolta delle migliori esperienze gestionali a livello regionale e locale oggi presenti in Italia e che meritano visibilità nazionale, al fine di poter essere replicate in altre realtà territoriali del Paese.

Il progressivo aumento delle superfici forestali nazionali carica chi se ne occupa di una grande responsabilità in termini di gestione del territorio. Il paesaggio boschivo è un patrimonio non solo biologico ma anche sociale, culturale ed economico poiché frutto dell’interazione, nei secoli, tra uomo e natura. Lo scopo, condiviso anche dalla nuova normativa nazionale di riferimento, Testo unico in materia di foreste e filiere forestali (TUFF), è aiutare tramite una corretta legislazione la gestione forestale attiva e sostenibile, indispensabile per una rigenerazione del settore e per frenare l’abbandono delle aree rurali.

Si è assistito negli ultimi anni a un trend positivo riguardo all'aumento della superficie forestale italiana. Il bosco copre circa 11 milioni di ettari, il 36,4% della superficie nazionale, un aumento del 72,6% se paragoniamo la situazione attuale a quella del 1936 e solo del 4,9% rispetto al 2005.

FOTO E - didaIL TASSO DI PRELIEVO

In media in Europa si preleva dai boschi circa il 60% dell'incremento annuo di biomassa. In Italia il prelievo annuo è stimato tra il 18 e il 37% dell'incremento (non ci sono analisi concordanti). Prosegue quindi l’accrescimento non solo di superfici, ma anche di massa legnosa, e possiamo supporre, anche di complessità ecosistemica. Sicuramente si tratta di una buona notizia. Boschi più evoluti e resilienti aumentano il valore del Capitale Naturale nazionale. Attraverso una gestione forestale sostenibile, i prelievi e le utilizzazioni di materiale legnoso potranno anche aumentare, alimentando una filiera forestale nazionale che potrà così diminuire la propria dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di prodotti legnosi (soprattutto provenienti da quei Paesi dove le norme a tutela delle foreste non sono stabilite o sono facilmente eludibili).

Le tipologie di bosco che contribuiscono maggiormente all'incremento annuo totale sono le faggete, i castagneti e i boschi di abete rosso. Nei popolamenti di latifoglie, per larga parte governati a ceduo, avviene il maggior numero di interventi selvicolturali, ma la massa legnosa ottenuta non si discosta dai prelievi avvenuti nei boschi di conifere. In Italia il prodotto legnoso prevalente rimane ancora la legna da ardere ma, vi sono ampi margini di miglioramento qualitativo per nuovi assortimenti.

I NUMERI

Le imprese boschive sono aumentate del 14% dal 2011 al 2016 raggiungendo le 6.471 unità, mentre il numero di addetti è in calo. Il quadro raffigura società di piccole dimensioni con pochi operatori (1,88 in media).

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