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BOSCHI
MEMORIE NATURALI
16/12/2019
di Raffaele Manicone

I Carabinieri hanno celebrato i 150 anni degli Arboreti sperimentali di Vallombrosa con un convegno internazionale sulla storia e l'importanza dei giganti verdi, utili strumenti per lo studio dei cambiamenti climatici

FOTO B di Luigi Di BattistaIl prestigioso Palazzo della Borsa di Firenze il 10 ottobre scorso è stato l’elegante teatro dell’inaugurazione del Convegno internazionale “Arboreta Around the World: share your knowledge of biodiversity” che è proseguito il giorno seguente nell’antichissima Abbazia di Vallombrosa, culla del pensiero forestale italiano.

Gli orti botanici nascono nella prima metà del 1500 come luoghi di eccellenza per lo studio delle specie vegetali e delle loro proprietà medicinali. Gli arboreti invece vengono creati come una particolare fattispecie di orto botanico e già dal loro nascere assumono il valore di sito di acclimatazione e sperimentazione di specie esotiche, per il rimboschimento, la produzione di legname e la coltivazione a scopo ornamentale e decorativo.

A Vallombrosa sono i monaci benedettini a iniziare per primi la coltivazione di specie arboree, principalmente per la produzione di legname, ma è nel 1869 che la località assurge a culla del pensiero forestale italiano grazie alla fondazione del Regio Istituto Forestale e degli Arboreti sperimentali, unica collezione vegetale interamente arborea presente in Italia.

Gli Arboreti di Vallombrosa sono un mirabile esempio di raccolta di specie vegetali che per la loro ricchezza di esemplari, bellezza e antichità sono fra i più importanti nel panorama europeo: un concentrato naturale di biodiversità per il tutto il territorio italiano, visitato ogni anno da migliaia di cittadini e studiosi.

FOTO A di Luigi Di BattistaIL VALORE DEGLI ARBORETI

Il convegno, che ha visto la partecipazione dei più importanti esperti mondiali di botanica e di gestione ambientale nonché dei vertici dell’Arma, ha affrontato attraverso quattro panel la storia e l’importanza degli arboreti nel mondo. Queste grandiose collezioni di alberi, infatti, contribuiscono al mantenimento dei genotipi forestali, forniscono importanti informazioni a studiosi e ricercatori, ma oggi più che mai svolgono un compito fondamentale di indicatori dei cambiamenti climatici.

Gli studi effettuati in queste aree stanno fornendo dati importanti sulla resistenza e adattabilità degli alberi ai fenomeni meteorologici sempre più violenti che si sono verificati nell’ultimo decennio. Gli arboreti, infatti, sono fondamentali per scoprire la nascita e l’evoluzione di fenomeni causati dal tempo, dal clima e dall’attacco dei patogeni.

FOTO CNel corso degli anni si è dimostrata un’interessante evoluzione nelle aree prese in esame, in particolare dopo le eccezionali perturbazioni che si sono abbattute tra il 2013 e il 2018. Tra queste, la “tempesta Vaia” ha provocato ingenti danni nel nordest, causando abbattimenti di alcuni elementi arborei, un disastro ambientale unico nella storia per i suoi effetti distruttivi prodotti in pochi minuti.

Dall’osservazione dei singoli alberi e delle aree colpite, sono emersi elementi importanti, utili per le future valutazioni anche del verde urbano. Alcune specie, infatti, nonostante le forti raffiche, hanno resistito meglio confermando una stabilità eccezionale. Tali evidenze possono orientare le scelte delle amministrazioni pubbliche per interventi di riqualificazione e messa a dimora di nuove tipologie di alberi più adatti a resistere ai repentini fenomeni naturali.

Alcune specie, infatti, soffrono più di altre gli effetti dell’innalzamento termico, che provoca in esse uno stress nell’accrescimento, lasciandole più fragili e deboli alle aggressioni meteorologiche. L’osservazione nel tempo ha evidenziato anche la modifica degli areali di distribuzione delle specie vegetali, ad esempio il leccio, specie tipica del bacino mediterraneo, è diventata più comune nelle aree appenniniche.

Durante il convegno gli esperti si sono confrontati su queste osservazioni ma anche sulla necessità di un approccio globalizzato alla gestione degli arboreti. La “rete” per la condivisione di esperienze e conoscenze è stata considerata il metodo principale per permettere una fruizione pubblica in sicurezza degli arboreti e renderli uno strumento utile alle sfide di crescita sostenibile nel millennio. Dopo 150 anni è ripartito dalla storica Abbazia benedettina di Vallombrosa un nuovo progetto internazionale coordinato dai Carabinieri e condiviso con le maggiori Università italiane e le reti internazionali del settore, per un futuro sostenibile e per la conservazione della biodiversità.

A suggello di questi intenti sono state messe a dimora alcune specie autoctone particolarmente preziose per la loro rarità che sono state dedicate ai magistrati italiani caduti in servizio e alle vittime della Shoah, perché attraverso questi alberi possa rivivere il sogno di un futuro di rispetto e di amore per la Terra.