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BOSCHI
IL RITORNO DEGLI ALBERI
01/07/2018
di Stefano Cazora

Dalle grandi muraglie verdi cinesi e africane alla nuova foresta del nord inglese, fino al naturale rimboschimento dell’Italia, cresce l’attenzione verso i boschi considerati indispensabili per la vita dell’uomo

FOTO APERTURA- DIDA
Secondo i dati dell’Inventario Forestale Nazionale, l’Italia è passata da 8.675.000 ettari di foreste nel 1985, epoca del primo censimento, a 10.470.000 ettari nel 2015, con un incremento del 20% in trent’anni

"La ricchezza di una nazione,

la sua ricchezza reale, si può

misurare dal numero di alberi”

Richard St. Barbe Baker

Il riscatto verde della Cina è arrivato. Dopo anni di sfrenato inquinamento il continente giallo ha dato avvio a ingenti investimenti nella riforestazione. Più di 100 miliardi di dollari spesi per piantare nuovi boschi. E i risultati non si sono fatti attendere, secondo le Nazioni Unite la Cina ha guadagnato quasi 440.000 chilometri quadrati di foreste, anche se su questo dato ci sono opinioni discordanti. I rilievi da satellite avrebbero evidenziato che sono state conteggiate come foreste dei semplici agglomerati di arbusti e che quindi la copertura forestale boschiva sarebbe cresciuta solo di 33.000 chilometri quadrati. La Cina è uno dei Paesi più inquinati al mondo, un fenomeno che causa 1,6 milioni di morti l’anno; il 20 % dell’acqua dei pozzi sotterranei non è potabile né adatta per l’igiene personale. Ma il governo cinese è passato da tempo al contrattacco: si è impegnato ad aumentare la copertura boschiva totale del Paese passando dal 21,7 al 23% nel periodo 2016- 2020.

FOTO B DIDA LUNGAEntro la fine del 2018 il programma prevede altri 66.000 chilometri quadrati di nuove foreste. Si tratta di un'area poco inferiore a quella dell'Irlanda. Oltre a questo impegno il governo ha promulgato un programma chiamato “ecological red line” che prevede di limitare lo sviluppo tecnologico e urbano irrazionale in prossimità di fiumi, foreste e parchi nazionali.

LA MURAGLIA VERDE CINESE

Una barriera ecologica progettata dall’uomo per fermare rapidamente la desertificazione e combattere il cambiamento climatico, è pronta per attraversare tutta la Cina. Nel 2050 si calcola che la foresta artificiale avrà raggiunto i 400 milioni di ettari che copriranno oltre il 42% dell’intera nazione.

Qui è dovere di ogni cittadino di età superiore agli 11 anni piantare almeno tre alberi ogni anno. Finora i cittadini comuni hanno piantato, negli ultimi dieci anni, circa 56 miliardi di alberi. Il mostro da sconfiggere è il deserto del Gobi. Le sue dune avanzano di venti metri all'anno, a una velocità tre volte superiore alla media del secolo scorso. 44 #Natura Quando nel 2050 sarà completata, la muraglia verde cinese sarà lunga 4.500 chilometri. Per raggiungere in fretta l'obiettivo, si è ricorso però a specie dalla crescita rapida come pioppi e betulle, estremamente esigenti dal punto di vista idrico. Il governo di Pechino sembra però non avere dubbi e per limitare le conseguenze ha deviato il corso di una ventina di fiumi, sconvolgendo in questo modo altrettanti ecosistemi.

LA BARRIERA AFRICANA ANTIDESERTO

Anche l’Africa ha la sua muraglia verde. Una fascia di foresta larga 50 chilometri e lunga oltre 7mila, che attraverso undici nazioni percorre l'intera Africa, dall'Oceano Atlantico al Mar Rosso e protegge dalla sabbia del Sahara una regione grande quanto l'Australia, oggi abitata da 232 milioni di persone.

Rimasto nel cassetto per cinquant'anni, il progetto "Iniziativa della Grande Muraglia Verde per il Sahel e il Sahara" è stato approvato nel 2007 dai leader della Comunità degli Stati del Sahel e del Sahara anche se successivamente ridimensionato.

L'esperienza maturata nella realizzazione della più piccola ma efficace Diga Verde algerina, ha convinto nel 2012 i Paesi membri a rivoluzionare radicalmente l'impostazione dell'iniziativa, conservandone solamente il nome.

FOTO C DIDA LUNGA
Le foreste inglesi ricoprono meno dell’11% del territorio nazionale che è il meno boscoso d’Europa. Ma il governo ha annunciato la piantumazione di 50 milioni di alberi che formeranno la nuova Foresta del Nord. L’immensa area verde che costeggerà l’autostrada lunga 172 km che collega Liverpool a Hull


IN ITALIA LA MAGGIORE CRESCITA

I boschi italiani, dopo un periodo buio in cui sono andati decrescendo e riducendosi al lumicino, sono finalmente in ripresa. Quasi nessun altro Paese europeo, nonostante gli sforzi, è riuscito ad avere il nostro successo involontario: la Gran Bretagna ad esempio, dopo quasi un secolo di rimboschimenti conta appena 2.982.000 ettari, tre volte e mezzo meno dell’Italia.

Secondo i dati dell’Inventario Forestale Nazionale, l’Italia è passata da 8.675.000 ettari di foreste nel 1985, epoca del primo censimento, a 10.470.000 ettari nel 2015, con un incremento del 20% in trent’anni. Questo trend non è però lineare e la ripresa sta rallentando: negli ultimi dieci anni la crescita è stata solo dello 0,6% annuo, relativamente più lenta rispetto ai vent’anni precedenti. La maggior parte delle foreste si trova in Toscana, Sardegna e Piemonte soprattutto in aree montuose con forti pendii, di conseguenza non coltivabili e non terrazzabili, poco utili dal punto di vista agricolo, ma fondamentali per contenere il rischio idrogeologico.

 

LA FORESTA DEL NORD INGLESE

Un tempo la Gran Bretagna era ricoperta di boschi di querce colossali. Ma, a seguito della rivoluzione industriale, le foreste si ritirarono in piccole aree molto circoscritte che coprono meno dell’11% del territorio nazionale che è il meno boscoso d’Europa. Il governo ha annunciato la piantumazione di 50 milioni di alberi che formeranno la nuova Foresta del Nord. L’immensa area verde costeggerà l’autostrada lunga 172 km che collega Liverpool a Hull e abbraccerà alcune grandi città come Manchester, Sheffield, Leeds e Chester. Il progetto è guidato da Woodland trust, un’organizzazione che si occupa della conservazione dei boschi nel Regno Unito e ha l’obiettivo di fornire un nuovo habitat per la fauna selvatica, ridurre il rischio di inondazioni e contrastare i cambiamenti climatici. L’opera, che sarà in grado di assorbire otto milioni di tonnellate di CO2, sarà portata a termine in 25 anni e per ora sono stati investiti 5,7 milioni di sterline, ma ne dovrebbe costare circa 500.

FOTO BOX PICCOLAUN TITOLO PER DIFENDERE LA NATURA

Sapevate che con soli 43 euro si può acquistare un piccolissimo appezzamento di terreno in Scozia e ottenere il titolo di Laird (proprietario terriero) o Lady? La porzione più piccola acquistabile è di un piede quadrato, poco meno di un decimo di metro. Esistono diverse società che vendono terreni souvenir. Si tratta normalmente di iniziative collegate alla tutela dell’ambiente che nulla hanno a che fare con la nobiltà. Si contribuisce con un’offerta a progetti di conservazione della natura. Con il termine Laird in Scozia si indica un nome generico per i possessori di una proprietà, che equivale alla condizione di esquire in Inghilterra.

Tuttavia questa dignità è posseduta solo da chi ha ricevuto il riconoscimento ufficiale.

“Nel Regno di Scozia esistono ancora oggi titoli feudali - spiega Pier Felice degli Uberti, Presidente della Confédération Internationale de Généalogie et d’Héraldique - CIGH e consulente di Genealogia e Storia di Famiglia per RAI Community - che sono quelli di Laird, ovvero proprietario di un determinato pezzo di terreno superiore ai 3 acri, ma di importanza storica. L’autorità araldica di Scozia, il Lord Lyon, non riconosce però il titolo di Laird a quelle persone che non hanno una grande proprietà e in tutte quelle Lairdship che vengono frazionate in foot (piedi) non è attribuito nessun trattamento ai numerosi proprietari delle piccolissime porzioni di terreno”.

 

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