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BOSCHI
GRANDIOSI ERBARI VIVENTI
30/09/2019
di Giovanni Galipò e Duccio Baldassini

Gli Arboreti sperimentali di Vallombrosa compiono 150 anni

FOTO  A - G. M. Pivi - Dida lungaQuale studente di scienze forestali può affermare di non essersi mai imbattuto negli Arboreti di Vallombrosa? Per conoscenza diretta, o per averli studiati nei testi. Qual è la loro importanza? Come tutte le collezioni botaniche, si fondando su tre pilastri: ricerca scientifica, divulgazione e conservazione. Ma vediamo più da vicino la loro evoluzione.

Correva l’anno 1869 quando videro la luce, contestualmente all’inaugurazione del Regio Istituto Forestale di Vallombrosa, per opera del primo Direttore dell’Istituto, Adolfo De Bérenger, due orti dendrologici, a Paterno e a Vallombrosa. In quegli anni andava completandosi l’unificazione dello Stato italiano e si evidenziava un preoccupante fattore comune: il dissesto idrogeologico e la necessità di provvedere con urgenza alla sistemazione e stabilizzazione dei bacini montani.

FOTO B - G. M. PiviSi poneva quindi l’esigenza di studiare a fondo i molteplici contesti ambientali per mettere a punto tecniche adeguate per il “rapido” rimboschimento delle pendici: la corretta gestione dei comprensori montani per la tutela di quelli di media collina e pianura, a sempre più elevata densità insediativa, quella che oggi definiremmo (o dovremmo definire) come una “questione strategica di interesse nazionale”. Si pensò quindi di “testare” in Italia specie arboree forestali provenienti da contesti ambientali vicini (italiani) e lontani (Nord America, Asia, Nord Europa, etc.) ma simili in quanto a condizioni ambientali di vegetazione e di realizzare un sito di studio e acclimatazione, ove poter anche produrre materiale di propagazione in quantità adeguate allo scopo.

Già negli anni Ottanta del XIX secolo, periodo in cui gli Arboreti sono diretti da Vittorio Perona, alla originale sezione “De Bérenger” ne viene affiancata un’altra dedicata a Giovan Carlo Siemoni. Viene poi inaugurato, sempre a Vallombrosa, a 1.000 metri s.l.m., su una pendice esposta a solatio, l’Arboreto di Masso del Diavolo, ove raccogliere entità termofile. Qua, ancora oggi, vegetano Quercus suber, Ficus carica, Arbutus unedo e molte altre specie tipiche dei climi caldi. Negli anni 1885-86, l’arboreto fu ulteriormente ingrandito con una sezione dedicata all’abate vallombrosano Bruno Tozzi, insigne studioso di botanica e micologia.

FOTO C - G. Stolfa- dida
LA FORMAZIONE DELL’ IDENTITÀ FORESTALE

Se ad Adolfo De Bérenger va il merito della fondazione della prima Scuola, dello sviluppo di una prima forma di identità forestale nazionale, oltre alla creazione degli arboreti, è certamente a Vittorio Perona che dobbiamo la vera e propria affermazione e lo sviluppo di quelli che lui stesso amava definire “grandiosi erbari viventi”: la prima collezione arborea nazionale. A lui dobbiamo un fondamentale sviluppo dell’approccio scientifico al tema. Dalla definizione che forniva si traggono importanti considerazioni: “un arboreto possiede, per intrinseca natura, una funzione didattica e divulgativa anche per i non addetti ai lavori; gli alberi possiedono un valore estetico e ornamentale non trascurabile”.

Nel 1911 venne creata da Antonino Borzì una speciale sezione per lo studio dei salici (oggi soppressa), specie arborea di notevole interesse sperimentale per la sistemazione di versanti franosi ed ecosistemi di sponda fluviale. Dagli anni Venti del Novecento, la cura degli Arboreti fu affidata ad Ariberto Merendi e Aldo Pavari che ne ampliarono nuovamente la superficie.

FOTO D -  G. StolfaNel 1922, lo stesso Pavari fondò proprio a Firenze, con sede staccata a Vallombrosa, la Regia Stazione Sperimentale di Selvicoltura che, dal 1929, assunse la direzione degli arboreti. Questo passaggio segna un nuovo, sostanziale, passo avanti nella storia degli arboreti. La gestione, che per molti anni era rimasta appannaggio della Cattedra di Selvicoltura dell’Istituto Superiore Forestale, passa adesso ad un vero e proprio Istituto di Ricerca scientifica. Pavari ne resterà Direttore fino alla sua scomparsa nel 1960. Gli successe Ernesto Allegri e di lui è interessante riproporre il seguente breve inciso: “Oggi ... l’arboreto continua la sua opera al servizio di studenti, studiosi e del pubblico, sempre più sensibile ed interessato, e di riferimento e di monito alla nostra civiltà che tanto poco sembra prestare attenzione all’essenza stessa della vita e del Creato”.

A molti degli illustri maestri che hanno dedicato professionalità e passione agli arboreti di Vallombrosa a servizio della collettività, sono dedicate sezioni specifiche della collezione.

Nei tempi più recenti si ha un progressivo sviluppo conseguente al concetto che l’albero è parte di un ecosistema complesso: tra le varie componenti sono stabilite delle specifiche relazioni. Per lo studio di queste, vengono anche messi a dimora, in alcune zone, dei popolamenti. Negli arboreti, l’attività degli ultimi decenni del secolo scorso, è stata proprio correlata alla necessità di conservazione e valorizzazione di questo patrimonio naturale e culturale ormai ultracentenario: sono state messe a dimora oltre 500 piante in sostituzione di quelle scomparse per prevedibili “ragioni di spazio”. Alcuni esemplari oggi “contemplabili” negli arboreti appaiono come dei veri e propri monumenti, con altezze superiori ai 50 metri e volumi legnosi superiori ai 30 metri cubi a pianta.

FOTO F - G.M. PiviLa Stazione Sperimentale di Selvicoltura, oggi Centro di Ricerca Foreste Legno del Consiglio per la Ricerca e Analisi dell’Economia Agraria con sede ad Arezzo, nell’aprile del 2013 ha rimesso la gestione degli arboreti nelle mani del Corpo forestale dello Stato ed oggi, sotto la cura del Reparto Carabinieri Biodiversità di Vallombrosa la secolare attività prosegue attivamente.

LA GEOREFERENZIAZIONE

Dal 2018, tutti gli esemplari della collezione vengono georeferenziati e viene sviluppata, per ogni entità tassonomica, una sorta di carta d’identità: nomenclatura, provenienza, età, dimensioni, patologie, interventi necessari, raccolta di materiale vegetativo, morte. Tutti questi dati sono inseriti in un sistema informativo digitalizzato conservato presso il Reparto Carabinieri di Vallombrosa. Si tratta di uno strumento dinamico, in progressiva evoluzione, sinergico alla gestione e alla valorizzazione. Presso la piccola ma preziosa biblioteca del Reparto sono raccolte le pubblicazioni fondamentali riguardanti gli arboreti di Vallombrosa e la raccolta viene progressivamente incrementata con materiale di recente pubblicazione o reperito nell’ambito di collaborazioni e scambi a livello nazionale ed internazionale.

Grave passo falso sarebbe dirsi “arrivati” o “esperti”. Per questo il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità sta, di giorno in giorno, confermando le storiche sinergie con gli enti di ricerca e sviluppando nuove collaborazioni con i principali attori del settore.

L’affluenza di visitatori è in continua crescita. Ai numerosi studenti universitari che negli arboreti trovano una vera e propria palestra scientifica, si affiancano gli appassionati che nel silenzio dei monumentali viali alberati trovano pace ed energia per affrontare le difficoltà quotidiane. I bambini possono scoprire la meravigliosa forza di una natura in grado di esplodere prorompente da un minuscolo seme pesante meno di un grammo. Negli ultimi mesi, anche molti ricercatori europei e nordamericani hanno richiesto visite specifiche agli arboreti, a conferma del valore multidisciplinare sovranazionale delle collezioni.

CELEBRATO SAN GIOVANNI GUALBERTO, PATRONO DEI FORESTALI

Il 12 luglio si è svolta presso l’Abbazia di Vallombrosa la celebrazione in onore del patrono dei forestali italiani, San Giovanni Gualberto. La messa è stata presieduta dal Padre Abate Generale della Congregazione vallombrosana Don Giuseppe Casetta e dal Capo del Servizio Assistenza Spirituale del Comando Generale dell’Arma, Monsignor Vincenzo Pizzimenti. Come da tradizione, si è poi tenuta la cerimonia dell’accensione della lampada votiva forestale, con l'olio donato quest'anno dalla Provincia autonoma di Bolzano. Presenti, per l'occasione, il Generale di C.A. Angelo Agovino, Comandante delle Unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri e una nutrita delegazione di forestali in congedo provenienti da tutta Italia.

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