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BOSCHI
GARFAGNANA SEGRETA
12/12/2019
di Vittorio Giannella

L’autunno è la stagione migliore per visitare questo angolo di Toscana stretto fra le Alpi Apuane e l’Appennino Tosco-Emiliano, nutrito dal fiume Serchio e incorniciato a novembre da uno strabiliante foliage

FOTO A  Cattedrale faggeta a lama rossa ph vgiannella
La faggeta in autunno mostra tutta la sua imponenza e la bellezza legata ai cambiamenti cromatici del fogliame, che tingono il bosco di rosso e arancio.

Dopo le esplosive fioriture primaverili e i frutti estivi maturati col calore, la stagione autunnale avvolge valli e montagne di vivaci colori. In Garfagnana, nella “valle del bello e del buono” come la descriveva Giovanni Pascoli, uno dei grandi poeti del Novecento che qui visse, c’è un’innegabile poesia nella caduta autunnale del fogliame, che rende il paesaggio di grande suggestione e dipinge veri e propri quadri en plein air, con le faggete a mostrare le variazioni cromatiche più intense, soprattutto se associate ad aceri, carpini e frassini, regalando a chi si avventura sui facili sentieri un ricordo indelebile. A novembre il clima è perfetto per lunghe pas seggiate, e qui, in Garfagnana, ci sono tutti gli ingredienti per scoprire luoghi ancora lontani dal traffico e dall’inquinamento, a stretto contatto con la natura selvaggia, con il silenzio rilassante. È la stagione delle piogge, quelle vere, che diffondono il profumo della terra, ed è anche, in questo spicchio decentrato di Toscana, in provincia di Lucca, il periodo delle prime nebbie che tutto nascondono, che si confondono col fumo dei “metati”, gli antichi essiccatoi delle castagne, qui chiamate da sempre “necci”. Cuore pulsante del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano è la Riserva Naturale Statale dell’Orecchiella, dotata di un Centro Visitatori impeccabile, ben attrezzato, dove apprendere in anticipo i mille segreti dello splendido territorio: recinti di acclimatamento per la fauna selvatica, dove osservare facilmente cervi, mufloni, caprioli, oltre a un orto botanico organizzato dal personale del Reparto Carabinieri Biodiversità di Lucca secondo cromatismi diffusi, nonché un interessante “Museo di storia del territorio e del paesaggio dell’Appennino Tosco-Emiliano” che ne ripercorre le vicende storiche, evidenziando l’importante ruolo assunto dall’allora Azienda di Stato Foreste Demaniali, con la realizzazione di rilevanti interventi (rimboschimenti e sistemazioni idraulico – forestali) di ripristino del territorio. Per non parlare dei quattro orsi caucasici, provenienti dal dismesso zoo di Livorno negli anni Ottanta, assurti a simbolo della Riserva.

Il Reparto dell’Arma ha sottoscritto un Protocollo d’intesa con l’Ente Parco Nazionale, che prevede la collaborazione in progetti di didattica ambientale e di monitoraggio tra cui spiccano il Progetto Life Mirco-Lupo e le diverse attività divulgative svolte durante tutta l’estate.

FOTO B faggeta ph vgiannella
IL CASTAGNO

Cinquantaquattro chilometri quadrati di territorio caratterizzati da boschi di latifoglie e conifere, con estese faggete dagli 800 ai mille metri. Si riconoscono pini neri, pini cembri nelle parti sommitali, svettanti abeti rossi e maestosi abeti bianchi facilmente riconoscibili per le pigne che crescono all’insù. Per raggiungere il Centro Visitatori dell’Orecchiella (tel. 0583 619098) ci sono numerose strade alternative, la più semplice parte da Villa Collemandina e prosegue per Corfino, da qui altri sette chilometri e si arriva a destinazione, prima però, la strada tortuosa regala panorami mozzafiato preludio di ciò che il Parco riserva. Enormi tronchi di castagno che hanno chiaramente il segno degli innesti cinquecenteschi. Signore assoluto di queste foreste, il castagno per secoli ha sfamato le popolazioni della Garfagnana, poi i castagneti per un lungo periodo sono stati abbandonati e nessuno più accendeva i metati per essiccare i frutti. Qualche anno fa, alcuni piccoli imprenditori hanno cominciato a rimettere in moto i mulini mossi dalle acque del Serchio e a produrre farina di neccio (di castagna), che per la sua qualità ha ottenuto il marchio Dop e, come in una storia a lieto fine, i castagneti oggi sono nuovamente curati come giardini e i vecchi metati hanno ricominciato a fumare da metà ottobre a tutto novembre. Gli itinerari proposti sono di tipo escursionistico e, pur essendo in quota (il Monte Prado raggiunge i 2.054 metri, il più alto della Toscana) non presentano difficoltà anche perché i rilievi sono dolci e arrotondati. I percorsi che segnaliamo per ammirare le fitte foreste, gli animali selvatici e i paesaggi idilliaci sono contrassegnati con un originale trifoglio giallo e blu.

FOTO C -  segnaletica all orecchiella ph vgiannellaANELLO DELL’ORECCHIELLA - PANIA DI CORFINO

Uno dei percorsi più belli della Garfagnana, che raggiunge con un modesto dislivello la cima della Pania di Corfino. Ben segnalato, parte dal Centro Visitatori dell’Orecchiella per arrivare dopo un centinaio di metri ai prati d’Isera, per poi imboccare la larga sterrata che porta all’orto botanico. Di qui i pastori salivano per portare le loro greggi all’alpeggio estivo. Negli angoli più ombrosi in primavera fioriscono le peonie e le praterie d’altitudine sono imbiancate da milioni di narcisi bianchi; sopra tutto incombono le rocce calcaree dalla Pania, regno incontrastato delle aquile reali che qui nidificano. Ci si addentra nella rigogliosa faggeta e la valenza botanica dell’itinerario si mostra fin da subito con varie specie di funghi, tra cui spiccano per il colore rosso alcune Amanita muscaria, nel verde intenso dei licheni e muschi, oltre alle geometriche foglie di felce aquilina. Un equilibrio perfetto dato da un microcosmo invisibile agli occhi dei più distratti. Grazie anche alla folla di microrganismi che abitano il sottobosco nascono le condizioni ottimali in un terreno arricchito di sostanze organiche vitali, indispensabili per la crescita di questi meravigliosi boschi appenninici. Sparuti colchici autunnali, molto velenosi, colorano di viola i bordi del sentiero che separano le ultime faggete dalla vetta acuminata della Pania di Corfino, dove pare di sfiorare il cielo. Si ammira un panorama magnifico sull’intera Garfagnana, le aspre Alpi Apuane di fronte, con le foreste che si arrampicano sui fianchi dei monti. La discesa per Buca del Lupo, a tratti disagevole per la presenza di pietrisco, riconduce al punto di partenza.

FOTO C1
I Carabinieri forestali sono impegnati quotidianamente nella tutela e vigilanza del territorio all’interno delle aree protette, per salvaguardare la biodiversità di questi luoghi.

SENTIERO FINO A MONTE VECCHIO, 1.982 METRI

Un’escursione, questa, che porta sui crinali dove fioriscono in primavera le rare viole appenniniche e i tulipani selvatici. Si parte dal Centro Visitatori dell’Orecchiella seguendo la strada asfaltata per circa un chilometro, in corrispondenza di una fonte, si imbocca la sterrata a destra che in trenta minuti porta nel meraviglioso mondo verticale della foresta di Lamarossa con faggi altissimi fiammeggianti interrotta ad un tratto dalla omonima Torbiera, che non è solo un prato di montagna, ma può essere considerato un “archivio naturale” per la presenza di numerose specie relitte.

Il silenzio è rotto solo dalle suole degli scarponi, e, in autunno, non è raro sentire gli intensi bramiti d’amore dei cervi. Qui ci si rende conto di essere in una delle zone più boscose d’Italia: il 60% del territorio garfagnino è coperto da foreste, contro un 28% di media nazionale. Un fattore ambientale che, più di ogni altro, concorre a definire e a elevare la qualità della vita stessa, grazie a due fortuite coincidenze: le Apuane e le alte vette appenniniche hanno creato una valle nascosta, lontana dalle grandi vie di comunicazione, e al fatto che qui piove molto, moltissimo, panacea per le foreste.

A monte Bocca di Scala, a quota 1.846, le faggete lasciano il posto a vaste praterie d’altitudine, con macchie di rododendri ferruginei, mirtilli e lamponi. Ma guardando con attenzione, ben mimetizzate nell’erba secca, anche le geometriche corolle di carlina, simbolo della montagna. Cento metri di dislivello ci separano dalla vetta di Monte Vecchio a 1.982 metri, che si raggiunge seguendo il sentiero sul crinale (porre attenzione in caso di nebbia, nell’incertezza ritornare sui propri passi). A tratti si possono vedere grossi buchi nel terreno: sono le tane delle marmotte, qui quasi al limite più meridionale del loro areale, già in letargo a novembre, torneranno con le foglie in primavera, e lo spettacolo della natura sarà pronto a ricominciare.

FOTO D cerbiatta annusa un pericolo phv giannella
Nella Riserva Naturale Statale dell’Orecchiella vivono grandi erbivori, tra questi anche il cervo.

IL GIARDINO DI CASA PASCOLI A CASTELVECCHIO DI BARGA

Ha cercato il suo cantuccio per parecchio tempo Giovanni Pascoli, nato a S. Mauro di Romagna, e l’ha trovato a Barga.

Qui compose molte delle sue poesie raccolte ne I canti di Castelvecchio: i paesaggi nascosti dalla nebbia, la campagna e la natura brulicante di vita. Il suo giardino ha una vista meravigliosa sulla gigantesca cuspide della Pania della Croce che domina la sua casa e la sua valle.

INFO UTILI

La Garfagnana dista 50 km da Lucca. Per chi arriva da Reggio Emilia si scavalca il Passo Pradarena. Se si arriva da Modena si scavalca il Passo delle Radici. Mentre da Milano si esce al casello dell’autostrada A15 ad Aulla e si prosegue per Lucca. Da sud autostrada A11 uscita di Lucca, e seguire Castelnuovo Garfagnana. www.parcoappennino.it

Reparto Carabinieri Biodiversità di Lucca, Viale G. Giusti, 65 - 55100 Lucca, tel. 0583/955525-26, email 043594.001@carabinieri.it. Posto fisso Carabinieri Orecchiella, tel. 0583/619002