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BOSCHI
ARBORETI & CO.
09/09/2019


- METTIAMO IN RETE LA  RETE

- CONSERVARE LA BIODIVERSITÀ

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#METTIAMO IN RETE LA RETEMETTIAMO IN RETE LA  RETE
Arboreti e orti botanici: beni preziosi anche per  la contemporaneità

di Giovanni Galipò
foto di Yuri Balzano

Il vento, il fuoco, l’acqua sono fattori ecologici e come tali sono parte fondante dei nostri ecosistemi. Certamente, in questi ultimi tempi, le espressioni climatiche estreme provocano la repentina evoluzione di molti ecosistemi: si pensi alla tempesta Vaia che ha interessato il settore centro orientale dell’arco alpino, o alla tempesta che nel 2015 ha interessato gran parte della Toscana. Gli addetti ai lavori sono chiamati a studiare a fondo il fenomeno per tutelare gli ambienti naturali e le vite umane che talvolta sono, ahinoi, anch’esse messe in pericolo da questi avvenimenti.

COSA POSSIAMO FARE

Foto Yuri Balzano 2Ecco che studio e ricerca scientifica divengono attività sempre più importanti e urgenti a servizio della società. La conservazione ex-situ delle componenti della biodiversità si conferma un’azione imprescindibile a servizio della società di oggi e di domani. La Strategia Globale per la Conservazione delle Piante (GSPC) pone tra gli obiettivi da perseguire entro il 2020 “almeno il 75% delle specie vegetali minacciate conservate in collezioni ex situ, preferibilmente nei Paesi d’origine, e almeno il 20% disponibile per programmi di recupero e restauro ambientale”. Divulgazione scientifica ed educazione ambientale sono attività strategiche nell’interesse della società che quanto prima deve maturare una piena sostenibilità.

SITI DI ELEZIONE

Quelli sopra enunciati sono i pilastri fondanti senza i quali nessun parco, bosco, area verde può rivendicare il titolo di orto botanico. Parimenti, si può osservare quale elevatissima potenzialità possegga un orto botanico per la società e la nazione: si tratta di un vero e proprio educatore civico.

Presso gli Orti botanici non vengono svolte soltanto attività tecniche in senso stretto, per la conservazione di piante rare, ma anche una serie di azioni formative e informative. Destinate a studenti universitari, a quelli delle scuole primarie e secondarie come pure a un vasto pubblico, affinché tutti acquisiscano e assumano comportamenti virtuosi di rispetto della natura, nella consapevolezza che la vita umana sul Pianeta, senza le piante, non sarebbe possibile, e che la loro sopravvivenza è a rischio, e quindi vanno conosciute, rispettate e protette.

Il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, con i 28 Reparti dipendenti, gestisce 130 Riserve naturali statali: veri scrigni di biodiversità, realtà uniche del Bel Paese. Su una superficie di circa 130.000 ettari, meno dello 0,5% del territorio nazionale e poco più del 3% della superficie nazionale protetta, le Riserve naturali dello Stato conservano in situ più o meno il 20% delle specie vegetali considerate vulnerabili o a rischio di estinzione in Italia e il 75% degli habitat prioritari a livello europeo. Strutture specifiche quali i Centri Nazionali Carabinieri Biodiversità possiedono spazi, laboratori e attrezzature sofisticate per assolvere alla primaria mission di conservazione ex situ della biodiversità. Molti dei Reparti CC Biodiversità, dalle Alpi alla Calabria, dall’isola di Montecristo alla Puglia, possiedono orti botanici, giardini di montagna, arboreti in cui sono coltivate ex situ anche specie di elevatissimo valore conservazionistico provenienti da altre zone di tutto il mondo. Si tratta di una fitta rete a servizio della biodiversità.

Foto Yuri Balzano 4Gli storici Arboreti sperimentali di Vallombrosa, che proprio quest’anno festeggiano i 150 anni di esistenza, rappresentano tutt’oggi un patrimonio in cui quotidianamente si compiono le importanti azioni sopra descritte. Vallombrosa è la culla del sapere forestale nazionale, ma anche luogo di sviluppo (per mano dei monaci benedettini) delle scienze botaniche e micologiche tra il XVII ed il XVIII secolo: si pensi agli abati Virgilio Falugi, Bruno Tozzi, Fulgenzio Vitman, Giovanni Francesco Maratti.

IN ITALIA

Difficile dire quanti siano in Italia gli Orti botanici, i Giardini storici, gli Arboreti. Circa 75 quelli principali, afferenti alla Società Botanica Italiana. Probabilmente ben oltre il centinaio quelli seriamente operativi secondo i canoni già descritti.

“Fare rete” mediante il costante scambio di buone pratiche, partecipare a progetti comuni per lo sviluppo e il potenziamento delle ordinarie attività, intessere costanti scambi di materiale certificato per la propagazione e la conservazione delle entità botaniche a rischio di estinzione, sono tutte attività di basilare importanza per il perseguimento degli importanti obiettivi imposti dal particolare contesto ambientale odierno. In tempi in cui le disponibilità finanziarie di Enti rischiano di essere un fattore limitante e in cui la necessità di conoscenza scientifica molto approfondita e di strumentazioni estremamente sofisticate sono imprescindibili, sinergia è una parola che non possiamo non utilizzare con costanza. Di più. La conservazione della biodiversità è un’azione che non conosce confini geografici o politici.

Foto Yuri Balzano 6A LIVELLO INTERNAZIONALE

Tratto da: Bonomi C., 2016 – Reti di coordinamento tra Giardini Botanici. In: Clauser M., Pavone P., Orti botanici. Eccellenze italiane. Nuove Direzioni. Città di Castello, Perugia).

Negli anni Ottanta, con l’emergere prepotente dei primi segnali della crisi mondiale di estinzione delle piante e grazie all’accresciuta sensibilità verso questi temi, viene considerata da molti autorevoli studiosi e istituzioni sempre più urgente la necessità di promuovere un ruolo più attivo dei Giardini botanici per la conservazione delle piante. In risposta a questa richiesta, nel 1987, sotto il patrocinio dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), viene istituita BGCI (Botanic Gardens Conservation International) come Organizzazione non Governativa, al fine di promuovere a livello globale l’impegno dei Giardini botanici per la protezione e la tutela della diversità vegetale. Dalla sua fondazione a oggi, BGCI è cresciuta costantemente e si è affermata come la più autorevole organizzazione globale di Giardini botanici che opera per la conservazione delle piante in forza dei numerosissimi associati (più di 700 di cui 500 Giardini botanici appartenenti a 118 nazioni). Tra i punti di forza, BGCI può contare le numerose pubblicazioni prodotte e la gestione di due banche dati globali GardenSearch e PlantSearch. Ha avuto inoltre un ruolo influente per lo sviluppo di convenzioni internazionali, come la Strategia Globale per la Conservazione delle Piante (GSPC). GardenSearch è la banca dati che include tutti i Giardini botanici esistenti a livello globale. A febbraio 2016 conteneva dati su 3.324 Giardini con indirizzi e contatti, una breve descrizione del Giardino e delle collezioni, delle sue strutture e dotazioni, dei programmi di ricerca, di conservazione ed educazione in corso. Per l’Italia, nel febbraio 2016 la banca dati elenca 111 Giardini botanici e banche del germoplasma.

Foto Yuri Balzano 7PlantSearch è una banca dati che contiene l’elenco delle specie coltivate nei Giardini che ne hanno fornito la lista. Lo scopo del database è informativo-descrittivo con dati di sintesi a livello globale sulle specie in coltivazione nei Giardini botanici di tutto il mondo: a febbraio 2016 il database conteneva 1.338.220 accessioni appartenenti a 487.995 taxa conservate presso 1.141 istituzioni aderenti, di cui circa 20 italiane che hanno fornito dati aggiornati.

A livello Europeo BGCI opera tramite il Consorzio Europeo dei Giardini botanici (EBGC - the European Botanic Garden Consortium). L’EBGC è composto dai rappresentanti di tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea più quelli della Svizzera, della Croazia, dell’Islanda e della Norvegia. Per le nazioni in cui è presente una rete nazionale di Giardini botanici, il delegato nel Consorzio ne è espressione. Istituito nel 1994, il Consorzio si riunisce due volte all’anno per promuovere lo scambio d’informazioni fra le reti nazionali e il coordinamento europeo, stimolando progetti comuni, diffusione di standard e buone pratiche, aggiornamento di banche dati. Ogni rappresentante nazionale presenta al Consorzio una relazione semestrale sulle attività svolte dai Giardini botanici nel proprio Paese e distribuisce alla propria rete nazionale un report degli incontri svolti con notizie, suggerimenti e attività consigliate. Tutti i dati sulle reti nazionali di Giardini botanici esistenti in Europa sono disponibili sul sito di EBGC.

Foto Yuri Balzano Esistono altre reti sovranazionali che riuniscono i Giardini su base continentale o geografica. In Italia, la rete nazionale dei Giardini botanici fa capo al Gruppo Orti botanici e Giardini Storici della Società Botanica Italiana che è stato costituito nel 1994. Si segnalano inoltre alcune reti locali regionali o sovraregionali come ad esempio la Rete degli Orti botanici della Lombardia, istituita nel 2002 e costituita dai 7 Orti botanici Lombardi. Analogamente, dal 2006 opera in Liguria la Rete degli Orti botanici, Giardini botanici e Vivai delle Aree protette regionali.

Esistono poi alcune reti tematiche che si concentrano su temi specifici tra le diverse attività di cui si occupano i Giardini botanici. Arbnet (The interactive community of Arboreta) è specificamente dedicata alla gestione delle collezioni arboree ed ha messo in essere un interessante sistema di accreditamento a quattro livelli sulla base della dimensione delle collezioni e degli standard qualitativi adottati nella loro gestione, premiando l’adozione di buone pratiche. Arbnet è un’associazione nordamericana gestita dal Morton Arboretum, ma è aperta ad associati di tutto il mondo.

In ambito di conservazione e protezione del germoplasma, si segnalano alcune reti sovranazionali e nazionali sorte in anni recenti per coordinare gli sforzi nella raccolta, conservazione e uso del germoplasma autoctono, con particolare attenzione a quello a rischio di estinzione. In ambito sovranazionale si segnalano ENSCONET (The European Native Seed Conservation Network) che riunisce più di 30 istituzioni da oltre 15 Paesi europei. GENMEDA (The Network of Mediterranean plant conservation centres), nata come progetto “Interreg” nello spazio Medoc, riunisce ora 16 istituzioni del Mediterraneo Occidentale. A livello nazionale, si segnalano la rete spagnola (REDBAG) e quella italiana (RIBES).

In ambito educativo è molto attiva la britannica BGEN (Botanic Gardens Education Network) che si compone di 200 associati principalmente provenienti da Gran Bretagna e Irlanda, ma aperta anche ad altri associati europei. Si propone di mettere in rete e fornire supporto e attività di formazione professionale a chi si occupa di educazione negli Orti botanici.

METTIAMO IN RETE LA RETE

Con la partecipazione, per la prima volta, all’incontro annuale del gruppo di lavoro Orti botanici e Giardini storici della Società Botanica Italiana, tenutosi a Trento nello scorso mese di giugno, il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità ha confermato che la rete di perle nazionali che costantemente gestisce e tutela, è a totale servizio del Paese e a disposizione della comunità scientifica nazionale e internazionale affinché, in questi tempi di cambiamenti climatici, si ponga in essere ogni azione a tutela del patrimonio naturale nazionale ed internazionale.

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FOTO APERTURA

#CONSERVARE LA BIODIVERSITÀCONSERVARE LA BIODIVERSITÀ

Pillole di vita quotidiana: il caso della metasequoia

Evidenze fossili e molecolari indicano che fra i generi di più antica origine ancora esistenti vi sono Araucaria, Wollemia e Metasequoia, quest’ultimo ampiamente diffuso nell’emisfero boreale dalla fine Cretaceo al Miocene.

Le prime piante viventi appartenenti a questo genere sono state scoperte nel 1941 in Cina, nell’Hubei nord-occidentale dal botanico cinese Zhan Wang che dette loro il nome di Glyptostrobus pensilis. Nello stesso anno Shigeru Miki (paleobotanico giapponese) aveva creato il genere Metasequoia per una specie fossile che risaliva al Pliocene. L’analisi degli esemplari vivi ha portato successivamente (1948) due ricercatori cinesi, Hsen Hsu Hu e Wan Chun Cheng, ad includere nel genere Metasequoia questo taxon con il nome Metasequoia glyptostroboides Hu & W. C. Cheng..

Si tratta di una conifera appartenente alla famiglia delle Cupressaceae. Il suo areale naturale è ristretto e molto frammentato e si trova in alcune regioni della Cina Centrale, ad altitudini comprese tra 700 e 1.500 metri. La distruzione e la frammentazione dell’habitat naturale rappresenta una seria minaccia per la sopravvivenza di questa specie nell’areale originario, per cui è stata classificata dalla IUCN come a rischio di estinzione (Endangered). Di più: recenti ricerche hanno evidenziato come i criteri ad oggi adottati per la conservazione in situ delle popolazioni di Metasequoia si stiano rivelando fallimentari: le aree riforestate, infatti, presentano livelli di variabilità genetica molto bassi ed assenza di rinnovazione a causa dell’elevata depressione da inbreeding.

La Metasequoia si è rivelata una specie di elevato valore ornamentale e, benché conosciuta da pochissimi decenni, ne sono già in commercio diverse forme colturali. Se venissero confermate le indicazioni di una sua resistenza all’inquinamento atmosferico, potrebbe essere utile come pianta per la realizzazione di filari ed allineamenti ornamentali, specialmente tramite la cultivar “National” che ha chioma piramidale compatta.

Per i motivi di cui sopra (rischio di estinzione e pregio ornamentale) è assai diffusa la sua coltivazione ex situ sia in Europa che in Nord America. Sembra in grado di potersi adattare ad un ampio ventaglio di condizioni termiche (medie annuali da 4,5 °C a 20,8 °C) e pluviometriche (da 497 mm a circa 2.900 mm). Pur preferendo suoli da subacidi a neutri, non è esigente per quanto riguarda il terreno; richiede però suoli che siano freschi o anche umidi. Sopporta un certo grado di ombreggiamento ma rifugge situazioni ventose o di scarsa umidità atmosferica.

L’elevata plasticità e la forte capacità di adattamento di questa specie sono valori preziosissimi che, nel lungo periodo, potrebbero manifestarsi come la soluzione al problema della depressione genetica che, nell’areale di origine, rischia di provocare l’estinzione della specie. Ecco dunque l’importanza della conservazione ex situ in una molteplicità di diversi contesti ambientali. In Nord America è coltivata dall’Alaska a New Orleans, mentre in Europa vegeta sia ad Helsinki, che a Copenaghen, che a Firenze.

Questa specie è tra le poche conifere decidue; possiede foglie aghiformi di consistenza erbacea che vengono abscisse assieme al rametto ogni anno dopo aver assunto una tipica colorazione bruno- rossastra. Nell’area di indigenato vi sono esemplari di circa 50 metri di altezza e 2 metri di diametro; le sue potenzialità di crescita, tuttavia, non sono ben chiare dal momento che è in coltivazione soltanto da pochi anni, ma si può considerare specie a rapida crescita. Il legno è simile a quello della sequoia: alburno molto chiaro e durame tipicamente rossastro, tenero e facilmente lavorabile; rispetto a quest’ultima, però, ha lo svantaggio di una maggiore fragilità. Gli apparati radicali sono superficiali: la grande capacità di sviluppo può rivelarsi un problema in caso di presenza di manufatti. È specie monoica in grado di produrre notevoli quantità di seme, ma la mortalità delle giovani piantine può essere elevata nelle prime settimane a causa di patogeni fungini.
Reparto CC Biodiversità Pieve Santo Stefano

Foto C Reparto CC Biodiversità Pieve Santo Stefano
















 Foto Reparto Carabinieri Biodiversità  Pieve S. Stefano




Gli Arboreti sperimentali di Vallombrosa ospitano due esemplari di questa splendida specie minacciata di estinzione. Le condizioni vegetative purtroppo non sono ottimali, sia per l’aduggiamento provocato da enormi esemplari di altre specie presenti in loco, sia per l’elevata ventosità della stazione. I militari e i tecnici di laboratorio del Centro Nazionale Carabinieri Biodiversità di Pieve Santo Stefano, in piena e costante sinergia con tutto il personale del Reparto Carabinieri Biodiversità di Vallombrosa sono al lavoro per la moltiplicazione degli esemplari presenti e la conservazione dei due preziosi genotipi.

Attorno a questi esemplari viene ogni giorno spiegato a studenti universitari e visitatori di ogni tipo l’importanza della biodiversità, della sua protezione e della sua valorizzazione a beneficio della società odierna e futura.

*Ampi tratti del testo sono tratti da: Grossoni P., Bruschi P., Bussotti F., Selvi F., 2018 – Trattato di botanica forestale. 1. Parte generale e gimnosperme. Wolters Kluver Italia.