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BOSCHI
ALBERI SAPIENTI
01/07/2018
di Daniele Zovi

I vegetali rappresentano il 98% di tutte le forme viventi sul nostro Pianeta. Eppure di essi sappiamo molto poco. Entrano in relazione tra loro, con gli animali e con noi. Comunicano, sono solidali, fanno sesso, competono e combattono fra esemplari della propria specie o di specie diverse. Sono dotati di vista, tatto, olfatto. Si addormentano alla sera e si risvegliano alla mattina. Ci assomigliano più di quanto siamo portati a credere

Foto apertura -DIDA LUNGA

Lago Irene nel Parco Nazionale delle Montagne Rocciose in Colorado. Parlare dei sensi delle piante le fa percepire più simili a noi, più vicine e, inevitabilmente, più degne di attenzione e di rispetto. E ci fa sospettare che forse sono anche intelligenti

Vi ricordate come erano i rapporti tra gli uomini e gli animali una quarantina di anni fa? Penso agli animali domestici, ma anche a quelli selvatici. Potevi vedere uno che prendeva a calci un cane o un altro che prendeva a bastonate un cavallo e la scena apparire “normale”, consueta. Potevi vedere un cacciatore di appostamento, quello che spara a uccelli di passo da un capanno nascosto tra le frasche, usare per richiamo uccelli privati degli occhi per renderli più canterini; o un altro cacciatore girare per il villaggio con un capriolo appena catturato esposto sul cofano dell’auto ancora grondante di sangue.

FOTO BIn parte questa ostentazione di violenza, talvolta di atrocità, non c’è più. Chi maltratta gli animali viene sanzionato dalla legge e redarguito dai propri simili. È cambiato profondamente il nostro atteggiamento nei confronti degli animali: li sentiamo più simili a noi, più vicini. Le ricerche scientifiche, divulgate dai media con articoli di giornale, trasmissioni televisive, filmati e documentari, ci hanno spiegato che, per esempio, la specie umana è connessa al più evoluto dei primati, l’orango, da un genoma simile al suo per il 97%, come un parente non tanto lontano.

Foto C DIDA
Mirtillo rosso in un bosco di larice sull’Altopiano di Asiago in provincia di Vicenza
Sembra affievolito il biblico “L'uomo abbia il potere sui pesci del mare e sui volatili del cielo, sugli animali domestici, su tutte le fiere della terra e sopra tutti i rettili che strisciano sulla terra" (Genesi 1,26). Per le piante questo non è accaduto. Le tagliamo, le potiamo spesso in modo poco decoroso, le piantiamo a casaccio in luoghi poco adatti loro caratteristiche e le guardiamo, quelle poche volte che ci accorgiamo di loro, come esseri inanimati. La nostra distanza da loro è siderale. E trova le sue radici molto lontano nella storia del pensiero occidentale. Aristotele (384 a.C. – 322 a.C.), che così profondamente e a lungo ha influenzato il modo di leggere il mondo, pensava che i vegetali fossero più vicini ai minerali che agli animali.

Foto D - DIDA
Foglia di faggio
Parlare dei sensi delle piante le fa percepire più simili a noi, più vicine e, inevitabilmente, più degne di attenzione e di rispetto. E ci fa sospettare che forse sono anche intelligenti. All’usare questo aggettivo, il mondo scientifico e non solo è percorso da una certa inquietudine, anche se più frequentemente la reazione provocata dall’espressione “intelligenza vegetale” è di scetticismo. La cosa non deve sorprendere, perché il nostro linguaggio è ovviamente determinato da un vocabolario umano; il “vegetese” non lo abbiamo ancora imparato. Inoltre, la nostra visione del mondo è strenuamente antropocentrica e l’idea che abbiamo dell’intelligenza è “cerebrocentrica”, ovvero, per semplificare, se non c’è cervello, e indubbiamente le piante ne sono prive, non c’è nemmeno capacità di intendere e di volere. Ma sarà vero?

 

Foto E - DIDA
Muschio che cresce sul tronco di un faggio plurisecolare nella Riserva integrale di Sasso Fratino gestita dall’Arma dei Carabinieri nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.


LA VISTA

Le piante vedono. Non per immagini: non sanno distinguere un uomo da un cervo che passa loro accanto, ma vedono la luce, sanno da che parte proviene, sanno quanto a lungo sono rimaste accese le lampade collocate in una stanza.

Noi non vediamo tutta la luce, ma solo quella compresa in un intervallo chiamato “spettro visivo”. La retina dell’occhio è dotata di cellule ricche di fotorecettori, che sono di cinque tipi: uno per distinguere la luce e l’ombra, tre per il rosso, il blu e il verde, e uno che regola il nostro orologio interno.

Le piante ne hanno di più, almeno undici, perché a loro la luce non solo dà informazioni sul mondo circostante, ma è nutrimento: con essa trasformano il biossido di carbonio e l’acqua in zuccheri, che fanno funzionare radici, fusto e foglie, alimento per tutti gli animali. Molte piante producono frutti e semi prima dell’arrivo del freddo. Come fanno a sapere che è autunno? Un fotorecettore registra che le ore di luce del giorno stanno diminuendo.

 

Foto F - DIDAL’OLFATTO

Le piante sono fornite di olfatto. Una ricerca condotta su salici attaccati da insetti ha dimostrato che gli alberi sani, vicini a quelli infestati, erano immuni dai bruchi grazie a sostanze fenoliche e tanniche prodotte dalle foglie, che le rendevano sgradite all’insetto.

Le piante attaccate avevano inviato un messaggio ferormonico agli alberi sani, che evidentemente lo avevano ricevuto e ne avevano fatto buon uso. Un altro esempio è quello delle acacie africane brucate dalle giraffe. Si è osservato che dopo i primi morsi alle loro foglie, le acacie sviluppano sostanze tossiche, che le rendono sgradite agli erbivori. Non solo. Emettono anche un gas, l’etilene, che avverte le piante vicine dell’imminente pericolo, tanto che queste “saggiamente” provvedono a rendere sgradevoli le proprie foglie.

 

Foto GIL TATTO

Per il senso del tatto è d’obbligo citare le piante carnivore, in particolare quelle che impiegano foglie modificate come trappole. È il meccanismo più spettacolare, uno dei rari casi in cui un vegetale compie movimenti talmente rapidi da farlo sembrare simile ad un animale.

La venere acchiappamosche (Dionea muscipula) è una pianta di piccole dimensioni originaria degli Stati Uniti (Carolina), dove vive in praterie umide e sabbiose, quindi con poca materia organica. La forma della foglia è molto caratteristica: due lobi tondeggianti, uniti da una cerniera e forniti di peli la fanno sembrare una bocca irta di denti acuminati.

Quando un insetto si posa su almeno due peli in un intervallo di tempo breve, la foglia si chiude a scatto, lo imprigiona e comincia a digerirlo.

L’INTELLIGENZA

Non troveremo nelle piante un cervello che coordini l’informazione per l’intero organismo. Tuttavia le diverse parti di una pianta sono strettamente collegate fra loro e informazioni riguardanti l’ambiente in cui vivono vengono scambiate costantemente fra radici e foglie, fiori e steli, per far sì che il vegetale si ponga nelle migliori condizioni di vita. Insomma sono consapevoli del luogo in cui si trovano, della direzione nella quale crescono e delle modalità con le quali si muovono. La differenza genetica fra le piante e gli animali non è così rilevante come si credeva un tempo e si continuano a scoprire parallelismi fra la biologia dei vegetali e quella animale. Dal punto di vista biologico, condividiamo con gli altri animali e con le piante organizzazioni simili a livello di cellule e di tessuti.

In un certo senso, oltre a essere cugini dell’orango e del cane, siamo parenti anche dell’abete e del mais.

 

ALBERI SAPIENTI ANTICHE FORESTE

Come guardare, ascoltare e avere cura del bosco

Daniele Zovi

295 pp., 20,00 euro