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ATTUALITA'
I VIRUS E LA CRUDELTÀ DELL’UOMO
05/06/2020
di Margherita d’Amico

Esiste un legame strettissimo tra le malattie che stanno terrorizzando il Pianeta e le dimensioni epocali della perdita di biodiversità. La natura è un disegno d'insieme e se non garantiamo vita e salute a piante e animali non sarà possibile neanche la nostra esistenza

FOTO A

Morbillo, vaiolo, influenza, difterite sono malattie giunte anticamente all'uomo attraverso zoonosi: trasmissioni da animale a uomo in virtù di vicinanze mai gentili nei confronti dei primi. Lo stesso si può dire di salmonella, peste bubbonica, West Nile Virus e, alcuni sostengono, HIV e tubercolosi. In tempi più recenti, a derivare dal nostro rapporto di sfruttamento, (violenza) e mancanza di igiene verso le altre specie sono Sars, Mers, Aviaria, influenza suina, Bse (comunemente detta sindrome della mucca pazza), Ebolavirus fino all'odierno Covid19. Questo attualissimo flagello deriverebbe, a quanto sembra, da un non meglio precisato contatto delle persone con i pipistrelli. Forse dall'abitudine di mangiarli, assieme a topi vivi, cani, gatti, scimmie e vari altri animali selvatici venduti in tanti mercati cinesi, persino all'interno di aree metropolitane modernissime come quella di Wuhan. Oppure, stando a illazioni tutte da dimostrare, il coronavirus che mette in grave difficoltà il mondo a partire dal nostro Paese, avrebbe origine da qualche esperimento farmacologico, sempre effettuato su chirotteri.

FOTO BAnimali cacciati o allevati per essere uccisi e mangiati, natura costantemente violata, sono così alla base di ripetute e tremende minacce per la salute umana, aggiungendo poi che nel 2015 l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha decretato la insalubrità della carne, assimilandone alcuni tipi, quanto a potenziale cancerogeno, a materiali come amianto, arsenico e benzene.








FOTO DIL CORONAVIRUS

Eppure, persino in un momento di spaventoso allarme come quello che stiamo attraversando, sembra passare in secondo piano l'urgente riflessione sulla necessità di cambiare il nostro rapporto con il resto del vivente. A dispetto della paura che il Covid-19 incute alla nostra società, sia per la contagiosità e i possibili, gravi risvolti individuali della malattia, sia per tutto quanto ne consegue, dal collasso del sistema sanitario ai terribili danni economici, fino alla sofferenza dettata dall'isolamento forzato, la maggior parte delle persone non sembra disposta a cambiare le proprie abitudini ragionando sulle radici di tanto male. In Cina, si dice, a causa dell'epidemia, hanno vietato finalmente di mangiare alcune specie animali, ma ancora prosperano allevamenti intensivi di maiali all'interno di torri di cemento da mille internati a piano, intanto che l'Amazzonia viene disboscata per la produzione di carne di manzo, cuoio o soia per nutrire gli animali destinati alla filiera alimentare, e l'Australia si riprende a stento dai roghi resi inarrestabili dai cambiamenti climatici.

Il Pianeta soffre, insomma, e non ne fa mistero, ma a quanto pare a noi non fa comodo ammettere che, per esempio, un'alimentazione a base vegetale o per lo meno prevalentemente orientata in tal senso, oggigiorno, oltre a rappresentare una scelta etica significativa, è anche l'unica soluzione nutrizionale sostenibile, dato l'impatto inquinante e la crudeltà degli allevamenti intensivi di carne e pesce. Allo stesso modo, viviamo tanti ragionevoli limiti come fossero privazioni. Non sappiamo regolarci nell'uso della plastica, negli sprechi, nei viaggi, come se tutti dovessimo necessariamente mangiare e consumare in grande quantità, e raggiungere e toccare con mano qualsiasi luogo, violando con la nostra presenza angoli remoti e fragili che dovrebbero essere lasciati alla frequentazione esclusiva di piante e animali. A cosa servirà la nostra decantata intelligenza se non esisterà più un luogo salubre dove stare? È già tardi per porsi la domanda. La stessa questione dei cambiamenti climatici non può essere affrontata se non rinnoviamo il nostro rapporto con gli animali.

FOTO CIL COVID-19 E GLI ANIMALI DOMESTICI

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità non esistono attualmente prove che gli animali da compagnia diffondano il virus. Sarebbe accaduto, invece, il contrario, come nel caso del cagnolino di Hong Kong. La positività dell’animale potrebbe derivare dall’ambiente contaminato e dal contatto con la padrona ammalata. Per gli americani Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta sarebbe fondamentale limitare i contatti con gli animali soprattutto se si è malati di COVID-19, esattamente come si evitano i contatti con gli esseri umani. Toccarli, quindi, solo con i guanti e indossando la mascherina, evitando comunque carezze troppo ravvicinate.

LA SORGENTE DEI NUOVI VIRUS
SPILLOVER
La comparsa di virus patogeni per l’uomo, precedentemente circolanti solo nel mondo animale, è un fenomeno ampiamente conosciuto come spillover che si potrebbe tradurre come “tracimazione”, il momento in cui un patogeno passa da una specie ospite all’altra. Si pensa che questo fenomeno possa essere anche alla base dell’origine del nuovo coronavirus.
LE FORESTE
Ospitano milioni di specie in gran parte sconosciute alla scienza moderna, tra cui virus, batteri, funghi e altri organismi molti dei quali parassiti, nella maggior parte dei casi benevoli, che non riescono a vivere fuori del loro ospite e non fanno troppi danni all’interno di ecosistemi complessi. Oggi però il cambiamento di uso del territorio come le strade di accesso alla foresta, la raccolta di carne di animali selvatici, lo sviluppo di villaggi in territori prima selvaggi, ha portato la popolazione umana a un contatto più stretto con l’insorgenza del virus. Nelle foreste incontaminate dell’Africa occidentale, ad esempio, vivono alcuni pipistrelli portatori del virus Ebola. Così come è accaduto con patologie come la febbre gialla, la leishmaniosi o l’HIV, dove il virus si è adattato all’uomo a partire dalla variante presente nelle scimmie delle foreste dell’Africa centrale.
I VIRUS EMERGENTI
Facilitati dalla distruzione degli ecosistemi e dal riscaldamento globale, dall’inquinamento e dall’aumento della popolazione, i nostri veri nemici hanno nuovi spazi da conquistare e nuove prospettive di sviluppo. I mercati delle metropoli, africane o asiatiche, spacciano quello che rimane della fauna predata: animali selvatici vivi, parti di scimmie e tigri, carne di serpente, scaglie di pangolin e altro ancora creando nuove opportunità per vecchie e nuove zoonosi.
 

Per approfondimenti si segnala l'interessante dossier del WWF Italia