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ATTUALITA'
AMBIENTALISMO PROFONDO
15/02/2021
di Giuseppe Priolo[Presidente della Commissione Centrale per la Speleologia e il Torrentismo del Club Alpino Italiano]

Un percorso formativo multidisciplinare, sacrificio, spirito di gruppo e rispetto della Natura. L’affascinante mondo della speleologia

FOTO A - di G. Priolo

La famosa Enciclopedia Britannica definisce la speleologia come la disciplina scientifica che si occupa di cavità naturali e artificiali, del loro studio e della loro tutela. Andando oltre, come si può diventare speleologi? Verrebbe da pensare, vista la classificazione nell’ambito scientifico, che per fregiarsi del titolo si debba frequentare un corso universitario fino al conseguimento del diploma di laurea di “Speleologo”, ma non è così, è necessario ben altro percorso formativo, costituito da nozioni scientifiche, tecniche, di tutela ambientale, di primo soccorso e da molti altri contenuti. Il sistema migliore per avvicinarsi a questo mondo è contattare un Gruppo speleologico, spesso attivo all’interno di una Sezione del Club Alpino Italiano (CAI), oppure autonomo e associato ad altre realtà nazionali che si occupano esclusivamente di speleologia (come la Società speleologica italiana) o che l’annoverano tra le varie discipline proposte.

Il neofita è invitato a frequentare un corso introduttivo, durante il quale gli istruttori si prenderanno cura di lui sin dai primi passi, ovviamente nel buio, somministrandogli le nozioni di base per cominciare a godere delle fantastiche sensazioni che soltanto la grotta riesce a trasmettere. In circa un mese di “trattamento intensivo” apprende nozioni basilari di storia della Speleologia e dei materiali alpinistici utilizzati, dall’inizio della pratica ai nostri giorni. Scopre le tecniche per progredire in sicurezza, superando anche dislivelli verticali, acquisisce nozioni di geologia e di approccio alle teorie speleogenetiche. Non mancheranno cenni all’ecosistema ipogeo e quindi alle specie che vi vivono, spesso in condizioni estreme e con un adattamento talmente spinto da renderle uniche. Infine fotografia, cartografia e rilievo topografico, alimentazione e fisiologia, fino al primo soccorso.

FOTO B - di G. PrioloAlle lezioni teoriche si alternano esercitazioni pratiche in palestra di roccia e in grotta dove, con le pazienti indicazioni degli istruttori, vengono messe in atto le nozioni apprese con un progressivo aumento delle difficoltà. Concluso il corso, il novello speleologo ha ben chiaro di aver mosso soltanto i primi passi nel mondo ipogeo, quindi continua ad accrescere le conoscenze svolgendo la sua attività all’interno del gruppo che lo ha accolto. Mette in pratica le tecniche apprese, affronta difficoltà sempre crescenti, conosce aspetti della speleologia non veicolabili con la frequenza di un corso: lo spirito di gruppo, il sacrificio, l’intesa che si sviluppa tra persone che si muovono in ambienti ostici e sanno di poter contare soltanto sul “compagno di cordata”. È il momento di cominciare a esplorare, di calpestare suoli mai sfiorati da altri umani, di provare emozioni nuove e che oggi, difficilmente, è possibile percepire sulla, o meglio sopra, la Terra.

Ove volesse, può frequentare altri corsi dove affinare le tecniche speleo-alpinistiche e approfondire le conoscenze sugli argomenti che ha scoperto: rilievo topografico digitale, geologia e particolari meccanismi ipogenetici, biospeleologia e le altre materie che fanno della speleologia una scienza multidisciplinare. Maturata una buona esperienza, lo speleologo comincia a trasferire le proprie conoscenze ai giovani che, come lui anni prima, si avvicinano alla pratica. Il percorso per diventare istruttore è lungo, fatto di passi impegnativi, sempre interessanti, e comporta il sacrificio di un bel po’ di tempo libero. Nel Club Alpino Italiano, l’aspirante istruttore deve frequentare altri due corsi, in anni differenti, che gli propongono tecniche e metodiche sempre più avanzate, tra cui quelle d’insegnamento delle conoscenze multidisciplinari. Con l’esame finale potrà fregiarsi del titolo di Istruttore di Speleologia e, dopo due anni, superando un altro esame teorico-pratico, può diventare Istruttore Nazionale di Speleologia e quindi abilitarsi all’insegnamento della materia in corsi di interesse nazionale e internazionale.

FOTO C - Un tecnico del soccorso speleologico attrezza un pozzoGli speleologi esplorano e documentano le grotte, principalmente per passione, e ne divulgano i risultati per far conoscere la bellezza e la fragilità di questi ambienti. La salvaguardia è un tema centrale per preservare le straordinarie testimonianze del tempo e gli habitat unici per la loro biodiversità, laboratori naturali di importanti ricerche scientifiche. La nozione più importante che lo speleologo apprende è dunque il rispetto dell’ambiente epigeo e ipogeo, ma in particolare di una risorsa preziosissima che “costruisce” questi ambienti fatati e che rappresenta il tesoro più importante che l’Uomo ha il compito di custodire: l’acqua.

Concludendo, la speleologia è una disciplina che propone la conoscenza e la corretta frequentazione del mondo sotterraneo. Ne consegue che il compito principale dello speleologo è sensibilizzare l’Uomo di superficie sull’importanza delle zone carsiche, sulla loro biodiversità e sulla necessità di rimuovere o 36 #Natura mitigare le cause di degrado che inevitabilmente incidono sulla qualità degli acquiferi sotterranei, operando nella prevenzione delle conseguenze di opere e azioni, anche quotidiane, che nella maggioranza dei casi hanno un impatto devastante su questi ambienti.

 

FOTO D - L'uscita della barella da una complicata operazione di soccorso recenteIL SOCCORSO SPELEOLOGICO IN ITALIA

Le grotte e le attività speleologiche ad esse connesse non rappresentano più gli antri di Caronte di dantesca memoria. Cionondimeno, gli incidenti possono accadere. A centinaia di metri di profondità. Per questa ragione nel 1966 è nato il Corpo nazionale di soccorso speleologico, con l'istituzione della Delegazione speleologica del Corpo soccorso alpino del CAI, diventato poi Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (CNSAS). Collabora fattivamente in caso di calamità naturali o emergenze umanitarie, ed è composto da sei commissioni, chiamate a fornire un supporto specialistico nel corso degli interventi:

Medica: essendo da costituzione dell'ente un soccorso medicalizzato;

Speleosubacquea: poiché le grotte possono presentare tratti allagati;

Disostruzione: per rendere praticabile al passaggio di una barella i tratti più impervi;

Comunicazione e documentazione: per divulgazione e archiviazione dati sulle operazioni;

Tecnica: per la sperimentazione di materiali che rendano sempre più celere e sicuro ogni intervento;

Esteri:per la collaborazione con Soccorsi Speleologici di altri Paesi.