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ANIMALI
UN MONDO SENZA INSETTI
13/05/2017
di Franco Mason

Centinaia di specie spariscono ogni giorno con conseguenze imprevedibili per gli ecosistemi e per la nostra stessa sicurezza

FOTO La rivista americana Nature ha pubblicato un articolo a firma di un famoso entomologo tedesco, nel quale veniva lanciato l’allarme relativo alla sparizione di centinaia di specie di insetti ogni giorno.

Per noi addetti ai lavori, nulla di nuovo sotto il sole. Poco male direte voi!

Bisogna riconoscere infatti che, generalmente, gli insetti sono percepiti come presenze dannose, sgradevoli, pericolose per la salute e l’economia. Non è così però, e se c’è questa percezione negativa la colpa è solo di noi entomologi, notoriamente scarsi nel “commercializzare” il proprio sapere.

L’entomologo tedesco snocciola su Nature statistiche allarmanti che rivelano il pericolo imminente in cui si trovano gli invertebrati (gruppo che comprende anche gli insetti), soprattutto a causa dei cambiamenti climatici e della frammentazione degli habitat naturali.

L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), che compila per la comunità scientifica e per i policy makers le “liste rosse” di animali minacciati o in pericolo di estinzione, ultimamente ha preso in esame non solo animali considerati importanti dalla gente comune, come mammiferi, uccelli o altri vertebrati, ma anche il microcosmo degli invertebrati.

 

FOTO C - Donatello FracassiLA SCOMPARSA

Secondo la IUCN ogni giorno scompaiono fino a cento specie di invertebrati, ovvero molte di più di quante i tassonomi siano in grado di scoprire e descrivere nello stesso tempo. In altre parole, la maggior parte della specie di insetti scompare dalla faccia della Terra ancora prima di essere scoperta e descritta. Gli invertebrati, e tra essi, con oltre un milione di specie, gli insetti sinora noti alla scienza, svolgono una serie di “servizi ecosistemici” indispensabili alla nostra stessa sopravvivenza, come l'impollinazione, il controllo dei parassiti e, ancora, il ciclo dei nutrienti. Basta pensare ad un frutteto senza api o una foresta senza le larve di insetti saproxilici (ad esempio il cervo volante) demolitrici del legno e del detrito organico. La foresta, senza di loro, verrebbe certamente coperta da un cuscino di decine di metri di spessore formato da materiale indecomposto. La maggior parte degli invertebrati è, quindi, non solo indispensabile ai cicli della vita, ma anche attrattiva e fonte di continua ispirazione per l’uomo. Molti invertebrati hanno storie di vita fantastiche e quindi sono diventati altrettanto carismatici per il pubblico, tanto da essere considerati “flagship species” ovvero, specie bandiera, al pari dell’orso, della tigre, dell’elefante o di altri animali “antropomorficamente simpatici”. I tafani o mosche cavalline (fig. 1) sono Ditteri e sono tra gli insetti più veloci al mondo: lanciato a piena velocità, un tafano può superare una macchina, raggiungendo anche i 140 chilometri all’ora. E che dire poi dei Ditteri Sirfidi famosi per la loro capacità di rimanere sospesi immobili nell’aria?

 

PERCHÉ SONO IMPORTANTI

Bioimitazione (Biomimicry) è il termine inglese che appare nei dizionari negli anni ’80, ma che Leonardo Da Vinci già dalla metà del ‘400 aveva sperimentato trasferendo il movimento degli uccelli alle sue macchine volanti! Abili storyteller come gli inglesi Westwood e Moss ci raccontano anche storie di insetti high tech, come quella degli scienziati che hanno notato come lo scheletro esterno di alcune specie di coleotteri fossili conservassero inalterati per milioni di anni i loro sgargianti colori e soprattutto le sfumature dorate o argentate. Questo accadeva perché la colorazione non è prodotta da un pigmento, ma da una struttura cristallina dello scheletro dell’insetto che rimane inalterata per milioni di anni. Gli stilisti della casa automobilistica Porsche ne hanno riprodotto la struttura in laboratorio, applicandola alla vernice della carrozzeria delle loro potenti vetture. Le ali delle farfalle sono colorate da micro-scagliette che ci danno una percezione di iridescenza. Pochi forse lo sanno, ma gli ingegneri della Qualcomm hanno imitato questa tecnologia trasferendola agli schermi “Mirasol” dei telefoni cellulari che usiamo quotidianamente. Scienziati del MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno studiato nel deserto della Namibia il fogstand beetle (letteralmente coleottero che sta in piedi nella nebbia). Questo Coleottero dal nome scientifico di Stenocara gracilipes, ha elitre bitorzolute in grado di condensare goccioline di acqua di 1/67 1/50 di mm carpite alle nebbie che passano al mattino sul deserto e che raccolgono per sopravvivere alla siccità (https://asknature.org/strategy/water-vapor-harvesting/) (fig.2). E pensate che la stessa tecnologia sta per essere sviluppata anche per la costruzione dei parabrezza delle auto per eliminare la condensa. Nel 2015 gli ingegneri di Berkeley a Singapore’s Nyanag Technological University (NTU) sono riusciti a telecontrollare con stimoli elettrici il volo del Coleottero gigante dei fiori, un vero C130 degli insetti, con i suoi 6 cm di lunghezza ma soli 8 grammi di peso. Gli hanno montato sul dorso un minuscolo innocuo computer, sensori termici e microfoni per missioni di search-and-rescue (ricerca e salvataggio), sostituendolo in certi casi anche all’impiego dei droni (fig.3).

Da secoli gli insetti hanno un intenso rapporto con l’uomo nell’arte e nel design: gli antichi Egizi adoravano infatti in modo ossessivo lo Scarabeo sacro (Scarabeus sacer) come donatore di vita. Essi pensavano addirittura che rotolasse il sole nel cielo, allo stesso modo in cui rotola sul terreno le palline di sterco che servono al suo nutrimento e per deporvi le uova. E ancora, ecco i ragni che proteggono l’avifauna. Come sappiamo, ogni anno 100 milioni di uccelli muoiono per l’impatto con le superfici vetrate. La ditta tedesca Glaswerke Arnold ha scoperto che le ragnatele riflettono la luce ultravioletta. Quindi, una tela del ragno inclusa in una lastra di vetro è invisibile all’uomo ma appare invece agli uccelli come una barriera intricata, caotica e impenetrabile. Ed ecco che i danni agli uccelli sono calati del 75 % con l’uso di questi vetri speciali.

 

COSA FARE?

Per conservare questo sterminato “mondo occulto di dominatori”, come lo definiva il grande entomologo Guido Grandi, si fa poco o nulla, anche se essi continuano a regalarci la loro bellezza, le loro raffinate ed evolutissime modalità di vita. Eppure meritano ogni rispetto e sforzo per conoscerli e conservarli. E allora chi si occupa istituzionalmente della conservazione degli invertebrati in Europa? La IUCN con le sue liste rosse e la Commissione Europea con la Direttiva Habitat e i progetti Life. In modo specifico e soprattutto per tutelarli, però, nessuno. È una “nicchia” assolutamente vuota. Mancano, prima di tutto, come scrive Hochkirch su Nature, proprio gli operai della conoscenza: i tassonomi, ovvero gli studiosi che con la loro specializzazione sono in grado di dare un nome a questi organismi, secondo le rigorose regole del Codice di Nomenclatura Zoologica. Senza questa figura professionale non è possibile fare ecologia e nemmeno parlare di conservazione: è il fenomeno che tutti gli scienziati conoscono come taxonomic impediment. Appassionati idealisti, i tassonomi fanno un lavoro difficile, che paga poco o nulla in termini economici e di carriera e in rapporto all’impegno richiesto. Per formare un tassonomo è infatti spesso necessaria un’intera vita. Oggi quale giovane laureato può permettersi di dedicarsi a questa durissima disciplina in mancanza di una prospettiva di reddito? Nessuno sembra pensarci e i tassonomi scarseggiano sempre di più, si estinguono per vecchiaia, cambiano lavoro o se ne vanno all’estero! L’accorato appello di Axel Hochkirch su Nature riguarda proprio questo aspetto: raccomanda alle istituzioni europee di porre finalmente attenzione alla conservazione degli invertebrati e con essa anche ai tassonomi che li studiano e che sono oggi, come si è visto, in drammatico declino. Hochkirch richiama i governi ad investire sui giovani tassonomi e creare finalmente un grande “Centro per la conservazione degli invertebrati” in cui essi possano lavorare per identificare e descrivere le specie, studiare la loro distribuzione, l'ecologia e le minacce, e per valutarne il loro stato di conservazione. E, naturalmente, last but not least, comunicare alla gente comune tutto ciò per giustificare i tributi e creare la consapevolezza dell'importanza globale degli invertebrati.

 

LA CONSERVAZIONE IN ITALIA - IL CENTRO NAZIONALE DI “BOSCO FONTANA”

In realtà, l’Italia ha già pensato da vent’anni a questo problema. Operativo in Italia dal 2001, il Centro Nazionale per lo studio e la conservazione della biodiversità Forestale Bosco Fontana ha laboratori a Verona (il LANABIT) e sede operativa nella Riserva omonima. La struttura governativa, riconosciuta con il Decreto Legislativo 227/01, è specializzata in tassonomia, sistematica, ecologia e monitoraggio degli invertebrati, in particolare insetti e nella conservazione dei loro habitat. Le attività del Centro dell’Arma dei Carabinieri rispondono, oltre che a finalità di ricerca, anche alle aspettative della società civile, fornendo ai decisori politici dati scientifici sulla biodiversità in relazione al cambiamento climatico e per gli obblighi europei (Direttiva Habitat 43/92/CEE). Dei 126 habitat d'interesse europeo in Italia, 95 (75%) sono rappresentati dalle Riserve Naturali Statali.

Il centro svolge la sua attività di tutela delle foreste con il monitoraggio nella Rete Natura 2000 delle 130 Riserve Naturali statali (90mila ettari di territorio), nella Rete LTER (Long Term Ecological Research) e in ICP Forests e basa i propri rilevamenti della biodiversità sulla Rete Nazionale Monitoraggio Invertebrati (RIN).