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ANIMALI
LE FOCHE DEL SALENTO
15/06/2020
di Sandro D’Alessandro

Un tempo cacciate dall’uomo anche nei nostri mari perché ritenute concorrenti dei pescatori, oggi frequentano raramente le coste pugliesi e sono oggetto di particolare cura da parte delle popolazioni locali


 

FOTO AIl Salento, estrema punta orientale d’Italia, crocevia di traffici, scambi commerciali e culturali con le popolazioni che vivevano sull’altro versante adriatico e più in generale sulle coste del Mediterraneo orientale, ospita, per motivi sia antropici, sia squisitamente naturali, specie animali e vegetali peculiari. Già nel 2007 nell’articolo “Oriundi d’Oriente” della rivista “Silvae”, chi scrive esaminava alcune delle peculiarità biologiche del Salento come la vallonea, il geco di Kotschy e il camaleonte. Fra questi organismi non veniva annoverata la Foca monaca (Monachus monachus), pinnipede che viveva sulle coste sarde e salentine che, lungi dall’esservi giunta al seguito di rotte umane, era ed è del tutto in grado di attraversare quel braccio di mare che dal Salento lambisce le coste albanesi e greche, a poco meno di 100 km di distanza.

La Foca monaca è entrata nell’immaginario collettivo al punto da influenzare la toponomastica locale, così che, se in Sardegna è presente la famosa Grotta del Bue marino, in Salento esiste la Grotta della monaca, nei dintorni di Otranto e, circa 20 km più a nord, una località dal nome di Torre dell’Orso, il cui nome è mutuato da un Orso marino che avrebbe dimorato in una delle grotte semisommerse di cui le coste carsiche salentine sono costellate.

 

IL CUCCIOLO SPIAGGIATO

Ed è a pochi chilometri a nord di Torre dell’Orso che qualche mese fa ha avuto luogo un avvenimento di rilevanza eccezionale: il rinvenimento di un giovane esemplare di Foca monaca, evento non più registrato da almeno un secolo, purtroppo seguito dalla morte dell’animale, che era apparso fin dall’inizio visibilmente debilitato.

Il fatto che fosse presente un cucciolo di foca indica, insieme agli sporadici avvistamenti che di tanto in tanto avvengono, la frequentazione delle coste salentine da parte della specie; ovviamente, l’animale, non ancora del tutto svezzato, non vi è giunto da solo, ma al seguito di uno o più esemplari della sua specie. La sua età – presumibilmente, a detta dei biologi ISPRA intervenuti sul posto, attorno a 4 mesi - indica la possibilità che esso sia nato in prossimità del luogo di rinvenimento, o che vi sia giunto al seguito dei genitori seguendo delle rotte ben note che continuano (eccezionalmente, sporadicamente o regolarmente) ad essere percorse.

Oggi, in epoca di Internet e di smartphone, un avvistamento viene regolarmente documentato, divenendo in tempo reale patrimonio comune. Ben diversa era la situazione fino a qualche anno fa, quando le testimonianze, non documentate da immagini, non avevano modo di essere divulgate, e tutto si dissolveva nei dubbi, nell’oblio e forse, semplicemente, nel disinteresse.

Un caso singolare ha voluto che, esattamente nella stessa spiaggia di Frigole (LE), in cui lo stesso esemplare era stato avvistato pochi giorni prima del suo rinvenimento a Torre San Gennaro (BR), chi scrive ebbe modo di documentare fotograficamente, in una giornata assolata del mese di marzo del 1986, la carcassa di una Foca monaca adulta in avanzato stato di decomposizione. Sin dai tempi antichi la specie fu oggetto di osservazione da parte dell’uomo: Eliano narra che i "montoni marini" (le orche), nelle coste antistanti lo Stretto di Bonifacio, dal mare salivano sulle coste per predare le foche. È questo un comportamento ben noto e documentato delle orche, mammiferi marini presenti anche nel Mediterraneo, che tuttora lungo le coste argentine non esitano ad uscire anche completamente fuori dall’acqua per predare le otarie sulle spiagge.

 

UNA COSCIENZA NUOVA

Foca monaca

Nel Mediterraneo la foca monaca è riuscita a sopravvivere alle tante minacce alle quali sono ancora sottoposte le specie marine.

 










E le foche monache, in un mare Mediterraneo antropizzato al punto da essere chiamato Mare nostrum, non potevano non entrare in contatto con gli esseri umani, i quali da un lato le uccidevano per approvvigionarsi della carne e del grasso (la foca monaca, più grande della “comune”, accumula notevoli riserve) e dall’altro le perseguitavano sistematicamente a causa della loro abitudine, vera o presunta, di rompere le reti dei pescatori per cibarsi dei pesci in esse contenuti.

Poco più di un secolo fa, il “Bollettino del Naturalista”, riportava quanto segue: “Brindisi,FOTO D 30 settembre 1905. Ieri fuori il porto esterno, due pescatori si accorsero che un formidabile pesce tentava con salti di guadagnare terra. Ma sia pel continuo sbattere contro i sassi che per lo stato in cui si trovava l’animale, dopo un’ora di sforzi inutili cominciò a perder lena. Fu allora che i due marinai procuratisi un’accetta ed un piccone gli furono addosso e poterono ammazzare una grandissima foca marina, lunga 2 metri e 20, pesante oltre 250 chili. Legatala ad una corda la trascinarono in porto e, squartatala, si rinvenne nel ventre un figlio che avrebbe dovuto subito vedere la luce. Madre e figlio sono esposti in una baracca.“ (da F. Pratesi, “Esclusi dall’arca”, Milano 1978).

Ma, se poco meno di un secolo e mezzo fa, una grande foca monaca rinvenuta nel litorale di Brindisi veniva uccisa (l’animale, che si nutre di pesci, molluschi e crostacei, era infatti ritenuto un concorrente dei pescatori e in quanto tale sottoposto a una persecuzione pressoché sistematica), oggi, nel 2020, una foca spiaggiata lungo la costa brindisina è stata oggetto di cure, attenzioni e tutela da parte di decine di persone che, giunte da ogni parte d’Italia, hanno prestato la loro opera sulla spiaggia di San Gennaro per tentare di favorirne la sopravvivenza.

La coscienza delle persone sta cambiando, non è impossibile che in un futuro, si spera non troppo lontano, questi magnifici pinnipedi ritornino a popolare le coste italiane sul nostro stupendo Mare Mediterraneo.

Sorveglianza dei Carabinieri forestali


I carabinieri forestali sorvegliano le aree frequentate dalla foca monacaascalia