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ANIMALI
LA LORO VITA NELLE NOSTRE MANI
11/06/2019

di Gianluca Felicetti
[Presidente LAV]


Secondo i dati resi noti dal Ministero della Salute è diminuito l'uso delle cavie da laboratorio, ma sono aumentati gli esperimenti senza anestesia su cani e scimmie.


FOTO APERTURA DIDA

Sono passati sette anni dalla prima condanna di un laboratorio illegale di sperimentazione sugli animali. Nella provincia modenese, in locali recuperati in un casolare, in pessime condizioni igienico-sanitarie, una piccola società effettuava, su commissione, test su animali. I documenti sequestrati ne hanno rivelati oltre 1.300 di biocompatibilità e oltre 500 sostanze sperimentate. Gli ultimi duecento animali sopravvissuti, fra conigli e cavie sono stati messi in salvo grazie all’intervento della Lav. Il responsabile è stato condannato a quattro mesi di reclusione e una veterinaria è stata richiamata da un provvedimento disciplinare dell’ordine professionale. Nello stesso periodo si sviluppava l’inchiesta giudiziaria sul notorio allevamento di cani beagle per la sperimentazione, “Green Hill”, in provincia di Brescia. La responsabile della società, il direttore e il veterinario dell’azienda sono stati condannati fino in Corte di Cassazione, con una sentenza che ha fatto scuola. Le motivazioni, rese note nel marzo dello scorso anno, certificano alcuni importanti princìpi giuridici, primo fra tutti quello che non esistono “zone franche” dove è pos sibile disapplicare il Titolo IX bis del Codice penale, in vigore dal 2004 e ora oggetto di un impegno ministeriale a rafforzarlo.

Ma qual è la situazione della sperimentazione sugli animali a livello nazionale?

A fronte di un leggero calo del numero di quelli utilizzati, vi è un deciso aumento di esperimenti condotti senza anestesia e su specie come cani e scimmie. È il quadro ufficiale, reso noto dal Ministero della Salute poche settimane fa, mentre i test sostitutivi, così importanti per rendere concreto lo stop ai test su animali a fini cosmetici nell’Unione Europea entrato completamente in vigore nel 2013, continuano a non avere alcun fondo pubblico per il loro sviluppo.

FOTO B - DIDAI DATI DELLA SPERIMENTAZIONE

Il numero totale di animali, riguardo all’anno 2017 così come pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente passando da 611.707 cavie stabulate, utilizzate e uccise nel 2016 a 580.073 nel 2017 (erano 586.699 nel 2015). In aumento l’uso dei cani, 639 nel 2017 mentre l’anno precedente erano 486 (inclusi i riutilizzi), specie il cui utilizzo prevede misure fortemente restrittive. In aumento anche conigli, furetti, maiali, bovini, pesci e cefalopodi. Si conferma, inoltre, la triste impennata del ricorso ai macachi, inaccettabile trend degli ultimi anni, che nel 2015 erano 224, raddoppiando a 454 nel 2016 e ora ben 548, numero che aumenta ulteriormente se si includono i primati riutilizzati in una seconda procedura, con una cifra finale di 586 scimmie. Bisogna specificare come “il Ministero possa autorizzare l'impiego di primati non umani solo in via eccezionale” e la Commissione Europea abbia prodotto un report molto restrittivo in merito, mentre un istituto indipendente olandese, dietro richiesta del proprio Governo, abbia affermato che si potrebbe interrompere l’uso delle scimmie già da subito, definendolo un modello non sostenibile, non solo per motivazioni etiche, ma anche scientifiche e legali. Animali che nel 99,82% dei casi continuano a essere tristemente importati da Paesi con situazioni ambientali difficili e incontrollate come Asia (54 individui) e Africa (490) e non frutto di colonie autosufficienti, come richiesto dalla direttiva 2010/63 dell’Unione europea. In aumento anche il numero di animali allevati per il solo mantenimento di colonie geneticamente modificate, 2.538 esseri senzienti in cui si inseriscono geni o tratti di DNA che portano l’informazione legata alla malattia umana, dove metà degli embrioni muore durante il periodo gestazionale, oppure viene soppressa perché nasce priva della modifica genetica richiesta, processo che vuole fare assomigliare all’uomo un essere che evidentemente non lo è, tentando di creare artificialmente individui che non sono buoni modelli nemmeno per loro stessi e che nascono già sofferenti alla nascita, la cui sola manipolazione può provocare dolore. Poi, spesso, per un esperimento si richiede un solo genere (maschio o femmina), e ciò porta a uccisioni negli allevamenti per esubero, morti silenziose di cui nessuno parla. È incredibile che siano ancora 1.598 gli animali utilizzati per l’istruzione e la formazione (topi, ratti, conigli, maiali, pecore e cefalopodi), nonostante nel nostro Paese ci sia il chiaro divieto di procedure didattiche su animali, che prevede deroghe solo per l’alta formazione universitaria.

FOTO B1 - DIDANESSUNA GIUSTIFICAZIONE

Chi difende la vivisezione si giustifica dicendo che gli animali vengono anche utilizzati per la conservazione della specie, ma le statistiche mostrano che il numero di animali usati per questo scopo è pari allo zero, mentre sono 194.642 gli individui utilizzati per la ricerca di base (216.654 nel 2016), applicazione che però non prevede nessun obbligo di legge, quindi chi la fa e la autorizza sceglie volontariamente la sperimentazione animale che non è un passaggio obbligatorio come ad esempio quella dei farmaci.

Questi numeri già di per sé troppo alti sono, in realtà, fortemente sottostimati perché non tengono conto di molte categorie come gli animali usati già deceduti, gli invertebrati o le forme di vita non completamente sviluppate, in un calvario al termine del quale arriva la morte. Impressionante, inoltre, che quasi la metà degli animali (267.129 che corrispondono al 46% del totale, nel 2016 erano 280.322) venga sottoposta a procedure con categorie di dolore moderato o grave: per capire cosa si intende basta consultare la legge che per definire i test relativi a queste categorie usa alcuni esempi tra cui “dispositivi cardiaci guasti che provocano dolore e morte, trapianto di organi in cui il rigetto può causare angoscia intensa o deterioramento grave, nuoto forzato fino all'esaurimento, privazione di cibo, movimento e isolamento prolungati”.

FOTO DLA DIRETTIVA EUROPEA

In Europa la direttiva che regolamenta le procedure legate alla ricerca nasce per la “protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”, lo scopo però viene puntualmente disatteso. Ci troviamo davanti a un sistema che evidentemente non filtra, controlla e regolamenta a sufficienza procedure che comportano il dolore e la morte di migliaia di animali e, parallelamente, non incentiva modelli alternativi come richiesto dalla legge nazionale e dal quadro scientifico e legislativo europeo. Così sono lumi di speranza le ricerche finanziate dalla LAV grazie al 5x1000 dei propri donatori. Le Università di Pisa, Genova e Bologna hanno usufruito negli ultimi anni di borse di studio e incentivi a linee di ricerca con risultati importanti e pubblicati dalle riviste scientifiche. Passi in avanti che, a prescindere dall’essere a favore o contro la sperimentazione sugli animali, andrebbero moltiplicati con atti dei Ministeri della Salute e dell’Università e Ricerca Scientifica.