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ANIMALI
LA GRANDE MIGRAZIONE
01/04/2017

di Francesco Petretti


Il settanta per cento degli uccelli europei migra in cerca di posti caldi. Il fenomeno non interessa solo specie di piccole dimensioni, ma anche animali di grande taglia


Fo A

Una mattina di primavera ci svegliamo con il canto dell'usignolo nel giardino e con il garrire delle rondini in cielo, nelle nostre città. Dietro questi due piccoli fatti, che si ripetono ogni anno con commovente precisione, si cela uno dei fenomeni più straordinari e affascinanti del mondo naturale: la migrazione.

La rondine parte dalle savane dell'Africa Occidentale, non ha con sé bussola o GPS, tantomeno aerei cisterna che possano rifornirla durante il viaggio. Con il suo minuscolo corpo di 20 grammi, il peso di un pacchetto di sigarette, mosso da lunghe ali azionate da piccoli, ma potenti muscoli, si lancia nella grande impresa. La prima tappa è l'attraversamento del deserto del Sahara, circa 2.000 chilometri di volo su sabbie e rocce arroventate, senza acqua, prati o boschi dove fermarsi a mangiare qualche piccolo insetto.

Brucia il grasso che aveva accumulato per affrontare questo viaggio, volando quasi ininterrottamente per dieci giorni. Un po' di energia le servirà per l'ultimo grande sforzo: l'attraversamento del mare. Un ambiente ostile nel quale non può posarsi neanche per un attimo. Affronta anche questo, sfrecciando sul pelo delle onde, seguendo con lo sguardo le stelle di notte, e il sole di giorno. Sono i suoi unici riferimenti per orientarsi e mantenere la rotta. Arriva in vista dell'Italia e con le ultime riserve di energia che le restano, va in cerca della casa, del giardino o della fattoria dove l'anno prima è nata. Senza che nessuno le abbia mai mostrato dove si trovi o l'abbia guidata.

Ma torna proprio lì, per costruire a sua volta un piccolo nido e allevare la sua nidiata.Foto B Lo farà per due o tre anni, non di più: il suo piccolo corpo non è in grado di sopportare per troppi anni un simile logorio.

Delle migrazioni si sa ormai molto ma non tutto. Proprio gli interrogativi principali restano in buona parte irrisolti. Ad esempio i meccanismi che regolano le partenze degli uccelli, i sistemi di navigazione utilizzati (orientamento con il sole, con le stelle, a vista, campi magnetici e mappe olfattive), l'interazione fra comportamenti geneticamente codificati e appresi.

È stata, invece, fatta luce sui meccanismi fisiologici che consentono a minuscoli volatili di superare deserti e distese marine senza mai rifocillarsi o riposare, consumando come carburante il grasso accumulato prima della partenza e depositato sotto la pelle.

Gli uccelli partono grassi e giungono magri e stremati nella zona di arrivo, con l'energia appena appena sufficiente per dare qualche beccata qua e là a quanto sembra commestibile.

 

APPRODO SULLE ISOLE

Foto EIn primavera le isole sperdute nei nostri mari diventano spesso il primo punto di approdo per forapaglie e canapini o sterpazzole che hanno percorso in pochi giorni tremila chilometri sul Sahara ed un altro migliaio sul Mediterraneo centrale.

Arrivano a frotte e si posano sui cespugli e sulle rocce, ma spesso cadono vittime di falchi pellegrini, gabbiani reali, che danno loro la caccia con ferocia appena li avvistano sul mare. L’andamento della migrazione è ad intermittenza perché condizionato dal tempo. Ci sono giorni in cui passano moltissimi uccelli e altri in cui non si vede una penna.

Gli uccelli sembrano muoversi attraverso il Mediterraneo centrale all’unisono e l’onda della migrazione tocca contemporaneamente i punti che si trovano alla stessa latitudine dal Mediterraneo occidentale, fino alla sua estremità orientale e sembra che ogni specie abbia un picco di giorni e orari ben precisi.

Nel “giorno del beccafico” milioni di queste silvie passano sulle Baleari, sulle isole toscane, nelle Sporadi e tutti si dirigono verso l’Europa centrale e settentrionale. Così il giorno dopo tocca agli stiaccini, ai canapini e ci sarà anche un “giorno del cuculo” e della rondine.

Tradizionale sistema per lo studio della migrazione degli uccelli è la pratica Foto Cdell'inanellamento.

Dei diversi milioni di piccoli uccelli che ogni anno attraversano il Mediterraneo centrale, per raggiungere le zone di nidificazione dell'Eurasia, più di quarantamila sono stati schedati ogni anno dagli inanellatori che prendono parte ad un progetto di ricerca collegiale dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica.

Il progetto mira a censire e analizzare il flusso di migrazione primaverile nel Mediterraneo centrale, servendosi di una rete di stazioni di cattura dislocate su isole e promontori. Gli inanellatori estraggono dalle reti piccoli uccelli, li misurano e li pesano, controllano lo stato della muta delle penne e i depositi di grasso. Determinano sesso ed età, la sottospecie e infine li liberano con un anello di alluminio.

 

I GRANDI VOLATORI

Foto FIl 70% degli uccelli europei migra. Non solo le specie di piccole dimensioni, ma anche uccelli di grande taglia, come il falco pecchiaiolo, un rapace che fa il nido nei boschi di querce e si nutre di vespe, di api e di calabroni.

Il falco pecchiaiolo, come altri rapaci, ha ali molto lunghe. Batterle gli costa molta fatica e quindi per spostarsi pratica il volo a vela sfruttando le correnti termiche che si alzano sul terreno scaldato dai raggi del sole che gli consentono di guadagnare quota senza sforzo, raggiungendo anche i 2.000 metri di altezza. Da lì poi, con lunghe planate, si sposta perdendo progressivamente quota, come un aliante fino a raggiungere una seconda corrente ascensionale per riportarsi in alto e così via.

Sul mare non si formano correnti termiche ascensionali, l'aria resta fredda, per questo il falco pecchiaiolo e i grandi rapaci devono ridurre gli attraversamenti marini al minimo.

I rapaci si concentrano allora dove ci sono ponti di isole, promontori rocciosi, che per gli ornitologi sono luoghi privilegiati per assistere al passaggio di aquile, nibbi, falchi e poiane. Il passaggio degli uccelli rapaci che svernano in Africa e nidificano in Europa e in Asia interessa milioni di esemplari, dagli agili gheppi e sparvieri alle grandi aquile e ai nibbi con l'apertura alare di quasi due metri. Paradossalmente proprio questi ultimi sono quelli che hanno più paura del mare e scelgono le zone dove la traversata marina è meno impegnativa: nel Mediterraneo, di questi attraversamenti ce ne sono tre. Il più trafficato si trova in corrispondenza dello stretto di Gibilterra, poco più di una decina di chilometri di mare tanto che lì, si possono vedere contemporaneamente la costa marocchina e quella spagnola.

Un buon numero di rapaci segue, invece, la rotta orientale e dopo essersi concentrati nella valle del Mar Morto e aver raggiunto l’Asia Minore sciamano in Europa, valicando il Bosforo. Il terzo contingente taglia il Mediterraneo al centro, per profittare della penisola italiana e così attraversa nel punto più stretto, fra Capo Bon in Tunisia e la costa della Sicilia.

Sono circa 150 chilometri di volo sul mare. Questa volta si tratta di una vera traversata che impegna per un giorno intero nibbi, poiane, falchi pecchiaioli, albanelle, cicogne, capovaccai, lodolai e gheppi che una volta arrivati in Sicilia si concentrano sullo stretto di Messina, per raggiungere l'estremità della Calabria. Fino a pochi anni fa sullo stretto di Messina gli uccelli rapaci in migrazione erano oggetto di una caccia spietata, in ossequio alla tradizione che sostiene che un vero uomo in terra di Calabria e di Sicilia deve uccidere almeno un falco l’anno.  Gli uccelli venivano abbattuti a fucilate da appostamenti simili a bunker dislocati in posizione strategica sullo stretto. Solo con il tempo e con l’intervento delle forze dell’ordine la strage è diminuita in modo sostanziale.

IL FUTURO DELLA MIGRAZIONE

Fino a qualche anno fa gli uccelli rappresentavano una risorsa alimentare importanteFoto G per gli uomini che vivono nelle isole in piccole comunità molto lontane dai ritmi della vita metropolitana e continentale. Per procurarsi prede di pochi grammi di peso, riempivano orti e giardini con trappole di ogni tipo. Per fortuna il bracconaggio, grazie anche ad intense campagne di controllo, è diminuito, ma ci sono fatti nuovi in quello che sembrava un fenomeno antico e consolidato, fatti imputabili a un cambiamento globale che gli uccelli migratori stanno registrando sulla propria pelle e che di anno in anno diventa sempre più evidente, grazie alle informazioni raccolte dagli inanellatori. I dati raccolti con il progetto piccole isole, dimostrano che alcune popolazioni di uccelli non migrano più e restano in Europa anche d'inverno, perché fa più caldo. Molte altre migrano prima del solito e hanno anticipato di qualche settimana il calendario di arrivi e partenze.

Altre invece sono drammaticamente diminuite, ma le cause del crollo demografico non sono ancora ben chiare. Questi uccelli che hanno evoluto nel corso di milioni di anni gli adattamenti per affrontare le sfide più incredibili, il deserto, il mare e i falchi, non sono in grado di affrontare e superare le trasformazioni che l'uomo sta imponendo a ritmo accelerato agli equilibri naturali, modificando l'aspetto delle coste e soprattutto cambiando il ciclo delle stagioni. Le informazioni raccolte dagli ornitologi, che studiano le migrazioni, ci aiuteranno a capire come aiutare questi piccoli grandi viaggiatori per dare loro la possibilità di adattarsi gradualmente a un mondo che sta cambiando. Il Pianeta non deve, e non può, fare a meno degli uccelli migratori.