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ANIMALI
L’ISOLA DELLE SIRENE
19/12/2017
di Marco Fiori

I carabinieri impegnati sulla piccola isola di Linosa in una complessa operazione a tutela degli ultimi esemplari di Berta maggiore. Una storia tra conservazione e tradizione

FOTO BI Carabinieri forestali sono stati impegnati sull’isola di Linosa in una singola operazione per la salvaguardia della rarissima Berta maggiore, uccello a cui sono legati da secoli tradizione, storia, leggenda, fascino e bellezza. Hanno vigilato affinché questa specie sia lasciata libera di deporre tra le grotte di lava, riprodursi e sopravvivere, e soprattutto per essere vicini agli abitanti dell’isola. Sirene, “turriàche”, berte, sono i nomi con cui è conosciuta questa importante specie pelagica, la Berta maggiore, simile all'albatros, del gruppo di specie chiamate anche "uccelli delle tempeste", o Procellariformi (procella= tempesta). “Accarezzaonde” (shearwaters) in inglese per il caratteristico e incessante volo a sfiorare il pelo dell'acqua. Tutelato dalla Direttiva Uccelli (79/409/CEE) e Habitat, ha una biologia ed etologia ancora in parte sconosciute. Si sa che passa la vita in alto mare a pesca, anche a centinaia di chilometri dalle coste, sino all’Atlantico, e poi si ritrova per nidificare sulle coste frastagliate e irte di anfratti di isole come Linosa. Qui trova l'habitat ideale per deporre il suo unico uovo che schiude tra luglio e agosto. Pochi sanno che questi uccelli scelgono, da epoche antiche, l'isola di Linosa, un piccolo vulcano spento di 5 chilometri quadrati che si presenta come un blocco di lava contorta posto nel centro del Mediterraneo, più vicino alla Tunisia che all'Italia, per nidificare e ritrovarsi per “scambiare informazioni” per i loro lunghi viaggi.

 

FOTO ELA COLONIA PIÙ IMPORTANTE DEL MEDITERRANEO

È l’insediamento più consistente del Mediterraneo, circa 10.000 coppie censite, seguito da quello tunisino. Piccole colonie nidificano alle Tremiti e nell’Arcipelago Toscano. Ma è a Linosa che puntuali, al calare della luna o nelle notti scure, come guidate da un grande direttore d'orchestra invisibile sulla scogliera di Mannarazza, le berte cominciano il loro assordante concerto. Vagiti, urla a tratti strazianti, che ricordano quelli di bambini in fasce che cercano la mamma. Omero forse si riferisce a loro quando nell’'Odissea le rappresenta con sembianze di uccello con testa di donna. Ammaliavano con i loro richiami melodici i naviganti che poi si schiantavano con i loro carichi preziosi sugli scogli. Ulisse farà mettere la cera nelle orecchie dei marinai e si farà legare saldamente all’albero per non cadere nell'inganno delle sirene e proseguire indenne verso Scilla e Cariddi. Ancora oggi il riferimento al canto delle sirene ha un valore di ammonimento. Nelle Tremiti questi uccelli venivano chiamati diomedee in quanto si credeva fossero la reincarnazione degli antenati e i Greci sentirono in quel canto il lamento dei guerrieri di Diomede, eroe mitologico acheo, morto in battaglia. Da anni sull’isola opera un gruppo di ricercatori e volontari che studia le berte e cerca di salvarle da minacce di vario tipo (ratti, prelievo uova, disturbo antropico). Coordinati dal Prof. Bruno Massa dell'Università di Palermo, operano nell'ambito di un progetto sostenuto dall’Unione Europea (vedi www.pelagicbirds.eu) che annovera tra i partner anche l'Assessorato Foreste della Regione Siciliana e Legambiente.

 

FOTO B2L’OPERAZIONE

Nei giorni della deposizione, tra il 20 e il 25 maggio, uno staff specializzato del Servizio CITES si è recato sull’isola in forma coperta e ha rilevato ancora un certo radicamento tra alcuni isolani, nel raccogliere le uova, di questa specie protetta, per uso alimentare. Una condotta illecita ben nota da anni sull’isola. Disturbare le coppie durante la nidificazione e prelevare l’unico uovo deposto da questi uccelli, (e se ne prelevano a centinaia ogni anno), non poteva essere più consentito. L’azione dei carabinieri forestali ha suscitato inevitabilmente un contraccolpo e una novità, sia per i raccoglitori di uova che per la popolazione. La comunità della piccola isola, per gran parte dell’anno è alle prese con i problemi reali di sopravvivenza con penuria di tutto, in un regime di disagio e isolamento sempre più difficile da accettare al giorno d’oggi. Come condivide il proprio territorio con questa grande colonia di uccelli? La subisce, la ama, la detesta, ne trae vantaggio (o svantaggio) o le è indifferente? Alcuni linosani pensano: “ma perché impedire questa pratica la cui dannosità è da dimostrare quando poi, tutto il resto dell’anno, noi abitanti dell’isola, che siamo per antonomasia i protettori dell’ambiente in cui vivono, subiamo un isolamento naturale spesso ignorato dal “continente” e dalle istituzioni? Abbiamo problemi per mandare i figli a scuola, le derrate arrivano a singhiozzo e l’assistenza sanitaria o l’amministrazione sono spesso difficili”. Questo pensiero produce da sempre quello che viene definito conflitto tra l’ambiente e l’uomo. Da più parti, all’indomani dell’operazione Linosa, è arrivata la richiesta di discutere del “problema della Berta”. All’improvviso l’anima del villaggio si è risvegliata e ha voluto interessarsi a questo problema, invocando addirittura l’intervento del parroco, da sempre al centro delle vicende della piccola comunità. Oltre 80 persone tra agguerriti oppositori all’intervento a tutela della Berta, giovani, famiglie e simpatizzanti dell’iniziativa. “Era ora che si intervenisse, che senso ha nel 2000 andare per uova di Berta”. O ancora “le Berte sono un’attrattiva per turisti e amanti della natura, proteggiamole”. Molte le battute di questo tenore che si sono incrociate con quelle di chi ancora difendeva la vecchia pratica. I carabinieri hanno spiegato l’importanza della presenza sull’isola della Berta, quanto fosse necessario lasciarla indisturbata e quanto fosse utile che la popolazione, tutta, la sentisse come una propria risorsa e bellezza peculiare.

 

UNA NUOVA RICCHEZZA

È la storia di Dario, giovane linosano studente di biologia che ha trovato già applicazione ai suoi studi proteggendo le Berte nella stazione di ricerca dell’Università sullo scoglio di Mannarazza. Esempio sono anche le tante attività ecoturistiche già avviate e che prevedono tour di avvistamento e ascolto delle Berte, l’accompagnamento dei sempre più numerosi turisti che vogliono passeggiare lungo il sentiero delle Berte o godere delle tante bellezze dell’isola vulcanica.

 

FOTO CINSIEME PER LA NATURA

Il servizio svolto dai carabinieri forestali del Servizio Centrale Cites, supportati dai colleghi del Comando Carabinieri dell’isola, ha prodotto un risultato di natura istituzionale e culturale, prima che di polizia. Al punto che il Comando dell’Unità Tutela Forestale Ambientale e Agroalimentare ha deciso di far collocare una stele in onore della Berta maggiore e dei linosani nel Porto Vecchio. La prima quale messaggera della sfida, in parte vinta, della tutela delle specie e della bellezza, i secondi in quanto veri e insostituibili protettori della Berta di Linosa. Sono state raccolte, per l’occasione, testimonianze dai vecchi e dai giovani dell’isola, dal vigile urbano, il cui padre, ci racconta, andava per uova e si dava legnate con altri isolani davanti alla grotta delle Berte, dal parroco, proprio per dare voce alla tradizione e trarre insegnamento per tutelare la Berta, non più per fare frittate delle sue preziose uova. Tra le tante storie una. Ad ottobre migliaia di piccoli di Berta svolazzano per le vie e gli orti dell’isola. Tutti i linosani fanno a gara ad accompagnarle verso gli scogli o le aiutano ad uscire dalle buche di lava, alcune troppo profonde per i pulcini. Questo è il vero volto dei linosani e delle loro sirene.