Menu
Mostra menu
ANIMALI
ITALIA SELVATICA
12/12/2019
di Daniele Zovi

Può sembrare paradossale, ma i selvatici sono tornati a ripopolare i nostri boschi, risvegliando nell’uomo sensazioni ancestrali sopite

FOTO A
In natura non c’è animale che più del lupo abbia colpito l’immaginazione dell’uomo fin dall’antichità. Identificato nel famelico predatore, oggi sappiamo che svolge il ruolo di selettore naturale

Tre anni fa ho avuto un incontro con due guardiaparco nella Tenuta di San Rossore, in Toscana. Erano incuriositi e anche un po’ preoccupati. Ho percorso con loro il lungo viale che, ombreggiato dai grandi pini domestici, taglia la splendida pineta e termina sulla spiaggia del Tirreno. Sulla sabbia ancora umida erano ben visibili impronte di canide che, tra la duna e il mare, tracciavano una linea retta come una cerniera. Mi sono inginocchiato a osservarne una da vicino, ho considerato di nuovo l’intera traccia e poi i volti dei due uomini. “Lupo” ho sentenziato. “Ci sono state predazioni da queste parti?” Mi hanno guidato qualche centinaio di metri dentro al bosco, e proprio a ridosso della rete che delimita la Riserva del Gombo c’era una carcassa di daino. Si distinguevano bene la testa, le zampe e gli zoccoli, il resto in buona parte era stato mangiato. “Mi sa che è un lupo solitario” ho aggiunto. “Se fosse stato un branco la preda sarebbe stata consumata del tutto”.

La Tenuta di San Rossore è a una decina di minuti d’auto dalla Torre di Pisa, in Piazza dei Miracoli. A destra e a sinistra della porta d’entrata della Torre due bassorilievi rappresentano con molta precisione un orso. Il giorno prima avevo visto piccole figure di lupo sulla facciata romanica del duomo di San Michele a Lucca. Figure antiche, che ricordano animali presenti alla fine del Medioevo e perseguitati dall’uomo per secoli, fino quasi a provocarne l’estinzione.

“Stanno tornando” ho pensato.

FOTO B - orso marsicano - Sergio Bufalini
Non è raro che un orso, soprattutto quando deve accumulare risorse prima di andare in letargo, esca dai boschi e si avvicini agli insediamenti umani in cerca di cibo, nonostante il suo carattere schivo

INCONTRI QUOTIDIANI

Qualche settimana prima, a Padova, mentre parcheggiavo l’auto dietro la stazione ferroviaria alle sei del mattino, alzando la testa avevo visto una volpe passare come una funambola sul muro di fronte, e saltare senza fare rumore nel parco della villa vicina. È ormai capitato a molti cittadini di Roma di scendere dall’auto o di portare l’immondizia al cassonetto e imbattersi in intere famiglie di cinghiali che vanno, vengono, a volte si fermano a mangiucchiare qualcosa, ripartono e spariscono non si sa dove: i cinghialetti con il loro mantello a righe che seguono disciplinatamente la madre in fila indiana ci inteneriscono, ma proviamo una qualche inquietudine se la madre si ferma a guardarci.

Sulle colline di Montalcino i viticoltori posizionano reti per centinaia di metri: i grappoli di Sangiovese da cui si ricava il Brunello piacciono un po’ troppo ai caprioli.

Ci sono grandi reti anche attorno agli orti di fragole e mirtilli in Alto Adige, dove i cervi possono azzerare la produzione di una stagione in una sola notte.

E reti orizzontali sono state tese sopra le vasche di allevamento di trote lungo il Riofreddo, che scende dal Toraro, in provincia di Vicenza: è l’unico espediente per difendere i pesci dalle incursioni degli aironi. E pensare che quarant’anni fa un mensile ha scelto di chiamarsi proprio con il nome di questo elegante uccello per sottolinearne il pericolo di estinzione.

Un giovane maschio di orso bruno è stato ripreso dalle telecamere nel parcheggio dell’Ikea di Villesse, in provincia di Gorizia. Una star dei plantigradi, l’orsa Gemma, da tempo passeggia disinvolta tra giardini e botteghe nel paese di Scanno, in Abruzzo, e una volta è stata fotografata tra i gerani di un villino, con i suoi due cuccioli.

FOTO C - Lontra - Sergio Bufalini
La lontra rappresenta un prezioso indicatore della qualità ambientale e gode dell’attenzione di ricercatori e volontari che si occupano del suo monitoraggio e della sua salvaguardia.

IL RITORNO DEI PREDATORI

L’Italia sta diventando più selvatica. Questa affermazione suona un po’ paradossale, immersi come siamo in tecnologie avanzatissime, cellulari con mille funzioni, computer con cui comunichiamo costantemente. Stiamo dimenticando che il selvatico è annidato in ognuno di noi, forse nel cuore. Resta là, acquattato, un occhio aperto e uno chiuso. È la parte di noi che non si arrende alle macchine, quella che ricorda il fischio del vento e il crepitio del fuoco, l’abisso e la foresta, il timore di essere predati. È la parte di noi che si emoziona ogni volta che avvista un selvatico, ogni volta che ne sente parlare. Gli orsi, le linci, i lupi e le lontre hanno rischiato l’estinzione completa. Perseguitati per secoli dall’uomo, la legge li protegge solo da qualche decennio e grazie a questa tutela si sono salvati e stanno recuperando i territori nei quali vivevano.

Gli sciacalli dorati, questi sconosciuti, stanno arrivando dalla Slovenia, sono stati avvistati in Veneto e in Lombardia e hanno superato verso sud la barriera del Po.

FOTO D - sciacallo dorato foto Lucio Tollar
Lo sciacallo dorato è un canide lupino originario dell’Asia. Il nucleo più numeroso si trova in Bulgaria, dove è protetto dal 1962.

I cinghiali, a seguito dell’introduzione di sottospecie provenienti dai Paesi dell’est, soprattutto dall’Ungheria, sono aumentati in maniera esponenziale nel giro di pochissimi anni. Sono più grandi e più prolifici di quelli autoctoni e bisogna limitarne il numero.

I gatti selvatici continuano a rimanere misteriosi: ci sono ma nessuno li vede, qualcuno li chiama i “fantasmi del bosco”. Il castoro, uno, è tornato dopo cinquecento anni di assenza. È apparso nei boschi di Tarvisio, proveniente dalla confinante Austria e ha fatto parlare di sé i media di mezzo mondo.

Su alcune di queste specie circolano molte storie da secoli, di altre, quelle meno numerose e più elusive, si sa ancora poco. Il loro mondo è anche il nostro, rispettarle è un dovere etico, tutelarle è l’obiettivo di chi ha a cuore la natura. Raccontare di loro racconta anche di noi, quello che accade a loro ci riguarda comunque.