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ANIMALI
IL RE DELLA FORESTA
14/12/2018
di Adolfo Faidiga e Gino Gobbo

La stagione più interessante per lo studio dei cervi è l’autunno, che coincide con il periodo degli amori. Già nel mese di settembre le femmine si raggruppano nelle aree più idonee dove avverrà la riproduzione. Nel bosco echeggiano forti, ritmici e incessanti i richiami dei maschi: sono i bramiti, versi tipici emessi per stabilire la gerarchia riproduttiva sull’harem

FOTO APERTURA - Foto di Daria Victorini - DIDA

Foto di Daria Victorini 

Un possente maschio di cervo rosso con il suo harem sulle sponde del Lago del Brasimone. Foto Daria Victorini


Il Cervo rosso è un ungulato di notevoli dimensioni in grado di adattarsi a molteplici contesti ambientali, che vanno dalle sponde del mare all’orizzonte alpino; complessivamente il suo areale ricopre tutto il continente euroasiatico. In Europa era diffuso in tutti gli ambienti forestali montani idonei, nelle brughiere e nei boschi planiziali. In epoca storica, a causa di un’importante pressione venatoria e, soprattutto, a seguito della frammentazione e alterazione degli habitat forestali, con la conseguente crescita di aree coltivate in modo intensivo, le popolazioni di cervo hanno subìto una notevole contrazione. 
Attualmente lo status è notevolmente migliorato, anche se la distribuzione frammentaria delle popolazioni rimane un problema da risolvere, in quanto, per la sopravvivenza della specie, sono necessarie ampie superfici forestali inframmezzate da aree prative o colture estensive. 
In Italia la specie è presente con popolazioni in crescita su tutto l’arco alpino, dal Friuli Venezia Giulia al Piemonte. La distribuzione sugli Appennini è più frammentaria ed è frutto di interventi di reintroduzione con animali provenienti dalla Foresta di Tarvisio e dal Parco Nazionale dello Stelvio. I territori interessati sono l’Appennino Tosco Emiliano, le Foreste Casentinesi e l’Appennino Tosco Romagnolo, il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, il Parco Nazionale della Majella (valle dell’Orfento), il massiccio montuoso Velino-Sirente e la Garfagnana. 

FOTO B - Foto di Daria Victorini - DIDA

Foto di Daria Victorini 

In Italia la specie è presente con popolazioni in crescita su tutto l’arco alpino, dal Friuli Venezia Giulia al Piemonte. La distribuzione sugli Appennini è più frammentaria ed è frutto di interventi di reintroduzione. Foto Daria Victorini


LE CARATTERISTICHE 
Il cervo prende il nome dal manto estivo di colore rossastro, che muta nei mesi autunnali in grigio-brunastro, più folto ed efficace nel trattenere il calore. La sua corporatura è quella tipica degli animali corridori, che fonde eleganza, armonia e potenza. La specie presenta un marcato dimorfismo sessuale con i maschi di taglia maggiore (possono raggiungere i 250 kg nelle popolazioni alpine), contraddistinti anche da appendici cefaliche ossee fortemente ramificate e da una criniera nella parte inferiore del collo. 
Le femmine sono più esili (arrivano a pesare 120 Kg), meno potenti e da adulte si distinguono facilmente per il ventre convesso e il muso allungato. 
Il cervo rosso è una specie forestale che, per sopravvivere, ha bisogno di boschi estesi ben strutturati sia di latifoglie sia di aghifoglie. L’inverno è la stagione più delicata per questa specie in quanto l’approvvigionamento di cibo risulta particolarmente difficile in terreni innevati e il dispendio energetico per mantenere la temperatura corporea è piuttosto alto. In questa stagione, quindi, il disturbo causato dall’uomo può avere effetti fortemente negativi sull’ungulato. Dove sono presenti popolazioni consistenti di cervo anche gli incidenti stradali sono un fattore limitante, oltre ad essere un problema non secondario per la pubblica incolumità. 
Dal punto di vista alimentare si tratta di un ruminante pascolatore di tipo intermedio, che ben si adatta agli ambienti forestali, potendo digerire anche alimenti molto ricchi di fibre. La dieta del cervo rosso è essenzialmente composta da specie erbacee, germogli, foglie ma anche cortecce (il frassino maggiore è particolarmente appetito nelle aree alpine).

FOTO C - DIDASCALIA

FOTO -

Il bramito è il verso con il quale il cervo sfida gli altri maschi in una gara di abilità canora fra le più affascinanti in natura per stabilire la gerarchia riproduttiva sull’harem. Foto Rep. CC Biodiversità di Tarvisio.


IL BRAMITO 
Dal punto di vista comportamentale, si tratta di un animale sociale che forma branchi di individui dello stesso sesso. Normalmente i branchi più visibili sono formati da femmine, spesso imparentate, a cui si accompagnano piccoli nati nell’anno e giovani femmine immature o maschi fino al secondo anno di età. I gruppi di maschi adulti, sessualmente maturi, sono in genere formati da un numero inferiore di individui e sono meno visibili, occupando per gran parte dell’anno aree differenti da quelle delle femmine. I branchi si possono osservare con più facilità in determinati momenti dell’anno. È con la primavera, nelle aree prative di fondovalle dove germoglia la prima erba allo scioglimento delle nevi, che dal crepuscolo all’alba si può osservare e censire con l’ausilio di fari, gran parte degli animali presenti in un determinato territorio. Strumento necessario a conoscere la consistenza delle popolazioni, questi censimenti primaverili vengono svolti dai Carabinieri Forestali nelle Riserve dello Stato e nei Parchi Nazionali e dai cacciatori nelle locali riserve di caccia, dove la specie è soggetta a prelievo. Passato questo momento dell’anno, l’osservazione della specie diviene più impegnativa ma viene comunque costantemente svolta. 
FOTO D - Foto di Daria Victorini 3
Foto di Daria Victorini
La stagione di gran lunga più interessante per lo studio dei cervi è l’autunno, che coincide con la stagione degli amori. Già nel mese di settembre le femmine si raggruppano nelle aree più idonee dove avverrà la riproduzione. I maschi manifestano i primi segni d’inquietudine, raspando ripetutamente il terreno e fregando i palchi contro alberi e arbusti. Sulle Alpi, dall’ultima settimana di settembre alle prime di ottobre, dal tramonto all’alba (ma in alcune aree anche durante il giorno), si odono dei richiami molto forti, quasi dei muggiti rochi, ritmici e incessanti: sono i bramiti, versi tipici che i maschi emettono per stabilire la gerarchia riproduttiva su un determinato harem di femmine. Anche chi non conosce la specie rimane impressionato dalla potenza del suo verso, con il quale il cervo sfida gli altri maschi in una gara di abilità canora fra le più affascinanti in natura. Il comportamento riproduttivo, così ritualizzato, selezionerà i maschi più promettenti che, in caso di bramiti della stessa intensità, si fronteggeranno in parate per dimostrare chi di loro è il più possente. Se queste non hanno sortito effetto, si arriverà al vero e proprio scontro fisico, che di primo acchito può apparire molto violento. Anche in questo caso si tratta, però, di uno scontro ritualizzato, che non tende ad eliminare l’avversario, ma a stabilire una gerarchia. 
FOTO E - Foto di Daria VictoriniAssistere a tale spettacolo, che la natura ci offre, è un’emozione davvero unica. In una notte umida di ottobre, magari dopo una pioggia che ha rinfrescato l’aria, nascosti sull’orlo di un bosco di abeti colonnari completamente neri contro il blu scuro intenso del cielo, quando uno spicchio di luna fa capolino fra le nuvole e illumina le aspre montagne intorno, nel silenzio più completo cominciare a sentire il primo cervo che bramisce e poi, lontano, un altro ed altri ancora nelle valli vicine, fa sì che non si senta più freddo e stanchezza ma solo stupore, pace e serenità: un’esperienza unica, che rimane in chi l’ha provata.
FOTO F - Foto di Daria Victorini

DOVE
Il cervo è presente in molte riserve gestite dai Carabinieri e per sentirne il bramito fra i luoghi più idonei ricordiamo: la Foresta di Tarvisio, la Foresta del Cansiglio, le Riserve Naturali del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, le Riserve Naturali del Parco Nazionale Foreste Casentinesi e la Valle dell’Orfento. 
Info www.carabinieri.it