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ANIMALI
Il Business che uccide
07/06/2019
Marco Fiori

Il traffico d’avorio rende ancora molto sul mercato illegale, nonostante gli sforzi della CITES, la Convenzione sul commercio internazionale di flora e fauna minacciate di estinzione, e della cooperazione internazionale di polizia


FOTO PAG. 60 Shutterstock
L’elefante africano sta per scomparire a causa del traffico di avorio: da oltre 1 milione e mezzo a fine anni Ottanta gli esemplari sono ridotti a 430mila. Ogni anno ne vengono abbattuti 20 -25.000. Le rotte dell’avorio, spesso gestite da bande armate e gruppi filoterroristici come Boko Haram, Al-Shabaab, Lord’s Army congiungono le aree di origine all’Asia, che assorbe oltre il 70% della domanda di avorio. (Foto Shutterstock)


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IVORY BURNING. Rogo di stock di avorio nel Parco Nazionale di Nairobi, Kenya, 2016. In alcuni Paesi africani ed europei dove sono stati distrutti simbolicamente stock di avorio, si fa strada la politica della restrizione massima della commercializzazione e detenzione di avorio, sino all’idea di “bando” ad ogni forma di commercio. Sarà la strada giusta per assicurare la sopravvivenza di questi maestosi pachidermi e garantire uno sviluppo sostenibile alle popolazioni che vivono in quelle aree del mondo e che devono proteggere gli animali? (Foto M. Fiori)


archivio WWF
Ranger del Parco Nazionale di Virunga nella RDC (Congo) intervenuti sull’ennesimo caso di bracconaggio di elefante. Nel Parco vivono anche i rari elefanti di foresta (Loxodonta cyclotis). Solo nel 2018, sono caduti 6 rangers sotto i colpi dei bracconieri. (Foto Archivio WWF)


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I Carabinieri Forestali impegnati in progetti di training sui wildlife crime in Rwanda, 2018. La risoluzione dei conflitti tra comunità locali ed elefanti, la diffusione di alternative economiche al bracconaggio, la fornitura di equipments e il supporto per la formazione dei rangers sono le politiche che sembrano dare speranza per arginare questo fenomeno.



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I Carabinieri del Raggruppamento CITES, Roma, 2018, dopo un sequestro di avorio illegale. Attraverso il monitoraggio del web e l’attività di intelligence si opera per intercettare carichi di avorio illegale o vendite di oggetti spacciati per antichi, “pre-CITES” o con false documentazioni CITES

 

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Una statua come quella in foto conservata nel Magazzino Centrale Reperti Confiscati CITES Carabinieri, può valere anche 3.000 dollari. Le vendite sul web, le case d’asta, gli antiquari senza scrupoli sono i principali veicoli del commercio illegale. Porti marittimi e aeroporti sono ancora il crocevia dell’oro bianco, mentre nei primi transitano soprattutto le zanne grezze, nei secondi passano gli oggetti lavorati. Dai 50 dollari USA al chilo pagati ai bracconieri locali nelle zone depresse e povere dell’Africa, ai 1.000 (fino a 3.000) pagati a Hong Kong o in Europa.



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