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ANIMALI
BRACCONIERI IN TRAPPOLA
18/12/2018
Testo e foto di Luca Verducci

Reparti specializzati dei Carabinieri sono impegnati su tutto il territorio nazionale in complesse operazioni di prevenzione e contrasto al prelievo illegale di fauna selvatica


APERTURA - DIDA LUNGA
Comacchio (FE) - Il rinvenimento ad opera dei Carabinieri Forestali di un elettrostorditore per la pesca clandestina, mimetizzato fra i rovi di un canale
Il bracconaggio rappresenta una piaga che si sviluppa in Italia assumendo forme e pratiche diverse a seconda del luogo e della stagione. È un fenomeno in costante evoluzione che ha subìto una nuova impennata nel primo semestre del 2018 quando sono stati commessi 368 reati contro la fauna selvatica. Un incremento, secondo i dati forniti dai Carabinieri Forestali, del 57% rispetto al primo semestre del 2017, quando erano stati registrati 234 reati.

Internet ha inoltre aperto nuovi scenari per la commercializzazione di specie selvatiche vive, destinate ai mercati mediorientali o nordeuropei.

FOTO B

VALLI BRESCIANE

In un'area faunistica di Monte Ladino in provincia di Lumezzane i militari della Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in Danno degli Animali (SOARDA) dei Carabinieri scoprono più di 150 trappole Sep, piccole tagliole utilizzate per la cattura dei passeriformi. Può essere una pratica molto crudele catturare i piccoli volatili. Fra questi il pettirosso, un piatto molto ricercato della tradizione, che, nelle osterie bresciane, viene preparato allo spiedo o nella polenta e osei. In una mite mattinata d'ottobre, grazie alla collaborazione tra l'Arma e l'associazione ambientalista CABS Committee Against Bird Slaughter nata in Germania, operante sul territorio italiano da diversi anni e presente nelle valli bresciane con volontari, i militari mettono a segno una delle operazioni più importanti in una roccaforte del bracconaggio italiano. Non solo trappole, ma anche specie di passeriformi morti rinvenuti nel frigorifero del proprietario dell’area faunistica.

Val Camonica, Val Sabbia, Val Trompia rappresentano hotspot della caccia clandestina nel Nord Italia, un territorio che dai primi anni novanta vede impegnata l'Arma dei Carabinieri con l'Operazione Pettirosso

FOTO C - DIDA
Pattuglia di carabinieri forestali durante un controllo mirato alla repressione del bracconaggio, un fenomeno ancora diffuso soprattutto in determinate aree del nostro Paese come le Valli Bresciane, le Isole Pontine, Il Delta del Po e lo Stretto di Messina




DELTA DEL PO

All'alba di una giornata tiepida di marzo il Maresciallo Giovanni Stravaganti prepara con altri carabinieri un'operazione di monitoraggio di alcuni canali nel comune di Comacchio.

Alcuni dati definiscono l’entità del fenomeno nel bacino del Po. Da marzo 2018 ad agosto 2018 l’operazione Carpe Diem ha portato al sequestro di una tonnellata e 600 chili di pesce, alla liberazione di 500 chili di pesci ancora vivi e al sequestro di mezzi (imbarcazioni, auto, furgoni), oltre a strumenti per la pesca di frodo.

Negli ultimi anni a quelli italiani si sono aggiunti gruppi di pescatori dell'Est Europa, provenienti principalmente dalla Romania, i quali non sempre si sono integrati con i colleghi italiani. "Molti di questi nuovi pescatori rumeni provengono dalla regione del Danubio, vengono in queste zone per pescare la carpa (piatto della tradizione rumena ndr), il siluro ma anche altre specie delle acque del Delta del Po". Il Maresciallo Stravaganti con preoccupazione aggiunge "Spesso ci troviamo di fronte a soggetti violenti, a volte anche armati, che non hanno alcun interesse per il rispetto delle regole e dell'ambiente dove vorrebbero lavorare". Dopo aver perlustrato alcuni sentieri e vecchi casali abbandonati, i carabinieri coordinati dal Maresciallo Stravaganti scoprono un elettrostorditore mimetizzato fra i rovi lungo un canale. Si tratta di uno strumento elettrico per la pesca clandestina, composto da un generatore di corrente, una batteria e dei cavetti che, posti sulla superficie dell'acqua, uccidono i pesci colpiti dalla scarica elettrica.

FOTO E - DIDA
Le isole pontine sono spesso meta di bracconieri in cerca di uccelli migratori protetti

ISOLE PONTINE

Palmarola, isola disabitata, selvaggia, location perfetta per abbattere specie protette come tortore selvatiche (Streptopelia turtur) e quaglie (Coturnix coturnix) durante la migrazione. Nel 2016 un’operazione del Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (Nipaf) consentiva di arrestare un gruppo di bracconieri che operava indisturbato sull’isola. Mentre il gruppo monitorava costantemente i punti di approdo a Palmarola, i militari del Nipaf, coordinati dal Brigadiere Capo Stefano Giulivo, sfruttavano il fattore sorpresa aerea atterrando con un elicottero dal versante più coperto.

I carabinieri scoprivano un vero arsenale nelle grotte e nascondigli di Palmarola. Diversi fucili, tra questi uno con matricola abrasa, proveniente da furto, trappole per passeriformi e richiami elettromagnetici. L'importante operazione è stata possibile grazie al lavoro di intelligence fra Carabinieri e le associazioni ambientaliste CABS, LAC (Lega Abolizione Caccia) che operano sulle isole pontine e manda un importante segnale ai cacciatori illegali.

FOTO FISCHIA

Sull’isola campana gli agenti sono sulle tracce di un cacciatore-bandito che nelle scorse stagioni è stato fotografato con tanto di passamontagna. Un soggetto pericoloso, che conosce bene i sentieri di Monte Liguori ed in passato è riuscito a sfuggire a diverse operazioni che puntavano alla sua cattura. "Dobbiamo avere due gruppi operativi intorno alla sua baracca di caccia", spiega un Maresciallo con circa trenta anni di attività sul territorio italiano durante un briefing alle 2 di notte. L'incontro con i militari del SOARDA ed alcuni informatori locali si svolge per un'ora e mezza circa ed è visibile la tensione sui volti di tutti.

La mattina seguente, dopo aver sfruttato la notte per raggiungere le aree di bracconaggio, le montagne rimangono stranamente silenziose, nessuno sparo, qualche escursionista che si affaccia sul promontorio di Monte Liguori. La baracca utilizzata per le battute di caccia è vuota, un materasso, alcune coperte, una macchinetta per il caffè ed un santino con la Vergine arredano lo spazio solitario.

FOTO G - DIDACASERTANO

Il quadrante compreso tra Mondragone, Castel Volturno, Grazzanise e Villa Literno nasconde circa 500 vasche abusive censite dai volontari dell’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA). Sono trappole per gli anatidi che vengono attratti in questi bacini d'acqua con richiami elettromagnetici. Il Maggiore Claudio Marrucci a margine di un’operazione antibracconaggio mi spiega la grandezza di questo business: "In ogni vasca (si tratta di campi che venivano dedicati all'agricoltura, ndr) sono presenti generalmente due postazioni per la caccia, appostamenti in cemento scavati sotto il livello della vasca che possono ospitare fino a quattro persone. Una notte a caccia in una di queste vasche abusive può costare fra i 500 e i 1.000 euro a persona. Se moltiplichiamo per quattro bracconieri il conto è fatto".

STRETTO DI MESSINA

Su questa striscia di costa si concentrano i passaggi di molte specie di uccelli migratori, tra questi il Falco Pecchiaiolo (Pernis apivorus), un elegante rapace che sfrutta le correnti termiche per volare dall'Africa fino alle zone di riproduzione del Nord Europa. Sulle coste calabresi i bracconieri, nascosti tra la vegetazione mediterranea, attendono questo migratore (localmente conosciuto con il nome di Adorno) per abbatterlo e portarlo sulle tavole locali.

L'Operazione Adorno, oggi condotta dall'Arma dei Carabinieri, nasce all’inizio degli anni ‘90 per debellare il fenomeno, ma anche per prevenirlo e presidiare il territorio. Il Maggiore Claudio Marrucci sottolinea che "Un’eventuale chiusura dell'operazione porterebbe sicuramente ad un nuovo inasprimento del bracconaggio e dell'illegalità sul versante calabrese". Oggi infatti resistono ancora roccaforti di cacciatori di frodo come nei territori di Motta San Giovanni, Santo Stefano d'Aspromonte, Calanna, Sant'Eufemia, Palmi e Melia, mentre molte vecchie postazioni fisse sono abbandonate. Si tratta di strutture abusive (muretti in cemento, piccole casette o palchi in ferro) dove i bracconieri passavano diverse giornate in attesa del passaggio dei rapaci migratori.

 

SICILIA

Sul versante opposto, nell'isola siciliana il prelievo dai nidi di pulli ha messo in pericolo la popolazione di Aquila del Bonelli. L'elegante e veloce rapace ha un valore sul mercato nero delle specie selvatiche molto elevato, come spiega il Brigadiere Capo Q.S. Marco Fiori del CITES dei Carabinieri: "Un pullo di Aquila del Bonelli ha un prezzo sul mercato illegale compreso fra i 15.000 e i 20.000 euro. Gli esemplari finiscono sul mercato mediorientale (Emirati Arabi e regioni limitrofe) della falconeria, o utilizzati come status symbol dalle nuove classi ricche". Gli esemplari rubati vengono dotati di documentazione Cites contraffatta per consentirne il trasporto senza attirare l'attenzione.

La pressione di nuove classi sociali dei Paesi mediorientali e del sud-est asiatico stanno spingendo diverse specie selvatiche sull'orlo dell'estinzione. Tuttavia il grande sforzo investigativo del CITES e delle associazioni ambientaliste ha consentito di preservare almeno 27 coppie di Aquila del Bonelli che si riproducono annualmente in Sicilia.

RIMINI: SPARI NELLA NOTTE. CARABINIERI SCAMBIATI PER LUPI

Denunciati dai Carabinieri forestali due fratelli residenti in provincia di Pesaro-Urbino che, in località Serra di Valpiano nel Riminese, hanno sparato in direzione di una pattuglia di militari, insieme a guardie venatorie, era impegnata in un censimento della popolazione di lupi. I militari erano intenti al monitoraggio del lupo con la tecnica del “wolf howling”, un richiamo che riproduce ululati registrati. I carabinieri hanno individuato e raggiunto i due uomini poco distanti dal luogo degli spari. Sequestrate due pistole di grosso calibro ad uso sportivo, una Wesson Firearms calibro 44 magnum e una Smith & Wesson calibro 500.