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ANIMALI
ETOLOGIA, QUESTA NON RICONOSCIUTA
09/09/2019

di Monica Nocciolini



FOTO APERTURAAttraverso lo specchio era Alice nel Paese delle Meraviglie secondo il romanzo dello scrittore inglese Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson. Davanti allo specchio sono invece consapevoli di sé gli elefanti, che hanno superato a pieni voti il mirror test sulla propriocettività. Sviluppato dallo psicologo Gordon Gallup, consiste esattamente nel mettere l’animale al cospetto di uno specchio sia al naturale che con addosso una marcatura inconsueta (vernici, adesivi…), per capire se ed eventualmente come sia capace di rendersi conto della differenza. L’essere umano acquisisce questa capacità intorno ai 18 mesi, ma nel regno animale c’è chi non ne entra mai in possesso. Tra quanti hanno superato il test, insieme ai pachidermi ci sono le grandi scimmie, i delfini tursiopi, le orche, le gazze e addirittura – hanno scoperto Marie-Claire e Roger Cammaerts – alcune specie di formiche.

FOTO BÈ l’etologia (dal greco ethos, carattere o costume, e logos, studio), disciplina dedita all’investigazione scientifica del comportamento animale in relazione all’ambiente che lo circonda. Se ad avviarne il percorso storicamente fu Konrad Lorenz, in Italia non è professionalmente riconosciuta, ma ormai da anni viene praticata e fornisce contributi elevati alla comunità scientifica. Le scuole capofila restano quelle di Leo Pardi a Firenze, di Floriano Papi a Pisa e del compianto Danilo Mainardi a Parma, fondatori negli Anni Settanta del secolo scorso della Società Italiana di Etologia. Da allora l’etologia versione tricolore ha ben fatto progressi, con scoperte come quella di Laura Beani, a cui si deve l’osservazione di vespe Polistes dominula affette dal parassita Xenos vesparum, con conseguente scoperta che lo sgradito ospite è capace di manipolare il comportamento delle vespe colpite a suo vantaggio.

Questo non è che un esempio di come il cognitivismo si declini a misura di animale. Ma fino a che punto la testistica, originariamente strutturata per le persone, rimane scienza esatta una volta rimodulata e somministrata agli animali? La questione è oggetto di dibattito tra i ricercatori. Molti i punti controversi. Intanto necessariamente la gran parte degli animali studiati è in condizione di cattività, il che già implica un certo grado di stress incomprimibile, con relativi rilasci ormonali – tanto per dirne una – capaci di condizionarne forse reazioni o comportamenti rispetto allo stimolo dato. E poi c’è l’orizzonte di attesa umano: per quanto il ricercatore sia in grado di spogliarsi da ogni aspettativa, egli resta comunque una persona e medierà l’osservazione attraverso la lente delle proprie percezioni, dei propri saperi e delle proprie competenze. I test, come ricorda la fondatrice della rivista Animal Cognition Amanda Pachniewska, sono inevitabilmente più o meno viziati da antropocentrismo. Non foss’altro perché l’intelligenza umana resta la pietra di paragone. È naturale, ma è un’inclinazione di cui tener conto. 

FOTO COggi, a livello universitario e specialistico, l’offerta formativa legata al comportamento e all’intelligenza animale è ampia e diffusa, spesso entro i perimetri della biologia o della zoologia. Nel tempo, l’attività di studio e ricerca ha prodotto esiti talvolta peculiari, oltre che interessanti. Ad esempio: chi poteva pensare che la forma delle bolle emesse dai delfini beluga potesse essere influenzata dal sistema endocrino? E invece a quanto pare è proprio così. A stabilire la correlazione tra i due aspetti è la tesi in Adattamenti degli animali in ambiente marino con cui l’oggi dottoressa Paola Todeschini si è laureata presso l’Università di Bologna. Osservando in vasca due esemplari della specie lungo 36 giorni di campionamento, la studiosa ha potuto individuare un collegamento tra i livelli di progesterone, la produzione di bolle – dal naso, dalla bocca, ad anello dallo sfiatatoio… – e l’interazione con le stesse. 

Che i delfini riservino sorprese per la loro intelligenza è comunque un fatto noto: hanno il loro linguaggio, sono capaci di interagire con quello umano, ma si rivelano anche autentici mattacchioni. Lo zoologo Robert Pilley è stato in grado di documentare e filmare, con contenuti confluiti in un documentario della BBC, come giovani esemplari per fare bisboccia schiaccino il pesce palla, passandoselo l’un l’altro, per spremere quel po’ di tossina necessaria a regalare loro un certo qual senso di ebbrezza, l’equivalente di un paio di brindisi tra umani. Cin cin!