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ANIMALI
L'AVORIO E LO STERMINIO DEGLI ELEFANTI
06/05/2019




L’AVORIO E LO STERMINIO DEGLI ELEFANTI

WWF REPORT 2018 – BRACCONAGGIO CONNECTION

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L’AVORIO E LO STERMINIO DEGLI ELEFANTIWWF REPORT 2018 – BRACCONAGGIO CONNECTION-------------------------------------------------------------------------------L’AVORIO E LO STERMINIO DEGLI ELEFANTI
A causa del bracconaggio, in tutta l’Africa la popolazione di elefanti si è ridotta del 90% in un secolo
Foto Shutterstock I crimini di natura secondo i dati diffusi da UNEP/Interpol 2016, rappresentano il quarto mercato criminale dopo traffico di droga, quello di beni contraffatti e quello di esseri umani, con un ritmo di crescita tra le 2 e le 3 volte maggiore di quello dell’economia globale.
Questo mercato sottrae ogni anno tra i 91 e i 258 miliardi di valore alle economie in via di sviluppo, minando il loro futuro.
Il commercio illegale di specie selvatiche produce un giro d’affari che può arrivare a circa 23 miliardi di dollari l’anno. Dal 2014 al 2016 i crimini di natura hanno avuto una crescita del 26%. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per Droghe e Crimini (...ell’avorio inoltre vuole essere un deterrente per i bracconieri, i commercianti e per chi lo acquista. In Italia nel 2016 si è tenuto il primo Ivory Crush al Circo Massimo di Roma proprio per dare un forte segnale su un commercio che nasconde corruzione, traffico di armi, bracconaggio oltre che sterminio di elefanti.
-------------------------------------------------------------------------------WWF REPORT 2018 – BRACCONAGGIO CONNECTION Il Rapporto WWF 2018 dal titolo Bracconaggio Connection prende in esame i cosiddetti “crimini di natura”, e in particolare il bracconaggio, che si perpetrano in tutto il mondo soprattutto a discapito di Paesi ricchi in termini di fauna, ma poveri dal punto di vista economico. Oltre ad una panoramica del fenomeno a livello mondiale, il rapporto offre una disamina dei crimini contro la fauna in Italia con la mappa delle aree critiche e delle specie che vengono tradizionalmente abbattute illegalmente nel nostro Paese.DOSSIER CRIMINI NATURA ANNO 2018L’AVORIO E LO STERMINIO DEGLI ELEFANTI

A causa del bracconaggio, in tutta l’Africa la popolazione di elefanti si è ridotta del 90% in un secolo

Foto Shutterstock

 
FOTO APERTURA cred. Shutterstock
I crimini di natura secondo i dati diffusi da UNEP/Interpol 2016, rappresentano il quarto mercato criminale dopo traffico di droga, quello di beni contraffatti e quello di esseri umani, con un ritmo di crescita tra le 2 e le 3 volte maggiore di quello dell’economia globale. 
Questo mercato sottrae ogni anno tra i 91 e i 258 miliardi di valore alle economie in via di sviluppo, minando il loro futuro.
Il commercio illegale di specie selvatiche produce un giro d’affari che può arrivare a circa 23 miliardi di dollari l’anno. Dal 2014 al 2016 i crimini di natura hanno avuto una crescita del 26%. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per Droghe e Crimini (UNDC), sono 7.000 le specie minacciate dal bracconaggio e dal commercio illegale, tra queste alcune sono poco conosciute perché meno carismatiche, come l’anguilla europea, ormai a un passo dall’estinzione. 
Il bracconaggio è una delle principali cause di morte tra gli elefanti: ogni anno ne vengono uccisi 20.000 in tutta l’Africa con conseguenze drammatiche su tutta la popolazione, che nell’arco di un secolo si è ridotta del 90%.
Due le specie esistenti: l’elefante africano (Loxodonta africana), che rappresenta il più grosso mammifero al mondo e vive nelle foreste e savane sub-sahariane e l’elefante asiatico (Elephas maximum), il suo cugino più piccolo che popola tutta l’Asia Meridionale, dall’Iran, alla Cina, fino all’Indonesia.
I primi sono più grandi e si caratterizzano per le zanne d’avorio che possono arrivare fino a 2-3 metri di lunghezza; i secondi sono più piccoli e solo gli esemplari maschi hanno le zanne.
Spesso i bracconieri sono proprio gli abitanti delle zone economicamente svantaggiate che, a causa delle scarse opportunità lavorative, assecondano le richieste di organizzazioni criminali internazionali che li ingaggiano per la loro conoscenza delle foreste.
Il National Ivory Action Plan (NIAP) è stato sviluppato nell'ambito della Convenzione sul Commercio internazionale di specie di fauna e flora selvatica minacciate di estinzione (CITES) in risposta alla crisi africana causata dal continuo bracconaggio degli elefanti, la peggiore che il continente abbia vissuto dagli Anni Settanta e Ottanta. Se implementato in modo efficace, il NIAP può contribuire in modo significativo alla riduzione del fenomeno e del commercio illegale derivante da esso.
Il NIAP identifica i Paesi aderenti alla CITES con alti livelli di bracconaggio di elefanti e traffico d’avorio e richiede che sviluppino e attuino piani d'azione decisi e vincolanti con l'obiettivo finale di ottenere un impatto positivo sul problema.
Ad esempio, l'impatto può essere misurato attraverso i progressi compiuti nella riduzione del bracconaggio all’elefante (risultante dalla stabilizzazione o dall’aumento delle popolazioni) o nella legislazione e nelle azioni repressive (risultanti dall’aumento dei sequestri di avorio e da azioni penali vincenti). 
Il processo NIAP ha portato a notevoli progressi in alcuni Paesi partecipanti. Per esempio, Il Kenya ha rafforzato la legislazione nazionale e migliorato il tasso di condanne. Nel 2015, la Thailandia ha preso provvedimenti per regolare il suo mercato interno dell'avorio che, sebbene non vietato, presenta una grande riduzione del commercio illegale. Nel 2017 la Cina ha quasi chiuso il suo mercato nazionale dell'avorio interamente, vietandone la compravendita a partire dal 2018.
Nel frattempo, l'Uganda, grazie all’adesione al NIAP ha visto l’interessamento dei funzionari governativi nel riconoscere l'importanza di affrontare il problema e di dargli maggiore prominenza in tutto il Paese.



FOTO BNel Regno Unito tutti i prodotti d’avorio, compresi quelli d’antiquariato, non potranno più essere venduti. Il Commissario europeo per l'Ambiente ha dichiarato che l'Unione Europea sta considerando i suoi prossimi passi verso il divieto del commercio di avorio.
Ma perché si continua ad acquistare l’avorio? Pare che sia un materiale senza rivali per bellezza ed elasticità. Gli oggetti in avorio, oltre ad essere molto pregiati, venivano utilizzati in tempi remoti anche in riti religiosi e sociali, finché non si è sviluppato un interesse crescente da parte dei collezionisti.
L’avorio viene prelevato non più solo da elefanti ma anche da trichechi e ippopotami aggiungendo queste specie al traffico criminale. le zanne del tricheco possono superare il mezzo metro di lunghezza. L'animale le usa per risalire dal mare, conficcandole nel ghiaccio, ma anche per colpire i rivali e tenere lontani i predatori, orsi polari compresi.
Anche i denti dell’ippopotamo sono ricercati per l’avorio e in Africa la caccia dell’animale causa numerosi incidenti dovuti alla territorialità tipica della specie che contrasta con l’invadenza delle attività umane.
La richiesta di “avorio rosso” ovvero il becco rostrato dei buceri dall’elmo (Rhinoplax vigil), utilizzato per l’intaglio di oggetti di artigianato, ha portato quasi all’estinzione questo rarissimo uccello asiatico, classificato critically endangered (fortemente minacciato) dalla IUCN.
Al 2015 in Sud Africa è stato ucciso il 70% della popolazione di rinoceronte bianco.

FOTO CDISTRUGGERE L’AVORIO CONFISCATO
Il Kenya è stato il primo Paese a distruggere le sue scorte di avorio, un segno molto forte per sensibilizzare tutti su quanto sia importante proteggere la vita degli elefanti e su quanto oggetti reputati di grande valore siano in realtà cosa da poco se paragonati alla salvaguardia della natura. La distruzione dell’avorio inoltre vuole essere un deterrente per i bracconieri, i commercianti e per chi lo acquista. In Italia nel 2016 si è tenuto il primo Ivory Crush al Circo Massimo di Roma proprio per dare un forte segnale su un commercio che nasconde corruzione, traffico di armi, bracconaggio oltre che sterminio di elefanti.
 



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#WWF REPORT 2018 – BRACCONAGGIO CONNECTIONWWF REPORT 2018 – BRACCONAGGIO CONNECTION

Il Rapporto WWF 2018 dal titolo Bracconaggio Connection prende in esame i cosiddetti “crimini di natura”, e in particolare il bracconaggio, che si perpetrano in tutto il mondo soprattutto a discapito di Paesi ricchi in termini di fauna, ma poveri dal punto di vista economico.

Oltre ad una panoramica del fenomeno a livello mondiale, il rapporto offre una disamina dei crimini contro la fauna in Italia con la mappa delle aree critiche e delle specie che vengono tradizionalmente abbattute illegalmente nel nostro Paese.



WWF REPORT 2018 – BRACCONAGGIO CONNECTION