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ANIMALI
AMICHE TARTARUGHE
14/07/2017
di Maria Luisa Cocozza

Aperto a Portici il Centro recupero tartarughe marine più grande del Mediterraneo. Qui hanno trovato riparo i tanti esemplari di Caretta caretta che popolano i nostri mari e che spesso vengono feriti dalle attività dell’uomo

FOTO BÈ l'ora del pranzo per le tartarughe quando varchiamo le porte del Centro in una splendida giornata di sole e vento che fa brillare tutt'intorno i colori del Vesuvio e del mare di Portici. Alici, sauri, merluzzi, gamberetti e granchi, questi ultimi possibilmente vivi per conservare nelle testuggini quello spirito di predazione che altrimenti nella lunga permanenza nelle vasche andrebbe perduto. Sì perché se Ettore, Ottavia o Michi sono qua, nel più grande Centro di Recupero per tartarughe marine del Mediterraneo, da poco inaugurato alle porte di Napoli, è perché sono malate: sventrate dalle eliche, eviscerate da ami e lenze, soffocate dalla plastica: sono queste le cause principali della loro morte per mano dell'uomo. Quelle che arrivano qui sono le più fortunate: evidentemente sulla loro traiettoria hanno trovato anche degli esseri umani che le hanno soccorse e prese in carico; ma tante altre non ce la fanno e noi non conosceremo mai il loro numero, né tantomeno le loro storie.

Storie sempre commoventi, come quella di Ettore, che ha circa 15 anni ed è quasi cieco, probabilmente a causa dell'inquinamento. O come quella di Michi, il piccolino dell'ultimo nido tardivo di Pisciotta, nel Cilento, che era troppo debole per sopravvivere da solo e ora nella sua vasca, al Centro di recupero di Portici, sta sviluppando il “fisico” che gli permetterà di tornare in mare aperto senza pericoli. Chissà che anche lui non diventi un maratoneta come Arianna, liberata ad Ischia nell'ottobre scorso e monitorata fino a Corfù, in Grecia...

 

FOTO CUN ANIMALE ANTICO

Sono animali solitari le tartarughe, viaggiano per conto proprio ad una velocità di 4/5 chilometri orari, ad una profondità di 3/4 metri che permette loro di riemergere spesso per respirare...tranne quando devono mangiare, allora scendono fino a 60/80 metri senza riemergere per molto tempo. Un animale meraviglioso, antico, utilissimo: qui al Centro che fa capo alla Stazione Zoologica di Napoli Antonio Dohrn stanno mettendo a punto un progetto ambizioso: "tartarughe come piattaforme per monitoraggio oceanografico". In pratica, i 5 esemplari appositamente catturati a Filicudi, nelle isole Eolie, ai quali sono stati applicati assemblaggi di sensori che misurano temperatura, salinità, clorofilla e profondità dell'acqua, faranno un lavoro a 360 gradi, riportando dati fondamentali sulla salute delle acque e quindi del Pianeta.

Ma intanto qui a Portici, nei locali dell'ex macello borbonico che si affacciano su un bel giardino per accogliere le scolaresche e su una scogliera dove il mare si infrange con forza, sono le persone a prendersi cura di loro: giovani ricercatori capitanati dalla zoologa e biologa marina Sandra Hochscheid, si destreggiano tra 17 vasche su 600 metri quadrati coperti e oltre 7.000 metri quadrati scoperti, in una struttura maestosa che ospita laboratori avanzati per le analisi ambientali, un ambulatorio con sala chirurgica e radiologica per le tartarughe marine, oltre ad una ricca esposizione didattica. Un centro di studio e di ricerca aperto al pubblico, scolaresche in testa, per sensibilizzare sui temi dell'ambiente e della salute del mare. I bambini che vedranno soffrire in un angusto spazio la tartaruga ViAnimali venti, che ha ingoiato amo e lenza che le ha avvolto l'intestino e che per questo ha dovuto subire un delicato intervento chirurgico, diventeranno sicuramente sentinelle del mare.

 

IFOTO DL SEGRETO DI LUNGA VITA

Questi animali così vetusti, così belli e attrezzati dalla natura per affrontare lunghi decenni di mare aperto, sembrano volerci insegnare un segreto di lunga vita: fare base comune, partire insieme e sorreggersi l'un l'altro nel momento del bisogno, poi affrontare la vita in solitaria, come per compiere una missione: perché è vero che le tartarughe marine viaggiano da sole, ma è anche vero che nella prima fase della loro vita è il gruppo che conta; sono perfettamente sincronizzate, nella risalita dal nido alla superficie della spiaggia si arrampicano una sulle spalle dell'altra e nel tragitto fino alla riva del mare, il passaggio più pericoloso perché a tiro di gabbiani, topi e altri predatori, corrono tutte assieme per essere più protette. Una volta in acqua, ognuna per conto suo...in generale si aggirano in uno spazio di mare compreso tra i 20 e i 30 chilometri quadrati, ma qui in Campania, gli studiosi hanno osservato un fenomeno particolare: sul litorale Domizio, proprio dove sfocia il Volturno, le tartarughe restano entro un ambito di non più di 5 chilometri quadrati di mare: qui evidentemente trovano i granchi e i molluschi di cui vanno ghiotte e fanno ben sperare gli ambientalisti che anche in questo lembo di terra tra i più inquinati d'Italia, non tutto è perduto. Proprio negli ultimi mesi, dopo aver scoperto vari nidi di cicogna nel Casertano, le associazioni che si battono per la natura hanno scoperto un nido di Caretta caretta non monitorato. Quasi un miracolo nella Terra dei Fuochi, ma la tartaruga marina sta dando parecchie soddisfazioni qui in Campania: nel Cilento l'anno scorso sono stati monitorati ben 10 nidi, e sono in aumento; un vero e proprio record se si pensa che in tutto il Mediterraneo occidentale i nidi sono sempre occasionali, mentre in Cilento ormai il monitoraggio è costante. Una grande vittoria per gli ambientalisti, un bel risultato per le Caretta caretta, una grande soddisfazione per tutti quelli che hanno a cuore le sorti della Natura.