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AMBIENTE
SPECIE IN PERICOLO
10/02/2020
di Marco Fiori

“Il bracconaggio e il traffico di fauna e flora selvatica hanno un impatto devastante sulle comunità, l’ambiente e la sicurezza. Bracconieri e altri criminali stanno portando sull’orlo dell’estinzione elefanti, rinoceronti, tigri e molte altre specie in tutto il mondo. Delinquenti stanno distruggendo i mezzi di sussistenza locali, sconvolgendo ecosistemi fragili”

Yury Fedotov, Direttore esecutivo dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC)


pangolino
A metà tra un formichiere e un armadillo, il pangolino è l'unico mammifero con le scaglie. Vive di notte ed è capace di mangiare fino a 2 etti e mezzo di formiche (circa 20mila) al giorno



È un mammifero edentato dalla lunga lingua e dal corpo corazzato da centinaia di scaglie composte di cheratina (quella di cui sono fatte le unghie) che lo proteggono dai predatori, soprattutto leoni e iene. Caratteristica che, tuttavia, ne condiziona la stessa sopravvivenza. È infatti la specie più cacciata illegalmente e contrabbandata al mondo. Huatuo Zaizao, Tong Bi, Chuan Sanjia, sono solo alcuni dei nomi pin yin (fonetico mandarino) di prodotti cinesi (ma anche l’ayurveda e la tibetana ne fanno uso), composti anche da scaglie di pangolino cui viene attribuita capacità curativa, mai dimostrata scientificamente, per disturbi della circolazione, della pelle e della funzione erettile. D'altronde il dizionario Medico Cinese (Ed. Salute Pubblica, Pechino, 1987) cita oltre 5.000 herbs o voci di ingredienti della Traditional chinese medicine (TCM) derivati da animali e piante e ancora milioni di persone nel mondo, soprattutto in Asia, fanno uso di parti di animali e vegetali per curare vari disturbi e patologie. Il caso del corno di rinoceronte, considerato un viagra naturale, è emblematico.

FOTO B - WWF ITALIA
Bande armate e organizzazioni criminali, spesso connesse a reti terroristiche, lucrano sul traffico di avorio e sul bracconaggio di specie protette. – Foto WWF ITALIA

In pochi giorni in Vietnam sono stati sequestrati due carichi illeciti di circa 9 tonnellate di scaglie di pangolino, provenienti dalla Nigeria. Altri sequestri tra Singapore, Hong Kong, Vietnam e Malesia (2019) per oltre 30 tonnellate, dimostrano quanto sia fiorente questo traffico e la minaccia per i pangolini che vengono cacciati anche per la carne, considerata un'ottima fonte di proteine sia in Asia che in Africa. Le 8 specie di pangolino (Manis spp.), asiatiche e africane, sono tutte in pericolo e tutelate dalla CITES.  In Italia una incisiva attività repressiva sulla TCM illegale è stata operata tra il 2005 e il 2010 interessando erboristerie asiatiche di Roma, Prato, Napoli e Milano da parte del Servizio CITES. Insieme all’avorio di elefante africano (da 800 dollari grezzo a 4.000 dollari lavorato per chilo), al corno di rinoceronte (sino a 90.000 dollari al chilo), al caviale beluga (sino a 8.000 dollari al chilo) alle ossa e peni di tigre, alla totoaba o vacca di mare (60.000 dollari al chilo), il traffico di pangolino (600 dollari al chilo) integra il drammatico campionario del commercio illegale di biodiversità animale.

FOTO C pangolino-bracconaggioBRACCONAGGIO INTERNAZIONALE

Questi numeri ci rimandano inevitabilmente ad un fenomeno ancora poco considerato e contrastato adeguatamente e che si pone all’origine di questi traffici, il bracconaggio internazionale. Viene esercitato in varie parti del mondo nelle forme più disparate, insidiose, selettive o estensive, e brutali. In Europa e in Italia è conosciuto per le fucilate a ungulati di pregio alimentare o collezionistico, per i furti di pullus o uova di rari rapaci nei nidi del sud Italia, per le trappole in Val Trompia o gli abbattimenti illegali di rapaci e uccelli migratori sulle isole o nello stretto di Messina. In Africa, Asia, Centro-sud America il bracconaggio assume i connotati di una guerra senza confini, di strage di animali, di lotta all’ultimo sangue tra bracconieri, spesso indigenti, e le pattuglie di ranger, che, malpagati ma molto motivati, perdono la vita a centinaia, ogni anno. La cronaca registra casi drammatici. Nel 2012 un’intera pattuglia di 12 rangers (tra cui una donna), viene sorpresa e trucidata durante una pausa di preghiera dall’attività di antipoaching, in una remota zona del Kenya. Un’altra (6 rangers) viene sterminata dopo pochi mesi in Ciad con dinamiche simili. Il traffico di avorio e specie protette e il bracconaggio vedono coinvolte bande armate e organizzazioni criminali, alcune connesse con note reti terroristiche.

FOTO D Pangolino morto
Nel drammatico campionario del commercio illegale di biodiversità animale, spicca il traffico di pangolini

L’OMBRA DEL TERRORISMO

Rapporti Interpol riferiscono del coinvolgimento di Al-Shabaab. Fonti, Elephant advocacy League (EAL) e African Centre for the Resolution of Disputes (ACCORD) rivelano come il famoso attacco al centro commerciale di Westgate a Nairobi del 2013 sia stato finanziato con il commercio illegale di avorio. Ci sono poi i temibili Janjaweed del Sudan, predoni a cavallo del deserto responsabili di violenze indicibili contro le popolazioni civili in Darfur, nel Kordofan e nel Blue Nile che sembra si finanzino con il commercio dell’avorio, del corno di rinoceronte e di animali bracconati in paesi limitrofi (come la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centrafricana).

FOTO E Foto di Marco Fiori
Il Servizio CITES dell’Arma dei Carabinieri è impegnato in prima linea nella lotta al bracconaggio e al traffico di specie protette. – Foto M. Fiori

Anche Boko Haram, con base in Nigeria, si finanzierebbe con il commercio dell’avorio di elefanti bracconati in Camerun e Ciad, con il controllo delle risorse forestali e dei diritti di passaggio, come anche i Mai Mai del Congo. Il RENAMO in Mozambico si aggiunge alla lista dei gruppi che traggono vantaggi dai traffici di natura (avorio e corni di rinoceronte). Ma soprattutto il sanguinario Cap. Kony della Lord’s Resistance Army che semina terrore nell’area del Congo (fonte: National Geographic), sembra sia direttamente coinvolto nel traffico di avorio. D’altro canto la strage di elefanti (si stima 25.000 ogni anno) parla da sé. Il proliferare di questi veri e propri conflitti locali lascia sul campo uomini, animali, foreste, grandi porzioni di biodiversità che scompare per alimentare un commercio mondiale stimato dall’UNEP e da Interpol in oltre 20 miliardi di dollari l’anno, che si aggiungono al volume dei profitti criminali dell’illegal logging stimato in oltre 100 miliardi di dollari l’anno. Anche i cosiddetti forestry crimes, infatti, stanno affliggendo sempre più le nostre risorse naturali e stanno lasciando sul terreno gli eroi che combattono per difenderle. È il caso di Liviu Pop, trovato morto per le fucilate nell’ottobre 2019 in una foresta vicino Maramures in Romania mentre era di pattuglia e indagava contro i tagli illegali. È il sesto ranger morto negli ultimi anni in Romania dove sono stati registrati circa 600 attentati e minacce di questo tipo. La guerra contro il bracconaggio lascia sul campo mediamente dai 100 ai 150 ranger ogni anno nel mondo (1.000 quelli stimati negli ultimi 10 anni). Solo il Parco Nazionale dei Virunga, famoso per i gorilla di montagna, ha perso 150 guardie forestali in questo stesso periodo (fonte www.globalconservation.org).

FOTO A FOTO SHUTTERSTOCKGli elefanti e i rinoceronti vengono braccati per giorni da bande armate di kalashnikov o mitragliatrici guidate da poveri contadini locali che conoscono i branchi e che, così facendo, reduci peraltro da conflitti con questi animali che spesso distruggono i raccolti, guadagnano pochi dollari per il proprio sostentamento. Il pangolino viene commissionato ai locali, soprattutto in centro Africa, da committenti cinesi al seguito delle grandi compagnie di costruzione o tecnologiche. Gli stessi gestiscono anche il traffico di avorio. La domanda viene soddisfatta con atti di bracconaggio sempre più spietati e sofisticati nei mezzi e nelle tecniche. Visori notturni, armi di precisione e automatiche, droni, vanno a sostituire i sistemi arcaici e tribali del bracconaggio di sostentamento del passato. La caccia di frodo, la domanda internazionale di specie protette, il commercio illegale di wildlife si combattono in vari modi, meglio se diversificati e complementari tra loro, di carattere culturale, legale, politico, socio-economico. Per molti la via culturale, unitamente a quella che offre alternative economiche e di sostentamento alle popolazioni povere del mondo, si rivela la migliore per scoraggiare queste forme di aggressione alla natura e alla fauna.

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