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AMBIENTE
SOS INVERNO
10/02/2020

di Marco Angelillo

 


Anche durante la stagione fredda i carabinieri forestali si adoperano senza sosta e con passione per la cura e la tutela dell'immensa biodiversità italiana

FOTO A Tarvisio




La Foresta di Tarvisio: 24mila ettari di comprensorio alpino di cui 15mila ricoperti di boschi produttivi.




L’opera dei carabinieri forestali a protezione dell'ambiente non si ferma d'inverno. Anzi, è proprio nella stagione più rigida che alcuni rischi si intensificano e vanno monitorati con attenzione. D'inverno la fauna è più vulnerabile e l’instabilità idrogeologica può provocare seri danni al territorio e agli insediamenti umani. Per raccontare le azioni concrete dei Reparti dei carabinieri per la biodiversità, abbiamo percorso un itinerario ideale dal Nordest alla Calabria, raccogliendo la voce dei comandanti di alcuni dei 28 Reparti che gestiscono 130 riserve naturali statali. 

FOTO B TarvisioMETEOMONT E VALANGHE
Siamo partiti da Tarvisio, l'ultimo comune italiano a Nordest, al confine con Austria e Slovenia. Qui il Reparto dei carabinieri gestisce la più grande foresta demaniale d'Italia (esclusi i Parchi), Tarvisio: 24mila ettari di comprensorio alpino di cui 15mila ricoperti di boschi produttivi. Il tenente colonnello Valter Menazzi ci spiega cosa fanno i suoi uomini tra dicembre e marzo: “l'attività invernale prioritaria consiste in rilevamenti giornalieri nei campi Meteomont del settore Alpi Giulie”. Le stazioni del servizio Meteomont, distribuite lungo l'arco alpino e la catena appenninica, sono costituite da campetti in quota, le osservazioni meteo registrano i dati di vento, temperatura e umidità dell’aria, neve. Si realizzano anche prove penetrometriche e stratigrafiche del manto nevoso per determinare il rischio valanghe.

I carabinieri forestali di Tarvisio svolgono anche attività di monitoraggio del territorio e segnalano alle autorità competenti eventuali pericoli idrogeologici. “Facciamo anche controlli sulle ditte boschive alle quali viene venduto il legname in piedi e su tutta la foresta per verificare il rispetto delle norme in materia forestale e ambientale”, prosegue Menazzi. Altri interventi riguardano la vigilanza venatoria, il soccorso agli animali in difficoltà, in prevalenza ungulati. Vengono rifornite greppie con fieno per evitare che i cervi danneggino le giovani piante di abete bianco e perché possano sopravvivere in caso di periodi particolarmente nevosi. “Quando in inverno il terreno è innevato monitoriamo anche la presenza dell'orso e della lince”, conclude il comandante. La tutela della lince è garantita dal progetto Life Lynx, iniziativa europea per prevenirne l’estinzione nei monti Dinarici e nelle Alpi Sud-Orientali.

Il monitoraggio dei punti più a rischio per la caduta di valanghe è un'attività che impegna anche i militari del Reparto biodiversità di Belluno, soprattutto quelli del nucleo di Celarda, in comune di Feltre, il cui comando è affidato al colonnello Gianfranco Munari. Nelle aree protette gestite dal Reparto, il controllo delle precipitazioni nevose è continuo ed è accompagnato dalla consultazione del bollettino nivometrico per la verifica dell’indice di rischio valanghe. Eventi particolari vengono approfonditi attraverso verifiche sul campo dei punti di potenziale distacco, situati in quota. “I boschi del nostro territorio non hanno mai registrato disastri importanti a causa della neve”, assicura Munari, “perché i punti di distacco sono concentrati in pochi ambiti e rientrano nel normale ciclo delle manifestazioni naturali modellando, nel tempo, l'orografia e la botanica del territorio”.

 
FOTO C Riserva Duna Feniglia
DUNE COSTIERE E PINETE 

Dalle Alpi orientali ci spostiamo sul Tirreno centrale. Per il tenente colonnello Cristiano Berretta del Reparto di Follonica “le riserve naturali sono gioielli da preservare”. Sette le riserve che fanno capo ai carabinieri forestali della seconda città della provincia di Grosseto. Tomboli di Follonica e Scarlino e Duna Feniglia sono pinete litoranee e costituiscono barriere naturali contro l'erosione costiera, uno dei problemi ambientali che colpiscono la maggior parte degli 8mila chilometri di coste italiane. D'inverno il fenomeno si acuisce a causa delle mareggiate che divorano tonnellate di sabbia e metri di spiaggia. “Gestiamo e tuteliamo le dune – spiega Berretta – costruendo barriere con le tecniche dell'ingegneria naturalistica e realizzando rimboschimenti dalle dune mobili fino alle retrodune”. Le due riserve naturali, in un'area a fortissima vocazione turistica, costituiscono anche un freno a un'urbanizzazione sempre più spinta, che tende a occupare l'ambiente costiero. Belagaio e Marsiliana sono riservate alla conservazione in purezza del cavallo maremmano, mentre Poggio Tre Cancelli costituisce una delle prime riserve naturali integrali in Italia, un'oasi di macchia mediterranea immersa nel grande parco naturale di Montioni, a nord di Follonica. La varietà ambientale delle riserve tutelate dal reparto di Follonica è completata dall'isola di Montecristo, un cono granitico nel Parco nazionale dell'Arcipelago toscano. Qui, grazie a una serie di progetti Life, “monitoriamo e tuteliamo 13 specie endemiche, tra animali e vegetali. Per 365 giorni l'anno garantiamo anche il rispetto dei ferrei divieti d'accesso, navigazione e pesca”, conclude Berretta.

FOTO E Gole del RaganelloMONITORAGGIO DELLA FAUNA
Il nostro viaggio lungo lo Stivale prosegue in Calabria: il Reparto di Cosenza gestisce numerose riserve sul Pollino e sulla Sila. E sulla catena costiera, dove la riserva Serra Nicolino-Piano d'Albero costituisce l'unico corridoio ecologico che unisce i due Parchi nazionali: un'area importantissima, soprattutto per il passaggio dei mammiferi. Il colonnello Gaetano Gorpia ci descrive così il territorio: “La superficie delle nostre riserve è pari a 10mila ettari, si tratta di zone impervie, isolate, poco frequentate dall'uomo”. Come la riserva naturale orientata del fiume Argentino, nel versante più selvaggio e naturale del Parco nazionale del Pollino. Qui vive una popolazione residua di capriolo italico, una specie autoctona protetta.

Ai margini meridionali del parco del Pollino la riserva delle Gole del Raganello, tristemente famosa per la tragedia dell'agosto 2018, è un'area rupestre, con ambienti ripariali, istituita per tutelare rapaci di grande importanza come l'aquila reale che trova qui l'ambiente ideale per la nidificazione e la riproduzione, oltre che per la conservazione di un ecosistema dove si sviluppa il pino loricato. Un affioramento roccioso costituito da dolomie e altri calcari si innalza dal letto del torrente per 800 metri e ha uno sviluppo lineare di tre chilometri. Qui e nelle altre riserve i carabinieri forestali d'inverno mettono in sicurezza le piante pericolanti, soprattutto quelle che potrebbero ostruire gli alvei fluviali, prestano soccorso alla fauna in difficoltà, operano un'azione costante antibracconaggio: nei mesi più rigidi la fauna è più vulnerabile, dunque ha bisogno di una maggiore protezione. Anche in Calabria, come sulle Alpi, l'inverno è la stagione ideale per monitorare specie come il lupo, il cervo, il capriolo. L'attività idraulico-forestale prevede la sistemazione dei versanti con smottamenti, la sistemazione delle sponde fluviali, la canalizzazione delle acque.

FOTO F -  Riserva Gallopane


A Gallopane, nel Parco Nazionale della Sila, in provincia di Cosenza, l'uomo non taglia alberi da oltre 100 anni e si stanno formando foreste vetuste preziose, tra l'altro, per comprendere gli effetti dei mutamenti climatici




“Sul Pollino e sulla Sila ci sono aree, come quella di Gallopane, dove l'uomo non taglia alberi da oltre 100 anni”, racconta Gorpia. “Si stanno formando foreste vetuste preziose, tra l'altro, per comprendere gli effetti dei mutamenti climatici”. Faggi, pini secolari, pino laricio e pino loricato sono tra le specie più diffuse e importanti, anche a livello genetico, nelle riserve calabresi.