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AMBIENTE
SIBERIA DA SALVARE
10/02/2020
di Salvatore Santangelo

L’accorato appello dello scrittore russo Nicolai Lilin per fermare la distruzione dell’immenso polmone verde

FOTO A INCENDI SIBERIAÈ diventato famoso per il primo romanzo “Educazione Siberiana” (Einaudi) portato sul grande schermo da Gabriele Salvatores. Di origine siberiana, è nato nel 1980 a Bender, in Transnistria. Scrive in lingua italiana. Lilin (in russo “di Lilia”) è il suo pseudonimo, scelto in omaggio a sua madre.

Lo abbiamo incontrato per parlare di natura, di come questa abbia ispirato la sua arte e della tragedia ambientale che ha recentemente colpito le primordiali foreste siberiane.
“Le leggende della Tigre” (Einaudi): la natura appare come un elemento centrale del tuo ultimo libro. Qual è il tuo rapporto con la dimensione ambientale?

FOTO BNel libro - come anche in quelli precedenti - la natura è una dei protagonisti assoluti, indiscussi. Sono nato e cresciuto in una famiglia di cacciatori siberiani, persone che da secoli tramandano una particolare etica del rapporto con l’ambiente, basata sull’equilibrio universale tra tutte le creature, in cui l’uomo non ha una posizione centrale, privilegiata rispetto agli altri, ma svolge semplicemente un umile e allo stesso tempo indispensabile ruolo di uno dei tanti elementi che formano il grande mosaico della vita.

Nell’ultimo libro ho voluto comunque dar voce allo spirito ancestrale della foresta siberiana, per comunicare ai miei lettori quelli che - da sempre - sono i valori della Siberia, primo fra tutti quel sacro rispetto per la vita che sta alla base di tutte le tradizioni e usanze delle numerose genti che la popolano.
I devastanti incendi che hanno colpito la Siberia: una delle tragedie nel nostro tempo, non sufficientemente “mediatizzata”, perché?

FOTO C Lago SIberiaLa terribile catastrofe che ha trasformato in cenere 15 milioni di ettari di foresta durante la scorsa estate è il frutto di una serie di gravi, per non dire fatali, azioni dell’essere umano spinto sempre più a ragionare in base alla pericolosa e amorale logica del profitto che muove, nostro malgrado, la società odierna.

Il problema principale, dal quale originano tutti gli altri, è una gestione del patrimonio boschivo della Federazione Russa che vede stanziati sempre meno fondi per la protezione di flora e fauna, basti pensare che attualmente in Siberia prestano servizio soltanto 12mila guardie forestali, mentre durante l’epoca sovietica il loro numero ammontava a 70mila.

Questo mancato presidio della foresta lascia praticamente il campo libero a una vasta gamma di sfruttatori che agiscono indisturbati, devastando l’ambiente. Un bracconaggio selvaggio e senza precedenti 30 ha creato una vera e propria tensione tra abitanti locali e cacciatori di frodo. I primi rispettano molte categorie di animali, soprattutto le tigri, i secondi le cacciano illegalmente, per vendere sul mercato nero cinese non solo la preziosa pelliccia, ma ogni parte del corpo del felino più grande della Terra, utilizzato nella medicina tradizionale. Per l’ecosistema siberiano la perdita della tigre è un danno molto grave, in grado di comprometterlo in modo irreversibile. Alcuni anni fa è stato scoperto un gruppo di cacciatori locali che - stufi dell’arroganza e dell’impunità dei bracconieri - si sono fatti giustizia da soli. Poi, non va sottovalutata la mafia del legname, che è talmente potente da riuscire a mettere a libro paga intere amministrazioni regionali, procurandosi i necessari “santi in paradiso”. Il giro illegale del legname in Siberia ammonta a circa 42 miliardi di dollari l’anno. I Paesi che lo acquistano sono principalmente Cina e India. Le compagnie che commerciano con questi Stati, per lo più, vendono legno che si sono procurate in modo illegale, usando documentazione fasulla. Vengono disboscate aree enormi all'interno di parchi nazionali, poi, appiccando il fuoco, si cerca di cancellare le tracce. Proprio da questi incendi sono scaturiti enormi e catastrofici roghi che hanno distrutto una parte consistente del polmone del nostro Pianeta.

In Russia - come nel resto del mondo - i media non danno necessaria attenzione alla drammatica situazione siberiana, soprattutto perché essa rappresenta il fallimento totale delle politiche e dei programmi di gestione delle amministrazioni che si basano sull’idea del consumismo sfrenato, dando la preferenza ai protagonisti dell'ultraliberismo, ovvero alle compagnie multinazionali private, che operano a scapito dei cittadini e del patrimonio nazionale.
Qual è stata la reazione del governo di Mosca a questa crisi ambientale?

FOTO D Tigra SiberianaIl governo di Mosca per molto, anzi, secondo me, per troppo tempo non si è reso conto di ciò che stava accadendo.

Poi - sotto la pressione dell’opinione pubblica - sono stati fatti alcuni passi importanti, anche se, purtroppo, era ormai tardi. Comunque, devo dire con particolare orgoglio che gli italiani hanno giocato un ruolo cruciale in questa fase: in una settimana, una petizione lanciata dal mio profilo Facebook che chiedeva al presidente Putin di decretare lo stato d’emergenza e di attivare l’esercito per contrastare gli incendi che avevano ormai distrutto non solo milioni di ettari della foresta, ma anche diverse città, è stata sottoscritta da più di 400mila cittadini italiani, per raggiungere poi un totale di 2 milioni e mezzo di firme da tutto il mondo. Proprio grazie a questa pressione, a metà agosto, Putin ha dato disposizione al Ministro della difesa di occuparsi della situazione in Siberia ed è stato finalmente dichiarato lo stato d’emergenza. La natura ha avuto sempre un ruolo importante per i russi, lo si evince dalla nostra eredità culturale, dai grandi classici della letteratura, dai poeti e dai pittori, dai musicisti che si sono sempre ispirati agli spazi sconfinati, al territorio che da sempre è dominato da Madre Natura. Purtroppo, negli ultimi duecento anni, lo sviluppo sfrenato delle industrie, specialmente la voglia di raggiungere i livelli dei Paesi più sviluppati tecnologicamente, ha creato una crescita sproporzionata degli appetiti dei potenti, che mettono la natura all’ultimo posto nella lista delle priorità politiche. Però, come spesso accade, la speranza nasce dai giovani. In effetti, le nuove generazioni hanno una visione più completa della questione ambientale, che supera i vecchi schemi e crea una nuova prospettiva, più positiva. La coscienza dei giovani mi dà molta fiducia nel futuro del nostro Pianeta.