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AMBIENTE
QUESTIONE DI EQUILIBRI
14/12/2020

di Chiara Grasso


L’interazione uomo-animali selvatici è sbagliata per noi, per loro e per la conservazione delle specie


FOTO APurtroppo sempre di più in rete si trovano video e foto di interazioni insane tra animali selvatici e umani. Procioni a tavola, volpi coccolate, ghepardi abbracciati, gufi sulle mensole. Ma cosa c’è dietro? E perché chi ha a cuore davvero animali e ambiente storce il naso davanti a questi contenuti?

Innanzitutto dobbiamo chiarire un concetto: un animale selvatico appartiene ad una specie non-domestica. Una tigre addomesticata rimane un animale selvatico la cui condotta (del singolo) è stata modificata per soddisfare i bisogni dell’Uomo, ma rimane tuttavia un animale selvatico e la sua genetica è identica a quella dei conspecifici in natura, così come i suoi bisogni etologici e perciò, sebbene cresciuta in cattività, si tratterà di un animale addomesticato.


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Un animale selvatico reso docile viene privato della sua natura e per questo motivo ogni cambiamento comportamentale che volontariamente o involontariamente subisca, viene definito violenza etologica.





Per gli animali domestici il processo coevolutivo invece è millenario. Canis lupus familiaris (cane) e Homo sapiens hanno incrociato le loro strade evolutive: l’Uomo ha trovato nel cane un ottimo alleato per la protezione e la caccia e il cane ha trovato nell’Uomo riparo e cibo. Un do ut des che, circa 25mila anni fa, ha reso possibile che l’Uomo domesticasse il cane e il cane addomesticasse l’Uomo.

Cosa diversa succede invece per gli animali selvatici, con i quali Homo sapiens non ha mai condiviso parte della storia evolutiva, pertanto non importa da quante generazioni quell’animale viva in cattività, un animale selvatico che interagisce con l’Uomo è un individuo “rotto” e noi stiamo interferendo con quello che è il suo benessere speciespecifico psicofisico.

Certo, è sicuramente vero che in natura moltissimi animali di specie diverse interagiscono tra di loro, ma è un fatto spontaneo e naturale. Nessun babbuino “ricatta” con il cibo un impala per poter interagire con esso e nessun bradipo alleva piccoli di scimmia cappuccina per farli imprintare su di lui. L’interazione che avviene tra specie diverse in natura è dettata da essa stessa e nessuno condiziona l’altro ad una dipendenza da questo. Eticamente ed etologicamente, infatti, un animale selvatico reso docile viene privato della sua natura e per questo motivo ogni cambiamento comportamentale che volontariamente o involontariamente subisca, viene definito violenza etologica.

 

COSA DICE LA SCIENZA

A dirlo non è solo l’etica, ma anche la scienza. In una recente review del dipartimento di  Animal Behaviour and Welfare Research Group, infatti, sono stati analizzati i motivi principali di carenza di benessere e di problemi sanitari negli animali selvatici tenuti in casa. I ricercatori rimarcano il concetto secondo cui gli animali selvatici hanno bisogni ed esigenze etologiche che possono essere soddisfatte adeguatamente solo in natura per ragioni di spazio, di relazioni e composizioni sociali.

FOTO DLe specie domestiche hanno sviluppato un  sistema immunitario  e di difesa virale adatto all’ambiente umano e urbano. Per tale motivo gli animali selvatici sono maggiormente esposti ai virus umani che, in alcuni casi, possono essere letali e viceversa, come abbiamo visto nel caso del Covid-19. Oltretutto un animale selvatico è un animale che, geneticamente ed etologicamente non è “programmato” a stare con l’Uomo e quindi il suo comportamento è imprevedibile in moltissimi casi: il che può essere pericoloso per la nostra incolumità. E alla luce di tutto ciò è facile capire perché è chiaramente sbagliato alimentare gli animali selvatici in natura. Abituare un animale selvatico a noi è un grande rischio in quanto lo portiamo a perdere la naturale e sana diffidenza che lo spingerebbe ad allontanarsi anche dai centri urbani dove può essere vittima di incidenti, creare danni ed essere pericoloso per le persone. Inoltre, abituandosi al cibo per mano umana, potrebbe non essere più in grado di procacciarsi le risorse da solo. Alimentando i selvatici, alteriamo le loro dinamiche di gruppo interne compromettendo la sopravvivenza dei singoli individui.

 

GLI ANIMALI IN NATURA NON HANNO BISOGNO DI NOI

Se vogliamo aiutare gli uccellini d’inverno o altri animali che abbiamo paura possano patire la fame, ricordiamoci che in caso di condizioni estreme, ci sono gli Enti parco e le Autorità che si preoccupano di gestire eventuali carestie senza alterare gli equilibri naturali. In altri casi viene giustificata l’interazione con il selvatico affermando che l’animale fosse ferito o orfano. Non è un presupposto né un pretesto valido: ci sono infiniti casi in cui un animale orfano o ferito (sempre che lo sia) può essere recuperato senza doverlo tenere al guinzaglio, dargli bacini e privarlo della sua selvaticità naturale. Oltretutto nel caso di animali autoctoni, in Italia, la detenzione in casa è illegale. Se si vuole recuperare davvero un selvatico, questo deve essere portato in uno dei tanti CRAS (centri di recupero) e non nei salotti delle persone che li abbracciano.

Quando molti “santuari” o utenti social scrivono che l’animale è stato recuperato, mentre lo mostrano in braccio e lo coccolano, in realtà stanno solo giustificando la detenzione di un selvatico. Se è stato salvato, non deve stare a contatto con l’Uomo. L’animale poteva sopravvivere anche senza coccole, video carini e bacini. Anzi. Avrebbe vissuto molto meglio. Moltissimi degli animali rappresentati nei video sono in realtà creature che, per una ragione o per l’altra, sono state costrette a vivere in cattività. Strumentalizzare e spettacolarizzare quegli animali non è di certo eticamente accettabile. A livello educativo, inoltre, veicolando quelle immagini, si trasmette l’idea che quell’animale, seppur selvatico, sia un buon pet, incrementando il desiderio di possedere esemplari selvatici ed esotici come animali da compagnia. L’utente medio che viene a contatto con video e immagini in cui è presente un’interazione tra Umano e selvatico non ha conoscenze della specie e viene quindi erroneamente informato dell’idea che sia domestica, docile e tenera, andando nella maggior parte dei casi ad inquinare le conoscenze biologiche ed etologiche riguardo alla stessa. Ci sono numerosi studi scientifici che hanno dimostrato come i film in cui gli animali selvatici venivano rappresentati in modo antropomorfizzato, a casa di umani, vestiti da umani, in cui erano presenti numerose interazioni, facevano perdere la coscienza sul rischio di estinzione che li riguardava (Studio del gruppo di ricerca di Jane Goodall pubblicato su Science nel 2008). Facciamo attenzione, quindi, quando condividiamo e mettiamo like a certi video o foto. Purtroppo una semplice azione apparentemente ingenua e fatta con affetto, può rivelarsi pericolosa e portare a conoscenze spiacevoli in termini di educazione e benessere, e proprio chi come noi ama gli animali, deve fare il possibile per sensibilizzare gli altri sul giusto rispetto verso i selvatici, che di certo avrebbero bisogno di tutto, meno che di coccole e "amore".



IN PUNTA DI PIEDI

Vivere l’ambiente rispettando le regole

Siamo parte dell’ambiente, ma talvolta non sappiamo esattamente come comportarci in caso d’incontro con animali selvatici, piante o habitat non familiari. In allegato a questo numero di #Natura una breve guida per un viaggio ideale nel bosco.

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