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AMBIENTE
LADRI DI SABBIA
01/07/2018
di Sara Moraca

Spiagge depredate da turisti inconsapevoli che, pur di portare con sé un piccolo souvenir, danneggiano l’ambiente e commettono un illecito

FOTO A - DIDA LUNGA
Il colore delicato e particolare della spiaggia di Budelli nell’arcipelago della Maddalena, in provincia di Olbia-Tempio, dipende soprattutto dalla Miniacina miniacea, un microrganismo che vive sulle foglie e sulle radici della Posidonia oceanica
Chiusa in un sacchetto, in una bottiglietta di plastica o in una borsa. Finisce l’estate e i turisti che vogliono portarsi a casa un pezzettino di spiaggia per ricordarsi della vacanza appena finita sono tanti, molto più di quanto si possa immaginare. Solo nell’estate 2016, negli aeroporti sardi, sono state sequestrate 5 tonnellate di sabbia, che i turisti stavano cercando di portarsi a casa dopo la vacanza al mare. In molti casi questa sabbia finisce poi su siti di ecommerce internazionali per essere venduta a prezzi irrisori, dai 2 ai 10 euro a sacchetto. Il costo ambientale di questi furti è invece più difficile da quantificare: “l’ambiente viene depauperato in maniera irrimediabile. Chi ruba la sabbia dalle spiagge porta via una componente fondamentale dell’habitat, un elemento che fa parte di un preciso ciclo naturale, da cui dipendono specie vegetali e animali. Insomma, quello che a molti sembra un furto innocente mette a rischio l’intero ecosistema”, spiega Eva Alessi, Responsabile Consumi sostenibili e Risorse Naturali di WWF Italia. 

FOTO C - DIDA LUNGA
L’aspetto della Red Beach di Santorini è dato da una ripida scogliera di lava rossa che termina a riva con sabbia rosso-bruno che si tuffa nel mare cristallino.
La sabbia più desiderata è quella meno comune, dai colori particolari: bianco, nero, rosa. Ed è proprio la spiaggia italiana rosa più famosa a essere in pericolo: i turisti hanno prelevato così tanta sabbia dalla spiaggia di Budelli nell’arcipelago della Maddalena, da metterne in pericolo il già fragile equilibrio naturale. Il colore delicato e particolare di questa spiaggia dipende soprattutto dalla Miniacina miniacea, un microrganismo che vive sulle foglie e sulle radici della Posidonia oceanica, la pianta acquatica tipica del Mediterraneo che forma delle vere e proprie praterie sottomarine. Questi microrganismi, che abbondano dove l’acqua è più pulita, possiedono un guscio calcareo rosa che, alla loro morte, viene sminuzzato dal mare e trasportato dalle correnti fino alla spiaggia, conferendole il caratteristico colore.

FOTO D - DIDA LUNGA
Chi ruba la sabbia dalle spiagge porta via una componente fondamentale dell’habitat, un elemento che fa parte del ciclo naturale da cui dipendono specie vegetali e animali.
LE REGOLE 
Gesto ingenuo o consapevole, il Codice della Navigazione è chiaro sul tema e stabilisce che il prelievo di qualsiasi materiale o specie animale o vegetale marittima è punito con una sanzione amministrativa che può arrivare sino a 9.296 euro.
“Molti turisti pensano di compiere un gesto che non avrà conseguenze, il danno ambientale non viene per nulla percepito. Le persone credono che ci sarà eventualmente un ripascimento di sabbia e che quella che stanno compiendo è una leggerezza trascurabile”, spiega Alessi. Ogni luogo, però, costituisce un habitat a sé, con caratteristiche ambientali proprie, dove specie vegetali, animali e microrganismi vivono in un equilibrio unico e specifico. “Interventi di ripascimento della spiaggia con sabbia di altre zone avrebbero invece un impatto, perché altererebbero l’equilibrio della biodiversità locale, oltre al danno provocato al luogo da cui quella sabbia è stata sottratta”, continua Alessi. 
FOTO ELa formazione di una spiaggia è molto lunga e complessa, il risultato di un processo naturale di accumulo di sedimenti (anche di diversa natura) ed erosione, dovuti al flusso e riflusso delle onde, al vento, alle maree, alle correnti marine e talvolta ai fiumi vicini. 
È chiaro che se all’erosione naturale si somma quella derivante dal turismo irresponsabile, queste spiagge finiranno con lo sparire molto presto. I tempi ambientali sono molto più lunghi rispetto a quelli dell’azione umana e il depauperamento artificiale delle spiagge non riesce a essere compensato dalle attività di deposito naturali. Anche portare via le conchiglie significa privare l’ambiente di una fonte di carbonato di calcio, sale di cui i mari e gli oceani sono sempre più poveri anche a causa del cambiamento climatico.
“Come WWF avevamo lanciato una campagna «Ladri da spiaggia» per sensibilizzare sul tema e l’azione dei Carabinieri ha permesso di effettuare sempre più controlli negli aeroporti”, continua Alessi. Serve però un approccio diverso, che parta dalla cultura e da modalità di turismo sostenibile: “Alla fine di una vacanza, quello che dev’essere riempito non è il sacchetto con conchiglie e sabbia, ma il cuore con emozioni e ricordi”, conclude Alessi.