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AMBIENTE
L’ ALITO DELLA SIBILLA
31/01/2019
di Stefano Cazora

Nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini uomini, boschi, animali, tradizioni millenarie e paesaggio immateriale convivono in armonia grazie anche alla vigile attività di carabinieri specializzati nella tutela della natura

FOTO APERTURA - DIDA LUNGA  di Paolo Bolognini

Sui Monti Sibillini tutto è avvolto dal mistero e anche la nebbia sembra l’alito della Sibilla, oracolo, maga, maestra, ammaliatrice ma soprattutto personificazione imperitura della Dea Madre, divinità femminile ancestrale comune a tante civiltà.

Foto P. Bolognini

Il fuoristrada si inerpica lento ma deciso tra i boschi maestosi di faggio vestiti di un malinconico abito autunnale ricco di mille colori. Sono gli ultimi giorni e presto tutto sarà ricoperto da una silenziosa coltre bianca di neve, ma qui a oltre mille metri di quota nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini il freddo comincia già a sentirsi. Man mano la strada si fa più stretta e il panorama, prima ampio ma confuso dalla nebbia, si fa più angusto. Stiamo per arrivare all’ingresso delle leggendarie Gole dell’Infernaccio. Una leggera pioggia ci fa compagnia, scendiamo dai mezzi ma Pietro Ripani, guida escursionistica del Parco sconsiglia di proseguire a piedi dentro le Gole. Il sentiero è troppo scivoloso e ricoperto di fango, acqua e foglie. Lasciamo alla nostra sinistra le “Pisciarelle” piccole cascate d’acqua quasi nebulizzata che fuoriescono dalla roccia e ci costringono ad un’inaspettata doccia fredda.

FOTO B -  di Paolo BologniniLe Gole sembrano maestosi bastioni dietro ai quali si cela il magico regno delle fate. Una leggera corrente d’aria sospinge la nebbia densa. È l’alito della Sibilla, oracolo, maga, maestra, ammaliatrice ma soprattutto personificazione imperitura della Dea Madre, divinità femminile ancestrale comune a tante civiltà. Da qui i sentieri si dividono, uno sale fino al Monte Sibilla e l’altro porta all’Eremo di S. Leonardo. Le numerose frane evidenti lungo la strada accidentata sono state causate dal terremoto. “Abbiamo provveduto a verificare insieme al personale tecnico la sicurezza di tutti i sentieri della zona - spiega il maresciallo Giuseppe Lappa, Comandante della Stazione Carabinieri Parco di Montefortino - ed alcuni non sono ancora percorribili. Dopo il terremoto questi luoghi si sono spopolati ancor di più e anche gli anziani sono andati via”. Si è verificata come una frattura, oltre che nella terra, anche nel delicato tessuto sociale che è rimasto privo della propria memoria storica e tradizionale. Ma fortunatamente i turisti cominciano a tornare ancora attratti dal mito della Sibilla e dalla bellezza selvaggia di queste montagne incantate.

Foto C di  Marco fazzini - DIDA


Gole dell’Infernaccio (Montefortino-FM), i carabinieri del Reparto Parco dei Monti Sibillini impegnati in attività di monitoraggio delle acque e dei sentieri.

Foto M. Fazzini





E il sindaco di Montemonaco, Onorato Corbelli, punta molto proprio su questo connubio di natura, cultura e leggende. Ha infatti in mente di riaprire l’antro della mitica grotta ostruito da massi giganteschi a causa di un crollo o forse perché fatta brillare da chi voleva impedirne per sempre l’accesso. Per ora insieme all’Università di Camerino si stanno eseguendo studi e ispezioni con telecamere guidate per capire cosa è rimasto dell’antro originario. Ma un rinnovato interesse c’è pure da parte della Soprintendenza delle Marche che vorrebbe vincolare l’area anche per tutelare il paesaggio immateriale fatto di storia, letteratura e tradizioni popolari.

Si percepisce chiaramente che questa è una terra geologicamente instabile dove le forze telluriche si fronteggiano in continuazione scatenando energie di inaudita potenza che generano terremoti e smottamenti. Porta dell’Inferno per alcuni, dove la natura è sovrana. Qui tutto è avvolto dal mistero e dalla leggenda, come il pianoro della Valleria, che percorriamo sulla via del ritorno lungo quello che viene chiamato il sentiero delle Fate dove la leggenda narra che i pastori locali si intrattenevano in “valli”, danze con le bellissime ancelle della Sibilla, giovani donne dai piedi caprini.

FOTO D -  di Paolo BologniniMISTERIOSE TRECCE

Eudoro Iacchini, 87 anni, è di Rocca, una piccola frazione di Montemonaco proprio lungo uno dei sentieri che portano sul Monte Sibilla, dove ogni angolo trasuda fantastiche leggende. È bello ascoltarlo davanti al camino nel ristorante Il Guerrin Meschino mentre racconta di fate, streghe, diavoli e negromanti. Sono tanti i luoghi dove si dice ci sia ancora la “paura”. Cosa debba intendersi con precisione con questo termine non è chiaro, si tratta di zone cariche di energia, da evitare e che per tradizione orale sono teatro di strani e terrificanti fenomeni. Tra questi forse quello più diffuso sono le misteriose trecce ai cavalli. “Tante volte – spiega Eudoro - mi è capitato di ritrovare dopo uno o due giorni dei cavalli, di solito i più belli, che si erano allontanati dal pascolo o dalla scuderia con la criniera intrecciata da piccoli nodi strettissimi quasi a creare una sorta di redini. I cavalli apparivano magri, stanchi e molto sudati. Si dice che siano le fate o le streghe ad assoggettarli al proprio volere per poi cavalcare sfrenate tra i boschi. Io non so chi abbia fatto queste strane trecce. L’ultima volta che mi è capitato di vedere questo è stato circa 10 anni fa”. Questi episodi ci sono stati riportati anche da altre persone della zona.

FOTO ENATURA DA PROTEGGERE

Il Parco è il paradiso dei caprioli e dei cinghiali, questi ultimi in grande aumento sono diventati un problema per molti agricoltori della zona e con la crescita della selvaggina è aumentata notevolmente anche la presenza dei lupi, come pure dei bracconieri. Da qualche anno sulle vette più aguzze sono tornati numerosi anche i camosci grazie ad una riuscita opera di reintroduzione. Il lavoro non manca per i circa 40 carabinieri del Reparto Parco comandato dal ten. col. Silvano Sampaolesi e articolato in otto Stazioni sparse su un territorio che si estende a cavallo di due regioni. Qui l’attività principale è la tutela della fauna selvatica e della flora, ma anche il presidio del territorio in un’area che si spopola sempre di più. C’è poi il controllo dell’attività edilizia, soprattutto quella della ricostruzione a seguito del sisma.

Il Comandante della piccola Stazione parco di Montemonaco, luogotenente Francesco Marchesani pianifica i servizi e fa una riunione con i suoi collaboratori “sono tutti ragazzi splendidi, ognuno fornito di particolari attitudini che si fondono dando vita ad una squadra in grado di dare le giuste risposte alle varie necessità. Qui il servizio in molte occasioni viene ancora svolto a piedi, l’unico modo per raggiungere i luoghi più impervi del Parco, come il Lago di Pilato a quasi 2.000 metri di quota, che ospita un raro e delicato ecosistema e per questo occorrono anche spiccate doti fisiche per muoversi in sicurezza tra i boschi.

FOTO F - DIDAEntriamo a Vallegrascia, piccolissima frazione di boscaioli con quattro case. Fortunatamente l’annata per le castagne è stata buona e abbondante. La lotta biologica al tremendo cinipide, un piccolo insetto proveniente dalla Cina che devasta i castagneti, è riuscita anche grazie al clima favorevole. Nel bosco perfettamente curato incontriamo il proprietario Antonio Ridolfi, che riferisce ai carabinieri forestali gli ultimi accadimenti della valle fra cui i reiterati furti di castagne ad opera probabilmente di raccoglitori di funghi provenienti da lontano. Qui la castagna è ancora un’importante integrazione al reddito e i castagneti sono come scrigni preziosi a cielo aperto che vanno protetti soprattutto perché contribuiscono a trattenere gli uomini su queste affascinanti montagne.

 

IL MUSEO

La leggenda nasce prima dell'era di Cristo attorno a una grotta su una vetta nuda e levigata. Esploratori e curiosi hanno cercato di varcare il suo ingresso, riportando indietro, quando tornavano, testimonianze enigmatiche. Oggi che l'accesso a quegli abissi è chiuso, è possibile vivere un'esperienza irripetibile, legata alla misteriosa maga, proprio a Montemonaco: qui ha sede il Museo della Grotta Sibilla, nato per raccogliere e comunicare la straordinaria ricchezza e il fascino di un passato in cui arte, storia e letteratura si sono sposate con leggende, miti e magie. Il Museo raccoglie testimonianze artistiche, storiche e culturali, tra cui la Gran Pietra ritrovata nei pressi del Lago di Pilato, e su cui sono incise lettere in parte incomprensibili, tuttora oggetto di studio. Il lago era meta di negromanti, maghi e stregoni. In una lingua di rena posta tra i due bacini del lago si svolgevano riti esoterici per evocare il Diavolo.

Villa Curi - Via Trieste, snc Montemonaco (AP) Info: Tel.: 0736/856462

http://musei.sibillini.net;

ceachiro@montisibillini.it


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