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AMBIENTE
FORESTE URBANE
15/06/2020

di Simone Borrelli (Funzionario Forestale, FAO)

e Michela Conigliaro (Consulente, Dipartimento Forestale, FAO)


Secondo la FAO, Milano, Torino e Mantova, in Italia, possono essere considerate città pioniere di boschi urbani assieme ad altre 57 località. In crescita l’utilizzo del verde come alternativa alle soluzioni ingegneristiche tradizionali


 Iconic parks and the central business district of the City of Melbourne


L’espansione delle città avviene spesso a scapito degli ecosistemi naturali, consumando suolo e risorse.  Nella foto il centro direzionale degli affari della città di Melbourne, in Australia, tra verde e grattacieli.
 














Il mondo si sta urbanizzando rapidamente e si prevede che nel 2030 le città ospiteranno il 60% della popolazione mondiale. L’espansione delle città avviene a scapito degli ecosistemi naturali, consumando suolo e risorse, aumentando la deforestazione e danneggiando la biodiversità. Le città contribuiscono in modo determinante anche all’accelerazione del cambiamento climatico. Sebbene coprano solo il 3% della superficie terrestre, ospitano più della metà della popolazione mondiale, sono responsabili del 60-80% del consumo energetico e di almeno il 70% delle emissioni globali di anidride carbonica.

Al tempo stesso, le aree urbane sono altamente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. Con sempre maggiore frequenza, eventi meteorologici estremi colpiscono le città di tutto il mondo e nei prossimi decenni saranno la principale minaccia alla sicurezza alimentare e al benessere di centinaia di milioni di persone. A fronte di ciò, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile invita i Paesi a prendere provvedimenti per “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili” (OSS11). Anche la Nuova Agenda Urbana, adottata nel 2016, invita gli amministratori locali ad impegnarsi nella gestione sostenibile delle risorse naturali, ridurre le emissioni di gas serra e l’inquinamento atmosferico, e promuovere la riduzione del rischio di catastrofi attraverso la pianificazione urbana, le infrastrutture e i servizi di base.

 

RIPARTIRE DAL VERDE

Photo Shot of Telok Blangah (Please credit NParks)



Vista panoramica del Parco di Telok Blangah a Singapore, una delle metropoli più moderne e attente al verde.










Molte città hanno iniziato a usare il verde urbano come alternativa alle soluzioni ingegneristiche tradizionali. Gli alberi e le foreste, che nel loro insieme costituiscono la foresta urbana, sono delle soluzioni economiche ed efficienti per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico.

L’amministrazione di Lima, in Perù, per esempio, sta portando avanti con successo progetti di rimboschimento di pendii urbani degradati riducendo la minaccia di frane e smottamenti per le comunità locali più povere. La città di Phoenix, in Arizona, invece, aumenterà entro il 2030 la copertura arborea dal 12% al 25% per mitigare le temperature locali, che superano i 38°C per oltre 100 giorni l’anno. Si stima che questo aumento della copertura possa diminuire di oltre 2°C la temperatura media locale.

Agendo da filtri naturali, gli alberi assorbono dall'aria gli inquinanti generati dal traffico veicolare, dai combustibili fossili e dalle industrie, riducendo la crescente insorgenza di malattie respiratorie nelle aree urbane. A Pechino, solo nel 2002, i 2,4 milioni di alberi presenti nel centro della città hanno rimosso dall'aria oltre 1.200 tonnellate di inquinanti.

Altre città hanno investito nella creazione di cinture verdi. Negli anni Novanta, la città di Vitoria-Gasteiz nei Paesi Baschi, ha progettato una cintura verde di 800 ettari intorno alla città per recuperare le aree degradate e creare nuove zone ricreative. Gli spazi pubblici verdi promuovono stili di vita più sani, aiutano a contrastare l'insorgenza di obesità e malattie cardiovascolari e apportano effetti positivi sulla salute psico-fisica di adulti e bambini. Le cinture verdi svolgono anche un importante ruolo protettivo. Ne sono esempio le foreste peri-urbane realizzate a ridosso delle città nigeriane di Niamey e Tahoua per recuperare il paesaggio, e la Three North Shelterbelt cominciata nel 1978 per proteggere Pechino dalle devastanti tempeste di sabbia provenienti dai deserti del Gobi e di Taklamakan. Le foreste naturali limitrofe alle aree urbane sono anche fondamentali nel mantenimento dei bacini idrografici. Nella contea di Kiambu, a Nairobi in Kenya, il degrado delle foreste peri-urbane ha causato una severa riduzione nell’approvvigionamento d’acqua, portando il governo locale a pianificare il recupero di queste foreste. La città di Philadelphia, negli Stati Uniti, già nel 2011 ha iniziato ad investire in infrastruttura verde per ridurre il volume delle acque piovane che spesso inondano la città. Il progetto ha permesso di affrontare il problema ad un costo inferiore e con maggiore beneficio complessivo di quanto si sarebbe ottenuto con l’utilizzo di soluzioni ingegneristiche tradizionali.

Su scala più ampia, gli alberi e le foreste presenti in aree urbane e peri-urbane contribuiscono alla mitigazione dei cambiamenti climatici, assorbendo l'anidride carbonica e immagazzinando il carbonio nella loro biomassa, costituendo una fonte rinnovabile di approvvigionamento di legname e legna da ardere e riducendo la pressione sulle foreste naturali, come pure il consumo di energia necessaria per refrigerare e riscaldare artificialmente edifici pubblici e privati, grazie al loro effetto schermante.

 

DAL SINGOLO ALBERO ALL’INFRASTRUTTURA VERDE

 Urban forest trail_Fudao skywalk in Fuzhou_China_Photo by Dongming Wang


Le passerelle pedonali di acciaio che attraversano i boschi di Fuzhou, in Cina.

 

 













 
Nonostante la crescente consapevolezza dei benefici degli investimenti nel verde urbano, troppo spesso gli alberi e le foreste sono tra le prime risorse “sacrificate” nel processo di espansione urbana e sono ancora poche le città che possono vantare una strategia che consideri gli alberi e i sistemi naturali urbani come un elemento integrante nella pianificazione e gestione del territorio.

Nel 2011, gli amministratori della città di Vancouver hanno lanciato il Greenest City Action Plan con lo scopo di diventare entro il 2020 la città più verde del mondo. Nel quadro di tale iniziativa nel 2014 è stata adottata una urban forestry strategy, finalizzata a supportare il raggiungimento di tale obiettivo e ad affrontare i crescenti problemi legati all’espansione della superficie urbana costruita. Con il supporto del programma lanciato nel 2004 dal Governo Cinese National Forest Cities, la città di Fuzhou sta ampliando la foresta urbana, che al momento già copre più del 43% della superficie, per raggiungere la sua visione, ovvero “aprire la finestra e vedere il verde; uscire di casa e vedere giardini; passeggiare sotto l’ombra”.

Anche in Italia, le cose si stanno muovendo, e la città di Milano ha da poco lanciato il programma ForestaMi con l’obiettivo di arrivare ad essere la città più verde d’Italia, con 3 milioni di nuovi alberi che verranno piantati entro il 2030. Per realizzare un piano così ambizioso servirà la collaborazione di istituzioni, imprese, associazioni e cittadini. Qualsiasi sia la scala a cui si interviene, per ottimizzare i benefici del verde urbano è essenziale che i diversi elementi e spazi verdi siano pensati, realizzati ed integrati in un sistema ben concepito, gestito e adeguatamente interconnesso, sia funzionalmente, sia strutturalmente. Isole di vegetazione – naturale e semi-naturale, urbane e peri-urbane – interconnesse da corridoi verdi diventano gli elementi strutturali di una complessa e multifunzionale infrastruttura verde in grado di massimizzare la resilienza al cambiamento climatico, supportare la biodiversità locale e aumentare la resilienza dell’intera città agli stress ambientali e antropogenici.