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AMBIENTE
FOOD POWER: L’USO DEL CIBO COME STRUMENTO POLITICO-MILITARE
14/12/2018

di Salvatore Santangelo


Assedio, blocco navale ed embargo armi dei conflitti postmoderni


FOTO APERTURA - DIDAScorte di viveri e d’acqua razionate, risorse ambientali e agricole devastate…
L’Atene di Pericle, Leningrado durante la II Guerra Mondiale, Sarajevo nei conflitti seguiti alla disgregazione della Jugoslavia sono città indissolubilmente legate a estenuanti assedi che hanno segnato la storia. 
Assedi che rimandano a immagini di fame, privazioni e malattie; al tentativo estremo di piegare con ogni mezzo la resistenza dei difensori. Con l’interconnessione globale dei mercati e lo sviluppo di poderose flotte, la portata e la possibilità d’uso di questo strumento si dilatano, al punto che il “blocco navale” diventa l’assedio a un’intera nazione. 
Nel II dopoguerra, embarghi e sanzioni sono diventati – pur con le limitazioni del Diritto internazionale - “armi” fondamentali dei conflitti postmoderni. 

FOTO B - DIDALE BOCCHE INUTILI
Una forza nemica si avvicina minacciosamente a un centro abitato difeso da mura. 
Se la città non viene conquistata di slancio ci si dovrà preparare a lunghe operazioni volte a isolarla, affamarla. Le vie di approvvigionamento vengono bloccate, i boschi vicini sistematicamente devastati per rifornirsi e per costruire le macchine d’assedio.
Allora, la maggiore preoccupazione delle autorità militari e civili delle città assediate - dopo aver a loro volta fatto terra bruciata e avvelenato i pozzi (per rallentare i nemici avanzanti) - sarà quella di mantenere le proprie forze combattenti in condizione di poter operare.
Per farlo ci si trova - a volte - di fronte all’esigenza di espellere le “bocche inutili”: quanti consumeranno acqua e derrate alimentari senza dare alcun concreto apporto alla difesa della città; una delle decisioni più difficili che deve prendere un comandante militare di una città che sta per essere assediata.
L’autorità di Vegezio e la storia classica (Platea assediata dagli spartani, Perugia difesa - nel 41 d.C. - da Lucio Antonio oppure Roma da Belisario contro i Goti) diventano i precedenti e le autorità morali a cui appoggiarsi. Abbiamo evidenze storiche di questa “pratica” durante gli assedi di Pavia (1359), Novara (1495), Siena (1554) e Malta (1565). 

IL POTERE NAVALE
Il blocco navale - parte integrante della grande strategia - è un’azione militare che mira a interdire l’uso dei porti da parte del nemico. Da un punto di vista giuridico, questa pratica è disciplinata dalla Dichiarazione di Parigi (1856) e dalla Dichiarazione di Londra (1909) che però non è mai entrata in vigore, e per l’Italia dal Regio Decreto 1438 (1938). 
Nel Diritto internazionale, con embargo (dallo spagnolo embargar, “detenere”) si intende l’ordine perentorio dato a un mercantile di non salpare o di non attraccare; per estensione è il blocco degli scambi commerciali deciso da uno o più Paesi nei confronti di un altro, per motivi politici, militari o economici. 
Un vero e proprio assedio su larga scala.
Se ne occupa anche la Convenzione di Ginevra, dove si afferma che il blocco navale deve essere regolamentato, comunicando alle Nazioni non belligeranti la definizione geografica della zona soggetta al blocco, la possibilità di catturare qualsiasi mercantile che violi il blocco stesso e il suo deferimento a un apposito Tribunale delle prede, la possibilità di attaccare qualsiasi imbarcazione nemica che opponga resistenza e, infine, l’obbligo da parte della forza militare che attua il blocco di permettere il passaggio di beni di prima necessità e medicinali per la popolazione locale.
Alcuni degli episodi più noti sono stati: il “blocco” della Francia e dei suoi alleati durante le guerre napoleoniche da parte dell’Impero inglese in risposta al Blocco continentale voluto da Napoleone I; durante la Guerra di secessione, il tentativo dell’Unione di interdire i porti atlantici della Confederazione sudista; nella I guerra mondiale, il “blocco” che la Gran Bretagna impose agli Imperi centrali che reagirono con la guerra sottomarina.
FOTO CGli Usa applicarono il “blocco” al Giappone durante la II guerra mondiale e a Cuba nel 1962 durante la crisi dei missili.
L’embargo totale che, durante la I guerra mondiale, l’Intesa riuscì a imporre al Reich guglielmino è una delle cause fondamentali che minarono le capacità combattive dell’Esercito imperiale e costrinsero il Kaiser alla resa. In un memorandum pubblicato nel dicembre 1918, il National Health Office britannico, stimò che fossero state 763mila le vittime civili causate dall’embargo alleato.
Ruolo analogo ebbe certamente la battaglia dell’Atlantico, iniziata con il tentativo tedesco di assediare la Gran Bretagna, proseguita con la vittoria degli Alleati che riuscirono a sventare la minaccia dell’arma sottomarina nazista e infine a interdire completamente le rotte oceaniche al naviglio di superfice battente bandiera tedesca.

FOTO DLA GUERRA ECONOMICA
Nel II dopoguerra abbiamo visto moltiplicarsi l’uso delle sanzioni economiche come strumento intermedio tra la pace e la guerra. Ne esiste una vasta gamma: di natura economica (si tratta di restrizioni commerciali su specifici settori “strategici” - idrocarburi, armamenti, tecnologie dual use - ma possono arrivare a investire l’intera economia di un Paese) oppure possono limitarsi a colpire la sfera diplomatica o sportiva, in quest’ultimo caso attraverso il boicottaggio delle Olimpiadi o di altre grandi competizioni internazionali. 
Si tende a distinguere tra sanzioni “mirate” o “generali”: le prime, che sono quelle utilizzate più frequentemente - almeno negli ultimi vent’anni - “colpiscono” in modo non “indiscriminato”. 
Le sanzioni “mirate” puntano a infliggere dei danni a singole personalità di un regime (congelando - per esempio - i loro conti o i loro beni all’estero), a singole regioni di un Paese (in quanto coinvolte in conflitti locali) o a determinati settori economici. 
Questi “strumenti” di pressione devono comunque sottostare a due importanti limitazioni: non possono contraddire le norme imperative del diritto internazionale, né violare i diritti umani.
Se questo strumento ha avuto successo nei confronti del Sud Africa e della Rhodesia negli anni della segregazione razziale, ha invece fallito in altri Paesi, in cui, nonostante le sofferenze inflitte alle popolazioni, i regimi al potere hanno mantenuto la loro presa.