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AMBIENTE
SACCHETTI BIODEGRADABILI E COMPOSTABILI
03/07/2020


FOTO APERTURALA LEGGE ITALIANA SULLE BORSE DI PLASTICA

Perché funziona e perché non dobbiamo abbassare la guardia

 di Carmine Pagnozzi

Dopo i mesi di lockdown stanno riprendendo gradualmente anche le attività di commercio di prossimità, dei servizi e di una buona parte degli impieghi sospesi a causa della pandemia Sars-Cov2. L’interruzione ha avuto un riflesso anche sulla sospensione delle attività illegali che traggono benefici economici e di controllo del territorio che si manifestano attraverso la commercializzazione di borse di plastica non a norma.

Il tema può apparire secondario all’opinione pubblica che è giustamente allarmata da tante criticità che investono interi settori economici al momento in ginocchio, ma anche le decine di migliaia di famiglie che guardano al futuro con preoccupazione.

Dal nostro punto di vista è proprio l’osservanza delle norme, oggi ancora più di ieri, che può fare da volano alla ripresa economica del Paese duramente colpito dalle conseguenze create dalla pandemia.

Come abbiamo avuto modo di verificare nelle interminabili settimane di quarantena, in occasione degli acquisti di generi di prima necessità, le borse in bioplastica con caratteristiche certificate di biodegradabilità e compostabilità – ossia tali da consentirne il riciclo insieme alla frazione umida dei rifiuti urbani – hanno rappresentato una soluzione in grado di salvaguardare igiene e salute dei cittadini. Oltre ai sacchetti per asporto merci, utenti e operatori del commercio hanno fatto ricorso ad ulteriori dispositivi monouso, segnatamente guanti e mascherine, innescando profonde riflessioni sulle conseguenze sull’ambiente del mancato corretto smaltimento di questi strumenti, che abbiamo visto abbandonati sulle strade o nei giardini di tante città e paesi italiani.

Riduzione dell’impatto delle borse monouso

La discussione sui sacchetti di plastica in Italia ha consentito al legislatore italiano di disciplinare in maniera lungimirante la questione relativa alla riduzione degli impatti di questi articoli monouso. Ricordiamo che in Italia la legge prevede due semplici modalità di portare a casa le merci acquistate: una borsa in plastica riutilizzabile (spessa, resistente, capiente) oppure possiamo servirci di borse in bioplastica conformi allo standard tecnico EN13432 così da poterne consentire il riciclo insieme alla frazione organica negli impianti di compostaggio. Si tratta di un modello legislativo che ad oggi ha dimostrato di poter generare un dividendo ambientale, economico e sociale.

La nostra riflessione è supportata dai recentissimi dati annualmente predisposti per Assobioplastiche da Plastic Consult, azienda che opera nel settore della consulenza per studi e approfondimenti a livello europeo e nazionale nel campo delle materie plastiche.

Infatti, Plastic Consult nel 2019 ha registrato una commercializzazione di borse in plastica per il trasporto delle merci complessivamente di circa 78mila tonnellate, con una riduzione del 56% se paragoniamo i dati a quelli riscontrati nel 2010.

Tale dato evidentemente certifica la bontà delle norme nazionali vigenti. In particolare, se analizziamo l’omologo dato del 2013, altro anno fondamentale per la disciplina nel settore della commercializzazione di borse in plastica per il trasporto delle merci, si registra complessivamente una quantità nel mercato di circa 118mila tonnellate con una riduzione in 6 anni su scala nazionale complessivamente del 34%.

Questo ha comportato una evidente riduzione della presenza di borse plastica nella nostra vita con innegabili benefici ambientali ma anche economici e sociali.

Ma non è tutto oro quello che luccica.

Infatti, sempre analizzando i dati di Plastic Consult è possibile notare come al loro interno ci sia, purtroppo, la presenza massiccia di borse di plastica non a norma.

Indubbiamente gli sforzi messi in campo dagli organi accertatori stanno dando il loro contributo alla legalità del settore. Sempre dai dati in questione si evince che nel 2013 erano illegali 7 sacchetti su 10, mentre nel 2019 lo erano ancora 3 su 10.

Un risultato che non ci consente di abbassare la guardia, ma che ci permette di fare il punto su norme che riescono a rappresentare un contributo alla salvaguardia ambientale e anche a un sano, legale e competitivo sviluppo economico e sociale del sistema Paese.

In virtù di questi dati occorre rammentare e sostenere con forza il costante impegno degli organi accertatori nel contrasto di pratiche illegali nel mercato delle borse di plastica per il trasporto delle merci, così come disciplinate dall’articolo 226-bis D. Lgs. 152/2006.

Sono innegabili, ed evidenti a tutti, gli effetti che nel tempo hanno prodotto una costante e fortissima riduzione dell’utilizzo di borse in plastica leggere monouso in polietilene, che nel passato hanno rappresentato una fonte di estesa e dannosa pressione sull’ambiente in particolare di fiumi, mari e suoli.

Parallelamente, le disposizioni normative nazionali hanno consentito alla filiera di gestione dell’organico di intravedere dei miglioramenti della qualità dei rifiuti organici rivenienti dalla raccolta differenziata dell’umido effettuata con sacchetti compostabili certificati secondo lo standard EN 13432 e pertanto perfettamente integrati con il riciclo della sostanza organica. Accanto ai benefici ambientali, lo studio Plastic Consult evidenzia anche quelli economici derivanti dall’applicazione sul territorio nazionale della norma per le borse di plastica.

Crescita occupazionale

Nel 2019, infatti, è stata certificata la crescita della filiera di operatori nazionali nel settore delle bioplastiche rappresentata da 275 aziende – suddivise in produttori di chimica e intermedi di base (4), produttori e distributori di granuli (21), operatori di prima trasformazione (188), operatori di seconda trasformazione (62). Questa filiera è nata grazie alla integrazione multidisciplinare tra università, agricoltura e industria per rispondere a specifici problemi di interesse generale connessi all’efficacia, efficienza ed economicità del riciclo della frazione organica che ha come obiettivo la produzione di compost di qualità.

L’analisi storica del numero di imprese italiane che operano nel settore sottolinea che si sta consolidando una transizione delle produzioni nazionali da plastica tradizionale a plastica compostabile senza soluzione di continuità e senza la necessità di ingenti investimenti. Ciò comporta un rafforzamento della produzione nazionale nel campo di quei manufatti che circa un decennio fa erano realizzati e importati in larghissima parte dal sud-est asiatico.

Questa combinazione di azioni interne al settore imprenditoriale nazionale ha prodotto un effetto di irrobustimento della posizione di leadership dell’Italia in Europa con il consolidamento dell’export di prodotti certificati e a norma nei Paesi con legislazione analoga a quella italiana, come Spagna, Francia, Vallonia e Austria - solo per citarne alcuni - senza contare le ottime notizie che provengono da mercati come quello della Romania e altri Paesi dell’Europa dell’est.

Accanto ai benefici ambientali ed economici sono da sottolineare i vantaggi sociali che stanno offrendo le norme sulle borse di plastica a livello nazionale. I dati Plastic Consult registrano una crescita occupazionale con un incremento di oltre il 106% rispetto al 2012 e del 4% nel 2019 sul 2018.

Complessivamente in Italia nel 2019 abbiamo avuto circa 2.700 addetti dedicati alle lavorazioni in plastica biodegradabile e compostabile certificata EN 13432. Un dato che ci consente di comprendere che la crescita occupazionale è strettamente legata alla possibilità di produrre beni ad alto valore tecnologico e ambientale a fronte di processi di delocalizzazione della produzione di beni di largo consumo con susseguente perdita di posti di lavoro.

Ma non è tutto. Dal punto di vista sociale si è permeata nell’opinione pubblica e tra i consumatori una rinnovata e aumentata sensibilità ambientale che si sta sempre di più traducendo in comportamenti maggiormente virtuosi e responsabili.

In questo ampio contesto, sono chiamate a dare il proprio contributo le aziende, per la gran parte italiane, che producono manufatti in plastica biodegradabile e compostabile. Le bioplastiche rappresentano un valido strumento da inserire nel modello di economia circolare immaginato dal legislatore italiano all’interno di una strategia che fa perno sulla diffusione di sistemi di raccolta di rifiuti umidi.

In conclusione, vale la pena osservare che si può e si deve proseguire sulla strada della lotta all’illegalità in campo ambientale, su cui ogni giorno i Carabinieri Forestali e tutte gli organi accertatori sono impegnati, perché la legalità fa bene alle industrie e alla società che rispetta le leggi e crea condizioni di leale concorrenza e di sviluppo occupazionale. Soprattutto la legalità fa bene all’ambiente.

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Link approfondimenti Pdf:

Mercato Italiano Shopper 2010-2019


Mercato Shopper Compostabili 2013-2019